Londra, 13 giugno 2019 - Svolta sul caso Assange. Il ministro dell'Interno britannico, Sajid Javid, ha rivelato di aver firmato una richiesta di estradizione per il fondatore di Wikileaks avanzata dagli Stati Uniti, precisando comunque che la decisione finale spetterà al tribunale. Nel corso di un programma radiofonico della Bbc Javid ha affermato che Julian Assange "è giustamente dietro le sbarre. C'è una richiesta di estradizione dagli Stati Uniti che sarà al vaglio del tribunale domani, ma ieri ho firmato l'ordine di estradizione, l'ho certificato, e sarà domani in tribunale". 

LA DECISIONE SPETTA AL TRIBUNALE - La firma del ministro ad oggi ha un valore puramente tecnico e preliminare. Domani il caso affronterà infatti solo la prima udienza formale in tribunale, alla quale non si sa neppure se Assange potrà essere presente date le precarie condizioni di salute che hanno indotto di recente le autorità a farlo ricoverare nel reparto ospedaliero del carcere inglese di massima sicurezza in cui al momento sta scontando una condanna a 50 settimane, inflittagli per aver violato i termini della cauzione nel 2012, quando si rifugiò nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra. 

AVVOCATI: USA VOGLIONO VENDETTA - Il caso di fronte alla giustizia britannica sulla richiesta di estradizione Usa è in ogni modo destinato a durare mesi, data l'opposizione già preannunciata dagli avvocati di Assange, che denunciano l'azione di Washington come una persecuzione e un tentativo di vendetta innescato dalla pubblicazione nel 2010 da parte di Wikileaks di una montagna di documenti riservati americani: una parte dei quali uscita del Pentagono e comprovante crimini di guerra commessi in Iraq e Afghanistan.

LA SVEZIA - L'effetto più concreto della firma di Javid è comunque al momento quello di confermare la priorità dell'istanza proveniente dagli Usa rispetto a un'ipotetica domanda di estradizione da parte della Svezia, dopo la riapertura a Stoccolma di una controversa inchiesta per presunto stupro contro l'attivista australiano. Domanda che per ora resta bloccata, dopo che una corte di Uppsala ha detto no a un nuovo mandato di arresto chiesto dalla procura, ritenendo insufficienti gli attuali indizi d'accusa.