L'Adolf Hitler della Namibia, paladino dei diritti civili (Ansa)
L'Adolf Hitler della Namibia, paladino dei diritti civili (Ansa)

Oshana (Namibia), 3 dicembre 2020 - Adolf Hitler è stato eletto in Namibia. Ma il Fuehrer non c'entra: il nuovo Hitler - nome completo Uunona Adolf Hitler  - è un attivista per i diritti civili, in prima linea nella lotta contro l'apartheid.

Ha vinto le elezioni con un travolgente 84,88% dei consensi e sarà dunque lui a rappresentare la Regione settentrionale di Oshana. Il nuovo Hitler è stato eletto nel collegio elettorale di Ompundja, per conto del partito di governo, la Swapo. 
Ma com'è possibile che ci sia un Adolf Hitler africano? Il fatto è che la Namibia è un'ex colonia tedesca, e il nome Adolf non è particolarmente raro. Per dire, non mancano vie intitolate a Bismarck. 

Il neo eletto assicura: "Il fatto di portare questo nome non significa certo che ambisca al dominio globale". Intervistato dal tabloid tedesco Bild, Uunona ha spiegato che per molti anni il nome gli era sembrato assolutamente normale: "Solo quando sono diventato adulto ho capito che quell'uomo intendeva sottomettere tutto il mondo: ma io non ho niente a che vedere con queste cose".

Era stato il padre a scegliere di chiamarlo come il Fuehrer: "Probabilmente non aveva assolutamente capito cosa significasse il nome di Adolf Hitler. Ma ora è troppo tardi per cambiarlo Sta in tutti i miei documenti ufficiali - racconta - Mia moglie ha trovato una soluzione pratica: mi chiama semplicemente Adolf". Probabilmente il nome dell'uomo che ideò l'Olocausto non ha avuto gran ruolo nel successo elettorale di Uunona, realizzatosi in totale controtendenza ai risultati della Swapo - un partito emerso da un movimento di liberazione nazionale - essendo questo crollato dall'83% al 57%. 
Però qualche utente di Twitter ha manifestato dubbi: "Perché uno con un nome del genere decide di entrare in politica?", si è chiesto qualcuno. Non è raro in Namibia imbattersi in persone che portino un nome e un cognome tedesco. Molti chiamavano i figli come i propri datori di lavoro, un po' per facilitare gli europei presenti nel Paese che avevano difficoltà a pronunciare correttamente i nomi africani, un po' come forma di rispetto o sottomissione.