Sofidel mette le carte in tavola: "Crescita e sostenibilità"

IL TRAGUARDO DEI 2 MILIARDI di euro di ricavi è stato superato nel 2020, spinto anche dal forte aumento dei...

Sofidel mette le carte in tavola: "Crescita e sostenibilità"
Sofidel mette le carte in tavola: "Crescita e sostenibilità"

IL TRAGUARDO DEI 2 MILIARDI di euro di ricavi è stato superato nel 2020, spinto anche dal forte aumento dei consumi casalinghi di carta per uso igienico e domestico imposti dalla pandemia. E quello dei 3 miliardi è stato raggiunto e oltrepassato (circa 3,1) nel 2023, un terzo del quale realizzato negli USA – già oggi il principale mercato del Gruppo e ancora in forte crescita - con un obiettivo di lungo termine: arrivare ad avere un fatturato equivalente fra Europa e America, 50% e 50%, nel giro di una decina di anni. Sono i numeri di Sofidel, già una "Regina" - dal nome del suo prodotto più iconico - nel mondo delle carte ’tissue’, che vende in oltre 50 Paesi e produce non solo in Italia ma anche in molte nazioni europee, dalla Francia alla Gran Bretagna, dalla Spagna alla Germania, e - appunto - anche negli Stati Uniti, dal 2012. La produzione di carta igienica che rappresenta oltre il 60% dei ricavi, di asciugatutto per la cucina che valgono un altro 25% del fatturato complessivo e di tovaglioli (10% dei ricavi), fazzoletti e veline (5%). "Una produzione, realizzata con circa 7200 dipendenti", esordisce Luigi Lazzareschi (nella foto sopra), ad del gruppo (mentre Edilio Stefani ne è presidente dal 2021 succedendo al padre Emi), in un settore altamente energivoro che ha dovuto fronteggiare anche i forti rincari di gas ed elettricità - per fortuna adesso in parte rientrati - e attivare rigorose politiche ambientali di salvaguardia della risorsa idrica e forestale.

"Siamo consapevoli degli impatti ambientali del nostro settore, per questo– spiega Lazzareschi – il Gruppo ha investito e continua a investire significativamente nello sviluppo sostenibile e in una crescita responsabile di lungo periodo. Lavoriamo costantemente per ridurre al minimo l’impatto sul capitale naturale e favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio".

Questo lavoro cosa ha prodotto in termini di sostenibilità?

"Sofidel è stata la prima azienda manifatturiera italiana, e la prima al mondo nel settore tissue, ad avere aderito nel 2008 al programma internazionale Wwf Climate Savers, impegnandosi a raggiungere ambiziosi traguardi di riduzione delle emissioni climalteranti. Negli ultimi quattro anni abbiamo investito oltre un miliardo di euro per aumentare l’efficienza energetica, utilizzare energia da fonti rinnovabili e disporre di impianti caratterizzati da elevati standard ambientali, grazie all’utilizzo di nuove tecnologie e processi produttivi innovativi. Abbiamo inoltre standard virtuosi in termini di utilizzo della risorsa idrica e utilizziamo materia prima fatta al 100% di cellulosa garantita da terze parti indipendenti attraverso schemi di certificazione forestale come FSC e PEFC".

In oltre 50 anni come è diventata Sofidel quella che è oggi, ovvero uno dei gruppi leader al mondo nel settore tissue?

"È stato un percorso segnato da quattro diverse macro-fasi di crescita. La prima, a partire dalla metà degli anni Settanta, è stata caratterizzata dall’affermazione della produzione in Italia e dall’avvio della collaborazione con la Gdo e quindi dell’esportazione in Europa, a partire da Francia e Germania, Paesi vicini geograficamente e allo stesso tempo simili all’Italia per abitudini e modelli di consumo. Negli anni Novanta, grazie al consolidamento del mercato europeo, sono state poste invece le basi per un’ulteriore crescita produttiva attraverso investimenti ingenti in nuovi stabilimenti per servire da vicino i nostri clienti, tenendo conto che i nostri sono prodotti leggeri ma ingombranti da trasportare, per i quali i costi logistici hanno una grande incidenza. L’inizio di questa strategia di prossimità, con stabilimenti localizzati a una distanza di 350-400 chilometri dai nostri clienti, è avvenuto nel 1997 con la costituzione del primo stabilimento in Francia. Una strategia replicata nei primi anni Duemila in tutta Europa, con grandi investimenti greenfield in Polonia, Gran Bretagna, Spagna e Germania".

Le altre due fasi?

"La terza, a partire dal 2008, ha riguardato una serie di acquisizioni di aziende in Europa con brand come Softis (Germania), Sopalin e LeTréfle (Francia), il gruppo LPC con stabilimenti in Gran Bretagna, Svezia, Belgio e Francia e la svedese Swedish Tissue Ab. Fase di espansione che ha visto poi nel 2012 la decisione di allargare ulteriormente i nostri confini sbarcando negli Stati Uniti con l’acquisizione della società Cellyne. Infine, la quarta fase: quella del potenziamento produttivo di tutti i nostri impianti investendo in innovazione tecnologica, automazione e sostenibilità".

Quanto è stato importante la svolta americana?

"Il mercato nordamericano è il principale al mondo per consumo pro-capite di carte tissue. Un mercato dove oggi realizziamo circa il 27% dei nostri ricavi totali, siamo presenti ormai in otto Stati e abbiamo esportato le nostre tecnologie, molto più all’avanguardia rispetto a quelle locali, inaugurando nel 2018 anche il primo impianto greenfield a Circleville nell’Ohio, a oggi il più grande, moderno e sostenibile del gruppo Sofidel in tutto il mondo, e un secondo, a Inola, in Oklahoma nel 2020".

Siete il secondo gruppo in Europa nel vostro settore e tra i primi al mondo. Che cosa volete fare da grandi?

"Il mercato in cui operiamo è ancora in crescita soprattutto dagli Stati Uniti dove assistiamo a un forte sviluppo delle marche private della grande distribuzione organizzata e dove riteniamo vi sia spazio per avere tassi di crescita di mercato a doppia cifra. In Europa invece l’obiettivo è di consolidare le nostre quote".

E nel resto del mondo?

"In Africa non esiste ancora un mercato tissue mentre in India il consumo pro-capite è ancora troppo basso per essere interessante come Paese. La Cina invece ha tecnologie avanzate e sovracapacità produttiva in questo settore che rendono inavvicinabile per un esterno il mercato. L’interesse invece potrebbe riguardare i Paesi del Sudamerica. Io però ho 61 anni e mi avvicino all’età della pensione. Magari chi guiderà l’azienda dopo di me intraprenderà questo nuovo percorso per Sofidel".

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