Mercoledì 22 Maggio 2024
ALESSANDRO D’AMATO
Economia

Patto di stabilità Ue, l’economista De Romanis: "I politici non vogliono regole. Per loro il debito è sempre buono"

La docente della Luiss: se dovesse esserci uno choc, la nostra economia sarà più vulnerabile "Dovremmo indignarci per l’opposizione dei nostri europarlamentari al patto di Stabilità"

Romma, 25 aprile 2024 – “Io dico che dobbiamo indignarci. Chi è in maggioranza ha screditato il lavoro del governo. L’opposizione del Pd ha fatto la stessa cosa con quello di Gentiloni". La professoressa Veronica De Romanis, docente di European Economics alla Luiss di Roma e alla Stanford University Firenze e in libreria con "Il pasto gratis" (Mondadori), non usa mezzi termini per la scelta degli europarlamentari italiani di opporsi (in larghissima parte) al Patto di Stabilità, a cui Strasburgo ha dato comunque il via libera.

Eppure Gentiloni ha detto ironicamente che finalmente la politica italiana ha dato una dimostrazione di unità.

Veronica De Romanis
Veronica De Romanis

"Questa decisione lancia un messaggio molto chiaro, ovvero che ci siamo abituati a non avere regole. Alla fine il punto è quello".

E ora cosa succede? Sono possibili ulteriori sorprese nel voto del Consiglio, dove serve l’unanimità?

"Non posso sapere cosa succede, visto che ormai ci siamo abituati a qualsiasi sorpresa. Io non mi sarei mai aspettata che i partiti di maggioranza, i quali avevano detto che quello che era stato firmato era il miglior compromesso possibile, poi votassero contro. Già questo basta per indignarsi. La classe politica, sia il governo che l’opposizione, non sa spiegare il concetto di costo".

L’Italia è il Paese con il deficit più alto, con il secondo debito pubblico dell’Ue e quello in cui gli eurodeputati si astengono o votano contro il Patto. Qui nessuno vuole pagare il conto?

"Assolutamente. Ci siamo abituati a servire pasti gratis e a pensare di finanziare le misure a debito perché tanto è debito "buono" e allora perché limitarlo con delle regole? Quello che è avvenuto al Parlamento Europeo è molto chiaro: la nostra classe politica non vuole regole e ora non sa più come spiegare che siamo tornati in un sistema dove ci sono le regole. Questo non tutela i nostri interessi e soprattutto non tutela i più deboli. Perché aumentare il debito come in questi anni rende più vulnerabile l’economia in caso di choc, ci costa (paghiamo 85 miliardi di spesa per interessi: sono soldi che sottraiamo ai servizi pubblici) e soprattutto finanziamo misure come il Superbonus che sono regressive. Così i poveri hanno finanziato la ristrutturazione delle case dei ricchi. Non votarle significa non tutelare i più deboli".

Ma le nuove regole sono migliori o peggiori rispetto al vecchio Patto di Stabilità?

"Io penso che il vecchio patto andasse bene. La riforma non mi è mai piaciuta, ma le regole servono. Quello di prima non piaceva per l’austerità che in realtà non c’è mai stata, quello nuovo nemmeno. Ciò che abbiamo visto da Renzi in poi è che noi le regole le abbiamo sempre aggirate. Con la flessibilità, con le clausole di salvaguardia, addirittura ‘nascondendo’ il taglio del disavanzo del 2,4 al 2,04 con Conte. C’è quest’idea che più spendi, più cresci e il debito non è un problema. Ma non è vero. Lo abbiamo visto con i 150 miliardi del 110% che non hanno portato a un’economia così dinamica, e il debito non è un problema".

Eppure secondo molti le nuove regole sono migliori delle vecchie.

"La verità è che non lo sappiamo. Ci sono criteri uguali per tutti e che non ci coinvolgono perché andremo in procedura di disavanzo eccessivo e in quegli anni non dovremo rispettare la riduzione del debito/Pil dell’1% all’anno. Per la traiettoria tecnica di ogni Paese dobbiamo aspettare le decisioni della Commissione. Per questo adesso è impossibile giudicare".

Giorgetti ha detto che il Patto di stabilità non soddisfa chi crede che la crescita dipenda dal modello ‘Lsd’, cioè lassismo, debito e sussidi e che il modello di crescita che ha fatto grande questo Paese nel dopoguerra è quello che passa attraverso sacrificio, investimento e lavoro. Non è in contraddizione con la sua maggioranza?

"E infatti Giorgetti l’ha firmato questo patto. Lui è quello che c’entra meno di tutti. Il problema sono i parlamentari europei della sua maggioranza, che astenendosi contraddicono il lavoro del governo. Lo sfiduciano? Questo non lo so. Di certo fanno il contrario. E allora la domanda è: cosa fanno questi in Europa?".

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