Tripoli, 23 marzo 2011 - In serata ci sono stati nuovi attacchi aerei da parte della colazione occidentale, contro obiettivi militari e civili a Tripoli, secondo la tv di Stato libica che cita fonti militari. Anche all'alba nella capitale libica si erano registrati diverse esplosioni e pesanti colpi di contraerea, nell'area di una grande base militare.

Ma le esplosioni sentite in serata nei pressi della caserma di Bab el Azizia, a est di Tripoli, non sarebbero state provocate da missili della coalizione internazionale ma da fuochi d'artificio, secondo testimoni oculari. Non è chiaro se i fuochi siano stati utilizzati per coprire la prima forte esplosione udita verso le 22 ora locale. La televisione di stato libica trasmette dalla caserma immagini di folla all'interno del compound.

I raid di questa notte su un quartiere residenziale a est di Tripoli hanno causato «un alto numero» di vittime civili. Lo ha riferito l'agenzia libica Jana, secondo cui il quartiere di Tajura è stato colpito in tre riprese e il terzo raid ha colpito i soccorritori giunti sul posto per recuperare i morti e i feriti causati dai primi due bombardamenti. Sirene di ambulanze sono state udite nel centro di Tripoli e nello stesso quartiere di Tajura.

E secondo Al Arabiya sotto attacco c'è la caserma-bunker di Gheddafi ad Ajdabiya, in Cirenaica. Qui la situazione sul campo di battaglia tra i ribelli e le forze del regime è di stallo. I ribelli avrebbero fermato la loro avanzata presso la porta orientale della città, mentre le forze di Gheddafi sono all’interno di Ajdabiya e resistono agli attacchi. I raid alleati di oggi si sono concentrati invece sulla porta occidentale della città, dove si trova la caserma usata dalle truppe del regime di Tripoli.

A Misurata, in mano ai ribelli, le forze della coalizione hanno lanciato due attacchi aerei nella zona dove sono di base le forze fedeli a Gheddafi. Nel centro di Misurata "ci sono carri armati e cecchini mandati da Muammar Gheddafi". Secondo testimoni della Cnn, gli ospedali sono sovraffollati e "le persone stanno vivendo in uno stato di terrore. L’elettricità è stata tagliata, l’acqua è stata tagliata". I lealisti avrebbero fatto altri 17 morti, portanto il bilancio delle vittime degli ultimi cinque giorni a oltre 90 morti. Lanciando un appello, "Misurata ha bisogno di aiuto", il testimone ha detto che "le persone ferite stanno dormendo sul pavimento" degli ospedali per mancanza di posti letto. Alcuni ribelli hanno dichiarato ad Al Jazeera che le forze del leader libico hanno occupato l’ospedale della città e cecchini si sono posizionati sul tetto della struttura.

Nuovo bombardamento delle forze di Gheddafi contro Zintan, bastione dei ribelli a circa 90 km da Tripoli. I lealisti, raccontano gli abitanti, hanno ripreso a bombardare. "La città è completamente circondata, la situazione è davvero brutta".

  

EXIT STRATEGY - I collaboratori più stretti di Muammar Gheddafi hanno fatto pervenire messaggi alla diplomazia Usa e ad alcuni paeasi arabi indicando la disponibilità a parlare. Lo ha rivelato la CNN, aggiungendo che secondo fonti del dipartimento di Stato l'entourage del leader libico non ha comunque precisato di cosa intenda discutere. Tra gli altri vi sarebbe anche un cognato di Gheddafi.  Il ministro degli Esteri libico Musa Kusa e altri esponenti del regime hanno aperto le linee di comunicazione con Washington, ma "non hanno messo in chiaro le loro intenzioni", secondo le fonti sentite dalla CNN. Alla quale, peraltro, altre fonti - queste dell'intelligence Usa - hanno detto che "Gheddafi si sta barricando" in previsione di una lunga resistenza.
 

“Abbiamo saputo che persone vicine (a Gheddafi)- aveva detto in giornata il segretario di stato Hillary Clinton - stanno contattando quanti conoscono in tutto il mondo, in Africa, in Medio Oriente, in Europa, in Nord America e altrove, chiedendo: ‘Cosa facciamo? Come ne usciamo da tutto questo? Cosa accadrà?”, ha riferito Clinton. “Non sono al corrente di contatti avviati da Gheddafi - ha aggiunto - ma so di contatti avviati da persone che agiscono per suo conto”. “Parte di questo è finzione - ha precisato il Segretario di Stato Usa - vogliono inviare un messaggio a un gruppo e un altro messaggio a un altro. Molto di questo rispecchia il comportamento di Gheddafi. Un po’ imprevedibile. Ma riteniamo sia un anche un modo, per lui, di valutare tutte le sue possibilità. Così sa quali sono le sue opzioni, dove può andare, cosa può fare. Noi dovremmo incoraggiarlo”. Alla domanda se sappia della morte di uno dei figli del leader libico, Clinton ha ammesso di averlo appreso, ma di non avere “prove sufficienti” per dimostrarlo.

