La più grande ricchezza degli italiani, i loro risparmi, messi al servizio dell’economia per sostenere le imprese nell’affrontare l’emergenza Coronavirus e tornare, superata la pandemia, a crescere.

Sarebbe sbagliato, infatti, avverte Simone Bini Smaghi (nella foto), vicedirettore generale di Arca Fondi Sgr (gruppo Bper), una delle principali realtà del risparmio gestito in Italia e leader nel mercato dei Pir (Piani individuali di risparmio) e nei fondi pensione aperti, pensare solo agli aiuti pubblici e all’eventuale ingresso dello Stato nel capitale delle aziende e dimenticare invece il ruolo significativo che, sempre e ancor di più in questo contesto, può essere interpretato proprio dal mondo del risparmio gestito per sostenere e accompagnare le imprese nel loro percorso di sviluppo. Dagli investimenti in innovazione (a partire dalla sempre maggiore necessità di adeguarsi a un mondo sempre più digitalizzato, anche per i cambiamenti degli stili di vita imposti dal Coronavirus) alla capacità di competere sia sul mercato interno sia, e soprattutto, su quello internazionale. Perché,

avverte Bini Smaghi "avere aziende più forti e più competitive è la nostra salvezza".

Il mondo del risparmio gestito, del resto, ha le risorse per trasferire all’economia reale con benefici sia per l’investitore sia per le imprese. E sul mercato, grazie anche alle politiche monetarie della Bce che sta comprando titoli di Stato (a partire dai Btp) non manca la liquidità che gli intermediari finanziari, in primis le banche, devono mettere a disposizione del sistema economico: l’industria, il commercio, i servizi.

E le banche e gli intermediari finanziari, nonostante le difficoltà dovute sia all’interpretazione e all’implementazione dei recenti decreti legge del governo sia ai rallentamenti provocati da un’organizzazione del lavoro necessariamente modificata per garantire la sicurezza anche dagli istituti di credito, sono state vicine a famiglie e imprese. Alle quali, sottolinea sempre Bini Smaghi, possono fare da volano proprio le risorse del risparmio gestito. Del resto, anche in tempi di Coronavirus, gli italiani hanno dimostrato fiducia verso l’industria del risparmio e, dopo l’inevitabile frenata di marzo, si è assistito a una ripresa di raccolta in aprile. Una ripresa che ha visto, in particolare, Arca Fondi Sgr registrare una raccolta netta di 33,28 milioni per i fondi e di 3,87 per i Pir.

Proprio i Pir, strumento per i quali Arca è sempre stata molto attiva e leader di questo segmento di mercato, rappresentano, spiega sempre Bini Smaghi, uno strumento importante per trasferire i risparmi all’economia reale, così come i fondi chiusi o aperti. In particolare alle Pmi che devono però condividere l’apertura al mercato dei capitali (dall’ingresso di soci esterni alla quotazione in Borsa all’emissione di corporate bond) con l’iniezione di nuove risorse finanziarie sia per colmare il gap della sottocapitalizzazione delle piccole aziende italiane (prevendo iter sburocratizzati e più celeri specialmente in questa fase per i piani di ricapitalizzazione) sia per finanziare la crescita, dai mercati esteri alla digitalizzazione.

Ma i Pir, grazie anche agli incentivi fiscali sul capital gain e alla discesa dei valori borsistici, a causa dell’effetto pandemia sui mercati, delle aziende quotate, rappresentano anche un’opportunità per gli investitori all’interno, sottolinea il vicedirettore generale di Arca Fondi Sgr, di una corretta diversificazione dei portafogli. Diversificazione per la quale è fondamentale l’apporto e il valore aggiunto della consulenza, come quella fornita dai professionisti di Arca Fondi.

Una consulenza, che grazie anche alle nuove tecnologie (con la continuità dei rapporti anche via smartphone, compresa la possibilità di poter visionare ogni giorno per esempio il valore dei fondi) non è venuta meno in questa fase d’emergenza da Coronavirus è anzi, conclude Bini Smaghi, ha evitato a oltre 100mila clienti di Arca di commettere l’errore più comunque quando i mercati crollano: svendere facendosi prendere dall’emotività.