La posta in gioco è altissima: 500 e passa ’sconti’ fiscali per un controvalore di oltre 70 miliardi. Non c’è stato governo che negli ultimi anni non ci abbia fatto più di un pensierino. Ma ora che l’esecutivo guidato da Conte ha deciso di mettere mano alla riforma fiscale, la giungla delle detrazioni fiscali è finita seriamente nel mirino della prossima manovra finanziaria. In gergo tecnico si chiamano tax expenditures. Tradotto in soldoni, quello che sta prendendo piede negli uffici del ministero dell’Economia, prevede un riequilibrio delle attuali agevolazioni, a tutto svantaggio del ceto medio-alto, dai 55mila ai 70mila euro lordi all’anno (da 2.500 a poco più di 3mila euro netti al mese). Addio aliquote Irpef In passato, gli esecutivi che si sono succeduti nel tempo, si erano cimentati a fare una selezione delle detrazioni, mirando a cancellarne alcune e salvarne altre. Un lavoro finito nel nulla. Ora, invece, si punta a una riduzione orizzontale, imponendo per le fasce di reddito...

La posta in gioco è altissima: 500 e passa ’sconti’ fiscali per un controvalore di oltre 70 miliardi. Non c’è stato governo che negli ultimi anni non ci abbia fatto più di un pensierino. Ma ora che l’esecutivo guidato da Conte ha deciso di mettere mano alla riforma fiscale, la giungla delle detrazioni fiscali è finita seriamente nel mirino della prossima manovra finanziaria. In gergo tecnico si chiamano tax expenditures. Tradotto in soldoni, quello che sta prendendo piede negli uffici del ministero dell’Economia, prevede un riequilibrio delle attuali agevolazioni, a tutto svantaggio del ceto medio-alto, dai 55mila ai 70mila euro lordi all’anno (da 2.500 a poco più di 3mila euro netti al mese).

Addio aliquote Irpef

In passato, gli esecutivi che si sono succeduti nel tempo, si erano cimentati a fare una selezione delle detrazioni, mirando a cancellarne alcune e salvarne altre. Un lavoro finito nel nulla. Ora, invece, si punta a una riduzione orizzontale, imponendo per le fasce di reddito medio-alte un tetto del 2 per cento. Facciamo qualche esempio. Chi guadagna 55mila euro lordi all’anno potrà detrarre fino a un massimo di 1.100 euro. Chi ha un reddito di 100mila euro, potrà arrivare a 2mila euro. Una rivoluzione che rischia di pesare soprattutto sui ceti medio-alti, sui quali però già grava il peso maggiore delle tasse. I contribuenti con guadagni lordi oltre i 40mila euro all’anno di guadagni rappresentano solo il 12 per cento del totale, ma da soli coprono la metà dell’Irpef.

Se il tetto del 2 per cento dovesse finire nel calderone della riforma fiscale, intaccherebbe un bel po’ di detrazioni: dalla palestra all’asilo nido, dalle spese per l’istruzione dei figli a quelle per gli affitti pagati dagli studenti fuori sede. Per non parlare, poi, delle detrazioni sanitarie (visite ed esami) o degli interessi passivi sulla prima casa. Dal meccanismo delle tax expenditures sarebbero invece esclusi i bonus ristrutturazione (l’eco bonus del 110 per cento, per intenderci) e tutte le detrazioni con aliquote superiori al 19 per cento.

Salve anche le agevolazioni fiscali per i carichi familiari. L’attuale sistema dovrebbe essere sostituito dall’assegno unico per i figli a carico: 200 euro al mese da modulare a seconda del reddito Isee della famiglia. Seriamente in bilico, invece, le detrazioni per i prodotti inquinanti. Il menù messo a punto dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, infatti, prevede tagli per 2,9 miliardi ai cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi. Un’operazione che però potrebbe avere un effetto pesante sulle tasche degli italiani: rischia, infatti, di aumentare il prezzo del gasolio mentre potrebbero essere cancellati i sussidi per categorie molto combattive come gli autotrasportatori o le imprese agricole.

L’ultima parola, in ogni caso, spetterà alla politica. E c’è chi prevede un avvio soft della riforma delle detrazioni, con un meccanismo strettamente legato alle fasce di reddito. Come a dire: più guadagni e meno puoi detrarre.

1) Rette dell'asilo

Tra le spese che finiranno sotto il tetto del 2% di reddito, potrebbero esserci quelle degli asili. Le rete delle strutture private e pubbliche, oggi sono detraibili fino a 632 euro annui per ogni figlio a carico. È indispensabile un metodo di pagamento tracciabile.

2) Istruzione

I costi per la scuola elementare e media (secondaria di primo grado) sono detraibili al 19%. Il limite attuale è di 800 euro l’anno per ogni figlio. Anche i corsi universitari e i master possono essere detratti. La tracciabilità del pagamento è obbligatoria.

3) Piscine e palestre

Le strutture sportive che danno diritto alla detrazione del 19% per le attività dei figli sono: associazioni sportive, palestre, piscine, strutture per l’attività dilettantistica. L’età dei ragazzi è compresa tra 5 e 18 anni. Il limite annuo per entrambi i genitori è di 210 euro a ragazzo.

4) Farmaci e visite

Anche per le spese mediche detraibili, in vista del 730 dell’anno prossimo, è scattato l’obbligo di tracciabilità dei pagamenti (carta di credito, bancomat, ecc). Attualmente, è in vigore una franchigia minima pari a 129,11 euro a persona: oltre quella cifra scatta il rimborso del 19%.

5) Animali domestici

Le spese veterinarie per gli animali domestici (visite, farmaci o interventi) sono detraibili al 19% degli importi che superano la franchigia di 129 euro, come per le spese sanitarie. In più, c’è anche un tetto: l’importo massimo annuo per cui si ha diritto alla detrazione è di 387,34 euro.

6) Funerali

Le spese per il funerale sono detraibili al 19%, con il limite annuo di 1.550 euro. Una delle recenti novità è che il vincolo di parentela non è più condizione necessaria ad usufruire della detrazione. Anche per questa spesa vige però l’obbligo di pagamento tracciabile.

7) Mutui

Per chi ha contratto un mutuo per l’acquisto della prima casa, ci sono una serie di detrazioni possibili. Con una base imponibile massima di 4mila euro, si può scontare dalle tasse il 19,00% di interessi passivi, costi di preammortamento, spese di istruttoria, tra le altre voci.