ODYSSEY DAWN - Le forze aeree libiche non esistono più: ad affermarlo è stato il vice maresciallo dell'Aria Greg Bagwell, comandante delle operazione aeree britanniche sulla Libia, durante una visita alla base di Gioia del Colle, riferisce la Bbc. La coalizione, ha aggiunto, puo' ora operare "impunemente" nei cieli libici e mantiene una pressione costante sulle forze armate di Tripoli. "Controlliamo dall'alto il popolo innocente della Libia e lo proteggiamo dagli attacchi -ha spiegato- teniamo le forze di terra libiche sotto costante osservazione e le attacchiamo quando minacciano i civili o attaccano i centri abitati". Bagwell ha aggiunto che nessuno degli aerei britannici coinvolti nell'operazione e' stato attaccato.

Gli aerei della coalizione internazionale hanno effettuato 336 voli e hanno lanciato 108 raid aerei dall’inizio dell’offensiva, sabato scorso, precisa il Pentagono. I voli effettuati dagli Usa sono stati 212, mentre gli altri Paesi della coalizione coinvolti in questa fase delle operazioni aeree (Francia, Regno Unito, Italia, Canada, Spagna, Belgio e Danimarca) ne hanno realizzati 124.

 Le forze della coalizione effettuano delle incursioni aeree contro le forze terrestri fedeli a Gheddafi per costringerle a ritirarsi dalle città di Adjabiya, Misurata e Zawiyah: lo ha dichiarato l'ammiraglio statunitense Gerad Hueber. Hueber, nel coso di una conferenza stampa svoltasi al Pentagono, ha sottolineato che non vi sono state segnalazioni di vittime civili nelle incursioni aeree effettuate dagli apparecchi della coalizione.
 

NATO: COMANDO NAVALE ALL'ITALIA - L’Italia avrà il comando navale della Nato sull’embargo di armi alla Libia. Lo ha deciso l’Alleanza nel vertice che si è tenuto oggi. A capo delle operazioni per far rispettare questa parte delle risoluzioni dell’Onu è stato nominato il contrammiraglio Rinaldo Veri. La mossa è destinata a ricucire la frattura tra i Paesi dell’Allenza, fino a ieri sull’orlo di una crisi interna. La mediazione diplomatica è riuscita a coinvolgere in «Odyssey Dawn» anche Ankara, che, pur fortemente critica sulla conduzione dell’intervento militare, ha offerto cinque navi da guerra più un sottomarino: non parteciperanno direttamente alle operazioni militari, ma vigileranno sull’osservanza dell’embargo sulle forniture di armi, imposto alla Libia dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione numero 1970. Un portavoce alleato, generale Pier il rafforzamento dell’embargo finora sono sei i Paesi che hanno proposto contributi, per un totale di sedici navi. Dal Kuwait e dalla Giordania, ha detto il premier britannico, David Cameron, arriverà un «contributo logistico».


Parigi, che in questo giorni si è opposta al trasferimento del comando alla Nato, tiene a sottolineare, però, che l’Alleanza non assumerà la «guida politica» della coalizione internazionale. Quello dell’Alleanza Atlantica «sarà un ruolo tecnico», cioè essenzialmente operativo e circoscritto alla pianificazione e alla logistica, ma non decisionale.
 

IL RUOLO DI ROMA - L’Italia avrà un ruolo di primo piano nella missione della Nato per il rispetto dell’embargo delle armi, con il comando della componente marittima della missione in Libia. Lo riferisce il colonnello Massimo Panizzi, portavoce del presidente del comitato militare della Nato, ammiraglio Giampaolo Di Paola. "Per l’embargo delle armi è stata decisa una operazione da parte della Nato che avrà il contributo di diverse nazioni e vedrà l’Italia come una componente molto importante", ha detto Panizzi.

