di Antonio Troise Il conto alla rovescia per utilizzare i 209 miliardi del Recovery Fund è cominciato. Domani tornerà a riunirsi il Comitato interministeriale per gli affari europei. Obiettivo: raccogliere le idee e presentare entro il 15 ottobre il cosiddetto Recovery plan italiano. Un passaggio decisivo per poter inserire già nella prossima Finanziaria una prima tranche di risorse – 20 miliardi di euro – da spendere nel 2021. Proseguono a ritmi serrati anche le audizioni alla Camera. Ieri è stato ascoltato...

di Antonio Troise

Il conto alla rovescia per utilizzare i 209 miliardi del Recovery Fund è cominciato. Domani tornerà a riunirsi il Comitato interministeriale per gli affari europei. Obiettivo: raccogliere le idee e presentare entro il 15 ottobre il cosiddetto Recovery plan italiano. Un passaggio decisivo per poter inserire già nella prossima Finanziaria una prima tranche di risorse – 20 miliardi di euro – da spendere nel 2021. Proseguono a ritmi serrati anche le audizioni alla Camera.

Ieri è stato ascoltato Fabrizio Balassone, Capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia, che ha cominciato a dare i primi numeri sull’impatto dei fondi Ue: almeno 3 punti di Pil entro il 2025. Ovviamente, al netto dell’incertezza del quadro economico ma, soprattutto, a condizione che il governo sappia utilizzare "in maniera efficiente" la dote europea. Serve "uno sforzo straordinario nell’attività di programmazione e una capacità di realizzazione che non sempre ha mostrato di possedere – osserva Balassone – non è un’impresa facile".

In realtà, a quanto risulta, i progetti non mancano. Sul tavolo di Palazzo Chigi sarebbero arrivate non meno di 500 schede dai diversi ministeri, per un importo che supera abbondantemente la dote a disposizione. Il lavoro di scrematura è già stato avviato. Per questo una parte dell’esecutivo, a cominciare da Gualtieri e Speranza, ministri rispettivamente dell’Economia e della Salute, insistono per usare anche le risorse del Mes, il Fondo Salva-Stati. Sulla stessa linea anche il leader del Pd, Zingaretti. Mentre Renzi insiste sulla necessità di "accelerare".

Il Recovery plan da presentare a Bruxelles a metà ottobre, dovrebbe prevedere tre linee strategiche: modernizzazione, transizione ecologica, inclusione. La parte del leone spetta al ministero della Salute, che ha presentato progetti per circa 67 miliardi: si va dall’ammodernamento della rete ospedaliera alla realizzazione di nuovi poli sanitari fino alla digitalizzazione dei servizi di assistenza, anche con l’uso dell’intelligenza artificiale. C’è poi tutto il capitolo delle infrastrutture, dalla rete a banda ultralarga all’estensione dell’Alta Velocità fino a Reggio Calabria. Sarebbe previsto anche un piano straordinario per la manutenzione delle città.

Non meno importanti i capitoli degli investimenti green e quelli destinati alla competitività del sistema. Fra gli interventi spiccano quelli destinati alla trasformazione digitale, da 30 miliardi di euro. In programma la detassazione degli utili reinvestiti, l’estensione al Nord della decontribuzione e per tre anni del bonus del 110%.