Sabato 22 Giugno 2024
MONICA CIAVARELLA
Elezioni

Come votano gli indecisi?: "Una scelta di pancia. Conta il legame di gruppo"

Il professor Bosticco: ci si fa influenzare dal comportamento di chi sta vicino "La polarizzazione affettiva vale per i partiti come per le gang e le tifoserie".

Come votano gli indecisi?: "Una scelta di pancia. Conta il legame di gruppo"

Come votano gli indecisi?: "Una scelta di pancia. Conta il legame di gruppo"

A poche ore dalla chiusura dei seggi per le Europee e le amministrative, non ci si può non chiedere come voteranno tutti gli indecisi. Alle urne vincerà l’ideologia o il voto affettivo ed emozionale? Lo abbiamo chiesto a Guido Bosticco, docente presso l’Università di Pavia, specializzato in filosofia e geopolitica, studioso del linguaggio e del suo rapporto con il potere.

Cosa influenzerà il voto di tutti coloro che sono “indecisi”? Esiste un elettorato orfano?

"È sempre la domanda più difficile: che cosa decide un indeciso? Onestamente, non lo possiamo sapere, ma sappiamo che l’indeciso è facilmente influenzabile dal comportamento di chi gli sta vicino, il quale magari appare sicuro di sé, delle proprie idee e del proprio gruppo di appartenenza".

Che cosa si intende con polarizzazione del voto?

"Tradizionalmente s’intende un allontanamento progressivo delle diverse posizioni, portandole appunto ai poli opposti, per cui a un certo punto il dialogo si interrompe e la comunicazione è orientata più a escludere l’avversario che ad affrontarlo. È chiaro che in politica non è una situazione edificante in termini di convivenza civile, non favorisce il confronto e il cambiamento".

Sentirsi parte di un gruppo può realmente influenzare una persona nelle sue scelte, anche politiche?

"È un fatto che il gruppo eserciti una certa influenza sulle persone e che anzi l’appartenenza a un gruppo sia un elemento essenziale nella costruzione della propria identità. Se poi il sentimento di appartenenza a un gruppo viene esasperato attraverso la comunicazione, si giunge al paradosso per cui le persone si sentono prima di tutto parte di qualcosa (un gruppo o un partito) e poi individui singoli con le proprie idee e sentimenti. Naturalmente, una volta che il target elettorale è così strutturato, è più facile fare presa con argomenti semplici, costruiti su misura per influenzare le decisioni".

Esiste quindi una componente non ideologica del voto? La cosiddetta “polarizzazione affettiva”?

"Sì, è una forma di polarizzazione in cui gli individui si identificano in un gruppo sociale in modo così potente e viscerale da sviluppare perfino odio verso coloro che appartengono a un altro gruppo. Può valere per le gang, per le tifoserie sportive e per i partiti politici. È un fenomeno molto studiato nel contesto elettorale degli Stati Uniti, in cui, col tempo, i due grandi partiti si sono sempre più allontanati tra di loro".

Possiamo affermare che gli elettori votino a seconda della componente affettiva che li lega a un gruppo?

"Dividere il pubblico di elettori in gruppi e rivolgersi a loro come a dei “pacchetti” di individui simili e coesi è una comodità e una semplificazione adottata sempre più dai partiti. I gruppi, infatti, sono soggetti sociali a tutti gli effetti: hanno una loro identità, un carattere, un loro modo di pensare".

Per cui l’indeciso può scegliere un “voto di pancia”, senza riconoscersi in una precisa ideologia o prospettiva? Si tratta quasi di un automatismo di cui la politica è consapevole?

"Si parla infatti di “mob mentality”, cioè comportamento di gregge: il gruppo reagisce in maniera coerente senza che vi sia un reale coordinamento fra gli individui e spesso senza consapevolezza individuale: succede con le folle allo stadio o nelle bolle speculative. Insomma, agisci come gli altri agiscono, ti omologhi e punto. E la politica oggi preferisce parlare a un “noi omologato”, senza troppi pensieri diversi e senza troppo spirito critico".