Lunedì 20 Maggio 2024

Gli anni d’argento sono più sereni con due pensioni

Gli anni d’argento  sono più sereni  con due pensioni

Gli anni d’argento sono più sereni con due pensioni

SMETTEREMO DI LAVORARE sempre più tardi (quest’anno l’età per il trattamento di vecchiaia è di 67 anni) e andremo in pensione con un assegno sempre più povero. Così, specialmente se si è all’inizio della carriera lavorativa si rischia di avere una pensione che potrebbe raggiungere solo il 50% dell’ultimo cedolino paga. Per assicurarsi un assegno vitalizio in grado di non avere problemi economici è importante quindi costruirsi una “pensione di scorta“ investendo nella previdenza integrativa o complementare. Ad avere scelto l’investimento nella seconda pensione, da aggiungere a quella pubblica erogata nella maggior parte dei casi dall’Inps, presieduta da Pasquale Tridico (nella foto a sinistra) sono stati finora circa 8,8 milioni di italiani, appena un terzo della forza lavoro.

Ancora pochi, quindi, e con una modesta partecipazione dei lavoratori più giovani, nonostante i vantaggi che questo investimento può garantire. Per costruirsi negli anni una seconda pensione esistono tre tipologie di fondi. I fondi pensione chiusi o negoziali, che prevedono, grazie agli accordi tra sindacati e aziende, la previdenza integrativa collettiva per categorie di lavoratori. I fondi aperti gestiti da banche o assicurazioni che possono anch’essi essere collettivi e infine i Pip, piani individuali pensionistici che prevedono un investimento personale. Chi può sottoscrivere un fondo pensione? Praticamente tutti. Sia i lavoratori privati sia quelli pubblici, i professionisti, i lavoratori autonomi, chi è già in pensione o non ha un lavoro e persino, in alcuni casi, i soggetti fiscalmente a carico (coniuge o figli).

Se l’azienda partecipa a un fondo chiuso negoziale – i fondi aperti invece sono maggiormente utilizzati da lavoratori autonomi e professionisti - la prima opzione è quella di aderire al fondo collettivo al quale si può decidere di far confluire anche il Tfr, il Trattamento di fine rapporto (la ex liquidazione). La scelta è personale. In caso di nuova assunzione ci sono sei mesi di tempo per decidere se tenere il Tfr o versarlo tutto o in parte al fondo: se non si esprime un parere automaticamente il Tfr sarà destinato alla previdenza integrativa.

Una volta fatta la scelta sull’utilizzo del Tfr è possibile anche modificarla mentre esiste sempre la possibilità di sottoscrivere, oltre al fondo pensione chiuso o aperto anche un piano pensionistico individuale. Consigli utili. Per investire nel fondo pensione bisogna sottoscrivere un modulo di adesione e, secondo quanto previsto dall’organismo di controllo, la Covip (www.covip.it) presieduta da Francesca Balzani (nella foto sopra), devono essere forniti due documenti con tutte le informazioni sulle caratteristiche del fondo e l’evoluzione prevista con il calcolo della rendita. Questo permette di confrontare più proposte, facendo anche attenzione ai costi.

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