Da 20 anni Enric ‘Chico’ Forti che di anni oggi ne ha 61, sta scontando l’ergastolo senza possibilità di uscire sulla parola in un carcere di massima sicurezza della Florida. È stato condannato nel 2000 con l’accusa di aver ucciso forse insieme a qualche complice di un clan tedesco, Dale Pike, il figlio di uno spregiudicato uomo d’affari, impegnato con Forti nella trattativa poco chiara per l’acquisto di un piccolo Hotel a Ibiza. Chico, che forse sospettava una truffa nell’acquisto dell’Hotel, si è sempre dichiarato innocente ed estraneo alla morte del figlio. Si sente vittima di una macchinazione che porta...

Da 20 anni Enric ‘Chico’ Forti che di anni oggi ne ha 61, sta scontando l’ergastolo senza possibilità di uscire sulla parola in un carcere di massima sicurezza della Florida. È stato condannato nel 2000 con l’accusa di aver ucciso forse insieme a qualche complice di un clan tedesco, Dale Pike, il figlio di uno spregiudicato uomo d’affari, impegnato con Forti nella trattativa poco chiara per l’acquisto di un piccolo Hotel a Ibiza. Chico, che forse sospettava una truffa nell’acquisto dell’Hotel, si è sempre dichiarato innocente ed estraneo alla morte del figlio.

Si sente vittima di una macchinazione che porta addirittura ad un’altra morte ancora piena di mistero, quella di Gianni Versace avvenuta nel 1997, e al suicidio ancora più misterioso di Andrew Cunanan, il giovane considerato il killer dello stilista trovato cadavere dalla polizia su una casa-barcone ancorata in un canale di Miami-Beach. Cunanan aveva appoggiata tra le gambe la pistola con la quale si sarebbe sparato, la stessa arma usata per assassinare Versace con 2 colpi alla testa.

Da anni, reti televisive americane e internazionali, investigatori privati, scrittori e giornalisti hanno riesaminato il caso di Chico Forti e lo considerano una sorta di ‘Amanda Knox’ italiano. Ma Forti non può vedere la sua sentenza ribaltata in appello e nemmeno uscire per buona condotta anche se ha già scontato i 23 della pena.

Quando si rimettono in discussione le deboli e controverse prove fornite 20 anni fa, accompagnate da discutibili versioni degli investigatori, scatta sempre il muro della polizia di Miami e della magistratura della Florida che considerano la vicenda di Forti chiusa per sempre.

Lui però non si arrende, convinto di riuscire a dimostrare la sua innocenza. La solidarietà dei figli e delle molte associazioni che si battono a suo favore lo tengono in vita e lo motivano a continuare la battaglia per tornare in libertà.

Campione italiano di vela , surfista di alto livello, produttore televisivo, investitore immobiliare, giramondo tra una competizione sportiva e l’altra, Forti trasferitosi in Usa nel 1992 e sposato con un’americana si sente vittima di un errore giudiziario. È convinto inoltre che la realizzazione del famoso documentario sulla morte di Versace, ‘il sorriso della Medusa’ con cui voleva dimostrare che Cunanan non si era suicidato sul barcone ma era stato ucciso, a differenza di quanto sostenuto dalla polizia, hanno coinciso con l’accanimento di alcuni investigatori della Florida nei suoi confronti ansiosi di trovare a tutti i costi un colpevole per la morte del giovane Dale Pike trovato cadavere su una spiaggia.

I politici italiani, spinti anche dalla pressione di molte star dello spettacolo, da Fiorello a Jovanotti, si sono attivati per chiedere una revisione del processo ma senza successo. Il premier Giuseppe Conte e il ministro degli esteri Luigi Di Maio, potrebbero ritentarci con Trump perché le prove contro Forti non sono mai apparse schiaccianti e convincenti fin dal primo momento. E nemmeno il curriculum dei detectives che hanno istruito il caso è risultato tra i più trasparenti.