Martedì 11 Giugno 2024
ANTONIO TROISE
Economia

Pnrr: il governo chiede tempo e assume tecnici. Ma rinuncia a tante opere

Nuovo decreto per rafforzare la pubblica amministrazione. Via alla selezione dei progetti fattibili: l’ipotesi di nominare supercommissari per sbloccare le procedure

Raffaele Fitto

Raffaele Fitto

Roma, 2 aprile 2023 – Un mese di tempo per sbloccare la terza tranche dei finanziamenti targati Pnrr che vale 19 miliardi. Poi, altri 30 giorni, per presentare a Bruxelles un piano di "salvataggio" dei circa 200 miliardi destinati all’Italia. Nel frattempo, un nuovo decreto, il terzo della serie, per rafforzare l’esercito di tecnici e progettisti che lavorano nella pubblica amministrazione e semplificare ulteriormente le procedure. Sull’orizzonte, anche la possibile nomina di "super-commissari" per le grandi opere che stentano a decollare. La strategia del governo per evitare un clamoroso autogol sul Piano di Ripresa e Resilienza comincia a prendere forma.

Nella tolda di comando ci sono il ministro della Coesione, Raffaele Fitto, quello dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario alla Presidenza, Alessandro Mantovano. Ieri, il Commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, ha spezzato una lancia a favore dell’esecutivo italiano. "Sul Pnrr sono ottimista e non sono preoccupato per l’erogazione richiesta a fine dicembre. I punti che sono ancora da chiarire saranno chiariti e vedo grandissima buona volontà da parte del governo". Ma non basta. Gentiloni apre uno spiraglio anche sulla trattativa per rinegoziare i termini del Pnrr: "Quando arriveranno le proposte di emendamento, la Commissione è pronta ad esaminarle con il massimo di collaborazione e di flessibilità. Abbiamo già approvato la revisione di piani per tre Paesi, Lussemburgo Germania e Finlandia".

Ma che cosa ha in mente il governo? Il primo passo sarà, la prossima settimana, il varo del decreto Pnrr-3, con misure per migliorare l’organizzazione della Pubblica amministrazione, dare garanzie dello Stato alle imprese che devono aprire i cantieri, procedere con una nuova raffica di assunzioni per colmare i vuoti di organico più vistosi e, infine, consentire ai tecnici che lavorano al Pnrr di continuare a restare al lavoro anche una volta raggiunti i requisiti previdenziali.

Nel frattempo dovrebbe concludersi il monitoraggio disposto da Fitto per conoscere quali opere sicuramente non potranno essere concluse entro il giugno del 2026. L’elenco è lungo. Ci sono le migliaia di proposte arrivate dai Comuni e che non hanno ancora completato la fase della progettazione. Ma anche progetti molto complessi, che prevedono interventi infrastrutturali, come viadotti o gallerie, impossibili da completare in tre anni: è il caso del raddoppio della Orte-Falconara o della Roma-Pescara. Ci sono poi i progetti che rischiano di saltare per mancanza di componenti elettronici, soprattutto di derivazione cinese. E’ il caso del grande programma di controllo sulla rete ferroviaria. Infine, ci sono le opere che si sono fermate a causa dell’impennata dei costi delle materie prime e che hanno bisogno di una profonda revisione dei piano di investimento predisposto due anni fa.

"Rispetto all’impostazione iniziale c’è stato lo scoppio di una guerra nel cuore dell’Europa con i riflessi in materia. E se proprio vogliamo trovare una causa della difficoltà di implementazione del Pnrr dobbiamo trovarlo semplicemente nello stress – spiega il ministro Giorgetti – a cui abbiamo sottoposto la struttura burocratica della pubblica amministrazione che probabilmente non era e non è all’altezza di sostenere questo tipo di choc di domanda".

Per i progetti in ritardo le strade a disposizione sono due. Da una parte una rimodulazione dei programmi all’interno del Pnrr, favorendo le stazioni appaltanti che marciano più velocemente. Ma, soprattutto, la possibilità di connettere tutti i fondi a disposizione dell’Italia per spostare i cantieri in ritardo su quelli che hanno scadenze più lontane. Come ad esempio fondi di Coesione che vanno spesi entro il 2029. Infine, altra idea, è di utilizzare il Repower-Ue, l’altro capitolo di spesa con fondi di Bruxelles dove potrebbero essere dirottati i progetti in ritardo. La partita è aperta ma il confronto con la commissione sarà tutt’altro che facile. Anche perché dovrà tenere conto delle diffidenze sulla capacità di spesa degli italiani che arrivano dai Paesi nordici.