di Elena Comelli Nell’orizzonte di Unicredit non ci sono acquisizioni. Nel giorno dell’annuncio dei risultati dei primi nove mesi dell’anno, il numero uno del gruppo, Jean Pierre Mustier, ha smentito le voci sempre più insistenti su una fusione della banca milanese con Mps. "Il nostro piano al 2023 è basato sul presupposto ‘No M&A’. Trasformare la banca è la nostra prima priorità, non integrarla", ha precisato Mustier in risposta a una domanda sulla possibilità di...

di Elena Comelli

Nell’orizzonte di Unicredit non ci sono acquisizioni. Nel giorno dell’annuncio dei risultati dei primi nove mesi dell’anno, il numero uno del gruppo, Jean Pierre Mustier, ha smentito le voci sempre più insistenti su una fusione della banca milanese con Mps. "Il nostro piano al 2023 è basato sul presupposto ‘No M&A’. Trasformare la banca è la nostra prima priorità, non integrarla", ha precisato Mustier in risposta a una domanda sulla possibilità di un’eventuale operazione con Mps. "Vogliamo usare il nostro capitale in eccesso per sostenere l’economia e per remunerare gli azionisti quando il regolatore darà il via libera a farlo", ha spiegato Mustier. Il gruppo ha chiuso questi primi nove mesi con un risultato netto contabile in rosso di 1,6 miliardi di euro (dall’utile di 4,2 mld del 2019), mentre il risultato sottostante è in utile per 1,06 miliardi (-67,5% sullo stesso periodo del 2019). Malgrado ciò, la Borsa ha premiato il titolo con un +0,17%, grazie ai risultati del terzo trimestre, in cui il gruppo ha conseguito un utile netto contabile positivo di 680 milioni di euro, in calo del 42,4% rispetto al terzo trimestre del 2019, ma nettamente superiore alle attese degli analisti, che stimavano un utile di 300 milioni. In una nota l’istituto definisce i conti in linea con il target di oltre 0,8 miliardi di utile sottostante per l’intero esercizio 2020 e tra 3 e 3,5 miliardi per il 2021.

Da Mps, che ha presentato a sua volta i conti ieri, non escono novità su eventuali aggregazioni, ma si apre ufficialmente il cantiere del capitale, dopo aver chiuso l’ennesimo trimestre in profondo rosso, contabilizzando, da inizio anno, 1,54 miliardi di euro di perdite. Le analisi sono in corso, ha precisato Mps, "con il pieno supporto dell’azionista di controllo", cioè del Tesoro, che detiene il 68% del capitale e che sta insistendo, senza successo, per accasare Siena con Unicredit in modo da risolvere una volte per tutte i suoi annosi problemi.

Grande apertura a possibili "fusioni per rendere Bpm più forte", invece, da parte di Giuseppe Castagna, numero uno del banco, che ieri ha annunciato la chiusura dei primi nove mesi con un utile netto di 263 milioni di euro, in calo rispetto ai 701 milioni del 2019. Nel terzo trimestre l’utile è balzato a 157,3 milioni, dopo la perdita di 46,4 milioni nel secondo trimestre, ed è sopra le stime degli analisti.