Ho una figlia di dieci anni che ha appena finito la quinta elementare. La vedo come avvolta in un mondo ancora incantato: i peluche, i cartoni animati, i giochi di società e le feste sui prati. Anche le ‘attività’ di cui riempiamo le loro giornate – il corso di nuoto, quello di danza o di pattinaggio, il catechismo – ci fanno pensare: abbiamo il totale controllo sulla loro vita. E così siamo tranquilli. A scuola c’è la maestra, in parrocchia il prete, in palestra l’insegnante. E poi, a casa, ci siamo noi. Noi genitori, che pensiamo di sapere tutto dei nostri figli, anche quello che si agita dentro di loro.

Fare il padre e la madre è un mestiere difficile, anzi è il mestiere più difficile: ma un po’ più avanti, quando sono adolescenti o ragazzi, o perfino giovani uomini alla difficile ricerca di un lavoro e di una strada. Quando sono bambini no, pensiamo, non è tanto difficile. C’è un vecchio detto: figli piccoli, problemi piccoli; figli grandi, problemi grandi. Per questo la storia che raccontiamo oggi in queste pagine ci ha choccati, ci ha colpiti come un pugno nello stomaco. Una bambina di dieci anni che ha finito la quinta elementare – proprio come la mia – viene ricoverata drogata, fatta di spinelli e di cocaina. E non è figlia di tossici, non ha trovato la roba in casa, non si è drogata per sbaglio. Qualcuno gliel’ha data, la roba, e lei da qualche parte sapeva dove trovarla. È tutto questo che sembra incredibile, e che purtroppo è vero. Ma non è neanche questo, poi. Perché ciò che davvero ci illudevamo di controllare, e che invece ci sfugge, non è quello che una nostra figlia può incontrare fuori casa – le cattive compagnie, l’orco, lo spacciatore – ma quello che vive dentro di sé. Che cosa si muove nell’animo di una bambina di dieci anni che prova la droga? La curiosità, forse. Ma che buco, che vuoto, che dolore ci dev’essere se ci sono in Italia 6.500 ricoveri all’anno di minori per disturbi psichici, e se gli accessi di giovanissimi per droga al pronto soccorso sono aumentati del 40 per cento rispetto a soli cinque anni fa. La vicenda di Monza sarà anche un caso limite. Il disagio incompreso dei nostri bambini no.