di Achille Perego Dopo aver bruciato 2,5 miliardi di capitalizzazione sull’onda dell’incertezza creata dall’annuncio dell’uscita dell’ad Jean Pier Mustier, ieri si è fermato il crollo di Unicredit in Borsa. Una timida ripresa (+0,42%) in una giornata peraltro difficile per le banche. Se a innescare le vendite era stato il terremoto ai piani alti della seconda banca italiana, con la diversità di vedute fra il cda e Mustier sulle strategie – in particolare l’aggregazione con Mps – a fermarle ieri sono state la riunione del comitato nomine...

di Achille Perego

Dopo aver bruciato 2,5 miliardi di capitalizzazione sull’onda dell’incertezza creata dall’annuncio dell’uscita dell’ad Jean Pier Mustier, ieri si è fermato il crollo di Unicredit in Borsa. Una timida ripresa (+0,42%) in una giornata peraltro difficile per le banche. Se a innescare le vendite era stato il terremoto ai piani alti della seconda banca italiana, con la diversità di vedute fra il cda e Mustier sulle strategie – in particolare l’aggregazione con Mps – a fermarle ieri sono state la riunione del comitato nomine dell’istituto – riunito alla vigilia del cda in programma oggi – e la scelta della commissione Bilancio della Camera di dichiarare inammissibili gli emendamenti del M5s alla Legge di Bilancio che puntavano a limitare i benefici fiscali per le aggregazioni. Così, sul fronte della governance con ieri si è aperta ufficialmente la ricerca di un nuovo ad da parte del Comitato presieduto da Stefano Micossi e in cui siede anche il futuro presidente della banca, Pier Carlo Padoan.

I tempi potrebbero essere brevi per evitare che Unicredit resti nel limbo. Un limbo che riguarda anche le aggregazioni bancarie da Mps a Banco Bpm. Scenario per cui ieri sarebbe caduto uno dei possibili ostacoli con la bocciatura dell’emendamento M5s che voleva introdurre un tetto di 500 milioni ai benefici fiscali che Unicredit avrebbe potuto avere in caso di una fusione con Mps, caldeggiata dal governo e per la quale la dote pubblica per incentivare Unicredit dovrebbe essere almeno di 3-4 miliardi oltre allo scudo legale.

Il Comitato nomine avrebbe fatto un primo punto sui possibili candidati per stilare una short list con l’aiuto dell’advisor Spencer Stuart. Lo scenario Mps porterebbe verso il ritorno a un capoazienda italiano – scelta che però dovrà fare i conti con i principali azionisti americani che mal tollererebbero pressioni politiche sulle strategie - per cui sono corsi già molti nomi. Come quelli di Marco Morelli (ex Mps), Giuseppe Castagna (Banco Bpm), Victor Massiah (ex Ubi), Flavio Valeri (ex Deutsche Bank), Fabio Gallia (ex Bnl), Diego De Giorgi (entrato nel board a febbraio) e dell’ex dg Roberto Nicastro. Ma se la scelta esterna (c’è chi ipotizza sulla figura di un manager come quello di uno Stefano Barrese, alla guida della Banca dei territori di Intesa Sanpaolo) non dovesse dare frutti aumenterebbero le chances di candidature interne come quelle di Carlo Vivaldi, Francesco Giordano e Niccolò Ubertalli. Del resto anche per i sindacati è "necessario che il cda di Unicredit indichi presto la strada da intraprendere, con particolare attenzione ai lavoratori del perimetro italiano". Un cuore, avvertono i sindacati, verso cui Mustier non avrebbe "mai mostrato reale attenzione".