Mentre a Bruxelles il governo e la commissione europea cercano di chiudere la trattativa a oltranza sui conti pubblici, Mario Draghi unisce i puntini della storia economica europea e italiana. Ne esce un’agenda dalla veduta lunga per portare il Vecchio Continente fuori dalle sabbie mobili. Senza sconti: né all’Europa, né ai paesi che ne fanno parte, Italia compresa. Draghi parla alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e chiede riforme strutturali come il completamento dell’Unione bancaria e del bilancio comune. Per la crescita, l’occupazione e per difendere lo Stato sociale dei Paesi europei. Il monito indiretto all’Italia arriva sul Moloch del debito pubblico ed è una messa in guardia contro scorciatoie di moda: il finanziamento monetario del debito pubblico – avverte – non ha portato reali benefici a lungo termine. Draghi conosce bene l’Europa che ha di fronte. Un’Unione in libera uscita: la Gran Bretagna ha scelto la Brexit e Theresa May ha pronte le valigie, Angela Merkel ha già annunciato il lungo addio alla Cancelleria, Emmanuel Macron è pronto a violare i sacri parametri di Maastricht prima che i gilet gialli violino l’Eliseo. Il governo italiano, in questo quadro, sembra paradossalmente il più solido. La Commissione Juncker andrà in pensione con le prossime elezioni europee. Saranno le urne a decretare se l’agenda Draghi avrà chance o rimarrà l’ennesima predica. Inutile.