di Alessandro Farruggia Ultimo tentativo di Autostrade per evitare la revoca della concessione. Ieri pomeriggio il cda di Aspi ha approvato "una nuova proposta finalizzata a una positiva definizione della procedura di contestazione" e l’ha presentata al governo per cercare di chiudere il contenzioso innescato dal crollo del Ponte Morandi. Pronta la replica dei grillini: "Per noi resta no". Nella lettera Aspi dà il via libera ad un aumento di capitale...

di Alessandro Farruggia

Ultimo tentativo di Autostrade per evitare la revoca della concessione. Ieri pomeriggio il cda di Aspi ha approvato "una nuova proposta finalizzata a una positiva definizione della procedura di contestazione" e l’ha presentata al governo per cercare di chiudere il contenzioso innescato dal crollo del Ponte Morandi. Pronta la replica dei grillini: "Per noi resta no". Nella lettera Aspi dà il via libera ad un aumento di capitale per circa 3 miliardi di euro che porterebbe sotto il 50% Atlantia, la società dei Benetton che oggi ha l’88% di Autostrade. La disponibilità è di scendere al 30%, a fronte dell’ingresso di partner qualificati. Che poi – ma questo non fa parte della proposta Aspi ma del lavoro dei ministri dell’ Economia per trovare altri investitori – sarebbero il fondo F2i, Cassa Depositi e Prestiti, Poste Vita e alcune casse previdenziali (Cassa Forense, Enpam, Inarcassa, Cassa geometri) e il fondo australiano Maquarie.

L’afflusso alla società di 3 miliardi di denaro fresco permetterebbe di finanziare il pacchetto Morandi e fare le manutenzioni. L’offerta di Aspi vale 10,5 miliardi (pacchetto Morandi + manutenzioni) nel breve termine e 23,6 miliardi (pacchetto Morandi + manutenzioni e investimenti) entro il 2038. Aspi infatti innalza da 2,9 a 3,4 miliardi l’offerta per chiudere il caso del ponte Morandi: 700 milioni per il Ponte, 1,5 per opere di manutenzione straordinaria sulle autostrade liguri, 1,2 per la riduzione delle tariffe in regione. A questi si aggiungerebbero 13,2 miliardi di investimenti nei prossimi 18 anni e 7 di manutenzioni a breve. Via libera anche al taglio dei pedaggi in base alle modifiche del sistema tariffario introdotte dall’Autorità di regolazione dei Trasporti.

Il taglio sarebbe però solo dell’1,75% medio e non del 5%. A sorpresa nella proposta non ci sarebbe la richiesta di modifica dell’articolo del decreto Milleproroghe che riduceva l’indennizzo, in caso di revoca, a 7 miliardi, cifra di gran lunga più bassa dei 23 miliardi previsti dalla convenzione. L’offerta è arrivata ieri pomeriggio sul tavolo del governo che la considera decisamente migliore rispetto a quella inviata a inizio giugno. Ma nulla è ancora deciso. L’offerta sarà ora valutata nel dettaglio e martedì sarà esaminata dal consiglio dei Ministri.