Ogni tanto ci sono notizie che fanno l’effetto della macchina del tempo. Oggi parliamo del pazzesco assalto della notte scorsa sull’autostrada del Sole, nel Lodigiano. Una ventina di banditi (che termine desueto: banditi) ha utilizzato una dozzina di auto e due Tir per bloccare e svaligiare tre furgoni blindati che a quanto pare trasportavano un bottino da qualche milione di euro. 
Per fermare i furgoni, e poi per coprirsi le spalle durante la fuga, la banda ha anche innalzato un’enorme barriera di fuoco sull’autostrada. Gli è andata male. I portavalori sono riusciti a salvare il malloppo.

Ma in una cosa i banditi sono riusciti. Nel farci rivivere, appunto, la vecchia cronaca nera di una volta, che finiva in prima pagina al posto delle noiosissime beghe politiche di oggi. La politica, nei giornali di una volta, occupava sempre la pagina 2: ma finiva lì. La pagina 3 si chiamava appunto terza pagina ed era dedicata alla cultura. Poi, cronaca in quantità industriale. La ”nera” aveva un fascino unico. Sui grandi fatti, i grandi giornali mandavano le grandi firme. Dino Buzzati, ad esempio, avrebbe scritto articoli memorabili su una tentata rapina così. Perché quelli erano “i colpi” della malavita di allora: adesso, i soldi li fanno con il narcotraffico, pure quello noiosissimo da raccontare. La madre di tutte le rapine, alla quale forse si sono ispirati i banditi dell’Autosole dell’altra notte, fu quella di via Osoppo a Milano, 27 febbraio 1958, ore 9,23. Sette uomini vestiti con tute blu assaltarono - anche lì - un furgone portavalori e rapinarono 580 milioni di lire.

Cifra pazzesca per l’epoca: un operaio guadagnava 50mila lire al mese, per dire. Il tutto senza sparare un solo colpo d’arma da fuoco: solo uno dei banditi, a un certo punto, fece ta-ta-ta-ta con la bocca. Una signora affacciata a una finestra gridò "Andate a lavorare!" e Luciano De Maria, uno dei rapinatori, le rispose: "E secondo lei cosa stiamo facendo?". Li presero pochi giorni dopo, anche perché s’erano dati a spese pazze a Cortina, dando nell’occhio. Al processo si beccarono condanne dai nove ai vent’anni. Nel 1960 uscì al cinema 'L’audace colpo dei soliti ignoti'. Il fallito colpo dell’autostrada un po’ ce l’ha fatta rivivere, quell’Italia: che non era migliore di quella di oggi, ma che guardiamo con gli occhi benevoli della nostalgia, come succede sempre quando ci accorgiamo del tempo che passa.