Il presidente dell'Inps Tito Boeri (Ansa)
Il presidente dell'Inps Tito Boeri (Ansa)

Roma, 16 aprile 2018 - La guerra ai privilegi dei politici? Non è solo una questione simbolica di equità sociale, ma proprio di soldi. E non sono pochi: per il presidente Inps Tito Boeri con un ricalcolo contributivo dei vitalizi per i parlamentari italiani "si sarebbero avuti risparmi nell'ordine dei 150 milioni l'anno". Cifre ragguardevoli, che Boeri snocciola a 'In 1/2 Ora',  definendo inoltre "scandaloso che la Camera (della vecchia legislatura, ndr) non ci abbia fornito i dati sui contributi versati". Tra i privilegi dei parlamentari, sottolinea il presidente Inps, ci sono anche gli oneri figurativi versati dall'Inps a chi prima di essere eletto era dipendente, pari a 'decine di milioni di euro nel corso di una legislatura'. 

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L'APPELLO A FICO -  Boeri sottolinea che è in attesa di "una risposta che finora non c'è stata" alla lettera inviata al presidente M5s della Camera Roberto Fico e all'Ufficio di presidenza circa il privilegio riconosciuto ai deputati dei contributi figurati, che consente loro di maturare a spese Inps i contributi anche per i lavori interrotti per il mandato parlamentare, pur maturando nel frattempo la pensione da parlamentare. "Ho scritto una lettera all'ufficio di presidenza della Camera e a Fico sui vitalizi", ha annunciato. Il presidente dell'Inps ha sottolineato come con il ricalco contributivo dei vitalizi "si sarebbero avuti risparmi importanti nell'ordine dei 150 milioni l'anno". E ha denunciato come "scandaloso" che Montecitorio "non ci ha fornito i dati sui contributi versati fino alla scorsa legislatura dai singoli parlamentari che sono cariche pubbliche".

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REI O REDDITO DI CITTADINANZA? - Sempre nel corso della trasmissione su Raitre il presidente dell'Inps poi compara la proposta dei 5 stelle al reddito d'inclusione dem. L'introduzione del reddito di cittadinanza secondo la proposta M5S "costa fino a 38 miliardi, o se vogliamo essere più ottimisti 35 miliardi", sottolinea Boeri, ed è una misura anti povertà "rischiosa" perché di "possibile disincentivo a essere occupati". D'altra parte per Boeri sarebbe "sbagliato introdurre strumenti nuovi", poiché utile e affidabile è a suo giudizio il Reddito di inclusione a cui auspica vengano riservate maggiori risorse. "Oggi - ha sottolineato - in Italia ci sono circa 4.700.000 persone in condizione di povertà assoluta. Il Rei ne copre 2.500.000: il 50% della platea dei poveri ssoluti. Se aggiungiamo risorse allora potremo coprirne molti di più: bisogna partire da li e potenziarne le risorse". 

LA REPLICA DEM - "Bene che Boeri apprezzi i buoni risultati del REI - dicono le relatrici alla Camera della legge 33/2017 per il contrasto alla povertà -  ma sarebbe auspicabile evidenziare quale è stato il vero iter della misura, avviata con la sperimentazione del Sostegno all'inclusione attiva e portata a sistema con le legge approvata dal Parlamento nel marzo 2017". Boeri, affermano, "sa bene che si è trattato di un lavoro complesso, che si è sviluppato con la partecipazione di molti, con tempi lunghi, forse troppo, e che prevede una governance condivisa tra Stato, Inps, Regioni, Comuni e Terzo Settore. Per altro - ggiungono - la proposta di Boeri contenuta nel documento 'Non per cassa ma per equità' era quella di un reddito minimo rivolto solo ai disoccupati ultra55enni (SIA55). Il reddito di Inclusione invece arriverà, da luglio, a tutte le persone che hanno un reddito molto basso, a prescindere dalla loro situazione specifica".

LA LEGGE FORNERO - Boeri giudica "non sostenibile" l'abolizione dell'odiata legge - proposta sia da Lega che da M5s - perché costerebbe 85 miliardi di debito pensionistico. Peggio ancora per la 'quota 100', l'idea di una soglia minima di età pensionabile ottenuta sommando età anagrafica e anzianità contributiva: 105 miliardi di debito in più.