I certificati d’investimento sono strumenti finanziari strutturati e derivati, negoziati sui mercati regolamentati, che vengono "assemblati" attraverso strategie composte con le opzioni e che, attraverso una gestione passiva, permettono di investire in un’attività finanziaria sottostante replicandone l’andamento, con o senza l’effetto leva. Acquistare un certificato – che non ha soglie d’ingresso (basta anche qualche centinaio di euro) e per ridurne i costi è consigliato sottoscriverlo sul mercato secondario – significa comprare una strategia operativa realizzata attraverso le opzioni che, in base a come viene declinata, può assumere una posizione rialzista, ribassista o neutra sul mercato oppure può permettere all’investitore di ottenere un’entrata periodica (cedola) o un generico rendimento a scadenza (bonus).

I certificati, quindi, sono strumenti efficienti che possono e devono avere uno spazio in un portafoglio d’investimento tenendo anche conto, spiega Gabriele Bellelli (nella foto), dell’effetto fiscale perché, a differenza di fondi o Etf, permettono di compensare le plusvalenze con le minusvalenze prodotte da altri investimenti.

In particolare, i certificati a capitale condizionatamente protetto, oggetto della terza dispensa curata da Bellelli, si caratterizzano perché a scadenza il capitale è protetto a condizione che non si verifichi l’evento barriera, altrimenti il certificato rimborsa la performance negativa del titolo. La barriera, elemento caratteristico di questa tipologia di certificati, identifica un livello di prezzo sottosopra il quale il certificato perde la protezione e collega il suo rimborso a scadenza all’andamento del sottostante.

La barriera è sempre calcolata in termini percentuali e in funzione dello strike price. Ovvero il prezzo della quotazione del sottostante – indici, azioni, obbligazioni, materie prime ect. - nel momento dell’emissione del certificato.

La barriera può essere "al rialzo" oppure "al ribasso". E, dal punto di vista operativo, ne esistono due distinte tipologie: la barriera "continua" e quella "discreta". La prima, detta anche americana, è attiva per tutto il periodo di osservazione previsto in fase di emissione (generalmente l’intero arco di vita del certificato). Al contrario la seconda, detta anche europea, è attiva solo in occasione della data di valutazione finale, e quindi a scadenza.

Achille Perego