LA NORVEGIA RIENTRA - Il governo norvegese ha approvato la partecipazione dei suoi sei F-16 all’operazione di no-fly zone sulla Libia. Lo ha annunciato al Parlamento di Oslo il primo ministro Jens Stoltenberg. I jet norvegesi al momento, agiranno "sotto il comando americano per il Nord Africa", alla luce delle notizie che annunciano una rapida assunzione del comando dell’operazione da parte della Nato. I sei caccia norvegesi sono arrivati lunedì in una base sull’isola di Creta. In quell’occasione, il ministro della Difesa, Grete Faremo, aveva chiesto che fossero stabilite regole di ingaggio chiare, prima di consentire ai caccia di Oslo di unirsi alle operazioni della coalizione internazionale.

GERMANIA RITIRA LE NAVI - Il governo tedesco ha deciso di ritirare tutte le sue forze militari nel Mediterraneo, che finora facevano parte del quadro delle operazioni messe in atto dalla coalizione anti-Gheddafi. Un portavoce del ministero della Difesa ha confermato che due fregate e due motovedette della Marina tedesca, con un totale di 550 uomini a bordo, sono state di nuovo poste sotto il comando tedesco. Sono anche stati ritirati i sessanta-settanta soldati tedeschi che finora avevano preso parte alle missioni di ricognizione degli aerei Awacs sui cieli del Mediterraneo.

Il governo di Berlino intende, invece, inviare soldati in Afghanistan da impiegare nei voli degli Awacs, per riempire il vuoto lasciato dai militari degli altri Paesi della coalizione, spostati nelle operazioni contro la Libia. La decisione sarà sottoposta venerdì all’approvazione del Bundestag e dovrebbe ottenere il sostegno anche della Spd.

'COMITATO DI GESTIONE' DEI RIBELLI - ''Il Consiglio di gestione della crisi, con a capo Mahmud Jabril, non e' un governo di transizione, ma un'amministrazione con il compito di gestire gli affari economici, sociali, di sicurezza e altri, della Cirenaica fino alla liberazione dell'intera Libia''. Lo ha detto Saiwa El Daghili, membro del Consiglio transitorio libico, organo politico della rivolta anti-Gheddafi, e docente di diritto costituzionale. Jabril, uno dei leader dell’opposizione nata a Bengasi, aveva guidato la delegazione del Consiglio ricevuta all’Eliseo da Nicolas Sarkozy. Il presidente francese aveva riconosciuto il Consiglio formato dai ribelli come l’"unico rappresentante" del popolo libico

IL RAIS NEL DESERTO - Il leader libico Muammar Gheddafi - che ieri, ripreso dalla tv di Stato, ha incitato i suoi alla battaglia (VIDEO) -  si nasconde in un bunker segreto nel deserto, circondato da 40 amazzoni. Lo rivela il tabloid britannico Daily Star, citando fonti dell’intelligence militare. Oltre alle amazzoni, pronte a morire per salvare la vita al colonnello, Gheddafi sarebbe protetto anche da mercenari, pagati con l’oro della sua riserva personale. Le fonti non escludono che il leader libico possa lasciare il Paese e cercare rifugio nello Zimbabwe di Robert Mugabe, a causa dell’intervento militare della coalizione internazionale.

LIBERI TRE GIORNALISTI -  I tre giornalisti arrestati sabato scorso nei pressi di Ajdabiya sono stati liberati la scorsa notte a Tripoli. Dave Clark e Roberto Schmidt della FrancePresse, e Joe Raedle, dell’agenzia Getty Images, si trovano all’albergo Rixos, nel centro della capitale libica. La loro liberazione era stata annunciata nella serata di ieri dal portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim: “Il leader della rivoluzione ha raccolto l’appello inviato dall’amministratore delegato della France presse, Emmanuel Hoog, e il leader ha chiesto allo stato e al governo libico di liberare i giornalisti”.

Dave Clark, 38 anni, di nazionalità britannica, Roberto Schmidt, 45 anni, con la doppia nazionalità colombiana e tedesca, e Joe Raedle, 45 anni, cittadino americano, non risultavano più rintracciabili da venerdì sera. Solo lunedì scorso la France Presse era venuta a conoscenza del loro arresto da parte delle truppe di Gheddafi.

OBAMA: GHEDDAFI POTREBBE RESTARE AL POTERE -  Il Presidente americano ha dichiarato che Gheddafi potrebbe rimanere al potere nonostante l’intervento della coalizione internazionale, ricordando però che Washington ha anche altre carte da giocare oltre l’opzione militare. Il colonnello “potrebbe provare a temporeggiare, anche di fronte a una zona di interdizione di volo”, ha detto Obama alla Cnn, ma “noi non abbiamo a disposizione solo mezzi militari per ottenere che Gheddafi lasci la guida del Paese. Abbiamo approvato forti sanzioni internazionali. Abbiamo congelato i suoi beni. Continueremo ad utilizzare tutti i mezzi di pressione su di lui”.