Giovedì 30 Maggio 2024

Marchi storici e innovazione. Conserve. Italia guarda al futuro

LA CAMPAGNA LARGA, ampia, materna dell’Emilia-Romagna è quel luogo magico che si riempie di fioriture e odori ricchi di frutta...

Marchi storici e innovazione. Conserve. Italia guarda al futuro

Marchi storici e innovazione. Conserve. Italia guarda al futuro

LA CAMPAGNA LARGA, ampia, materna dell’Emilia-Romagna è quel luogo magico che si riempie di fioriture e odori ricchi di frutta e verdura nei mesi più caldi dell’anno, ma è anche il luogo nel quale l’impresa ha trovato nella cooperazione la sua vocazione più profonda. Fra le più belle storie di cooperazione c’è senza dubbio quella di Conserve Italia, un gruppo cooperativo nato a San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna e cresciuto tanto, sapendo cambiare guardando ogni volta al futuro. Con un fatturato che supera il miliardo di euro, 14 mila soci produttori e 3 mila dipendenti è senza dubbio un punto di riferimento del Made in Italy in Italia e nel mondo. "Il connubio tra azienda di marca e modello cooperativo è la migliore garanzia per la salvaguardia e la promozione delle eccellenze Made in Italy", dice Maurizio Gardini (nella foto), presidente di Conserve Italia e Confcooperative. "Mi considero un imprenditore agricolo a tutti gli effetti, a volte arrivo in ufficio con le scarpe sporche di terra, perché non manco mai di andare in campagna". Gardini è alla guida di un Gruppo cooperativo con marchi che hanno scritto la storia del Made in Italy, come Cirio, fondato nel 1856 a Torino da quel pioniere dell’industria alimentare che è stato Francesco Cirio da quale sono nate le conserve di pomodoro e legumi, Yoga, presente dal 1946 e leader nei succhi di frutta, comparto dove dal 1947 è presente anche Derby, poi Derby Blue, senza dimenticare Jolly, poi Jolly Colombani, che proprio quest’anno festeggia i 100 anni. Avere marchi storici in portfolio è un vero orgoglio per Gardini. "I nostri marchi iscritti nel Registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale istituito al ministero delle Imprese e del Made in Italy sono tanti – precisa – Contiamo di inserire in tempi brevi anche Valfrutta, il marchio con cui è nata Conserve Italia e che si appresta a festeggiare i 50 anni".

Gardini, cosa contraddistingue un’azienda di marca dalle altre nella promozione del Made in Italy?

"Le aziende di marca hanno una missione più a lungo termine rispetto alle altre. Non possono ragionare solo guardando al breve o medio periodo, hanno la responsabilità di sostenere marche che – come nel nostro caso - hanno contribuito a scrivere la storia di decine di milioni di famiglie e rappresentano un insieme di valori ormai parte integrante del vissuto del Paese. Le marche sono un patrimonio intergenerazionale che va sempre rinnovato ma con le radici ben salde in una lunga e spesso gloriosa tradizione. Pensiamo a Cirio, marca nata prima che ancora fosse costituita l’unità d’Italia, arrivata fino ad oggi in oltre 160 anni di storia con molte vicissitudini, ma ancora elemento di identificazione per tantissime persone. Non a caso abbiamo voluto celebrare proprio Cirio in occasione della mostra Identitalia organizzata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e allestita a Palazzo Piacentini".

In cosa il modello di impresa cooperativa, coniugato con l’azienda di marca, può eccellere?

"Grazie alla cooperazione e al suo modello di proprietà diffusa e condivisa tra migliaia di agricoltori, le nostre eccellenze sono un patrimonio indisponibile, restando saldamente nelle mani della filiera italiana che non delocalizza le sue produzioni all’estero".

Parliamo di Conserve Italia?

"Un grande consorzio composto da 39 cooperative agricole con oltre 14.000 soci alle spalle che ogni anno conferiscono più di mezzo milione di tonnellate di frutta, legumi, cereali e pomodoro per la trasformazione industriale. I nostri tecnici agricoli, insieme a quelli delle cooperative, assistono i produttori accompagnandoli dalla programmazione alla semina fino alla raccolta. Abbiamo iniziative, come i progetti di filiera per impianti programmati di frutta, grazie alle quali assicuriamo un reddito minimo garantito agli agricoltori con contratti pluriennali, dando così stabilità e certezze alla filiera. La nostra base sociale esprime la governance del Gruppo cooperativo, siamo quindi un’azienda saldamente in mano ad una proprietà cooperativa; tutto questo ci rende diversi, non scalabili, più lungimiranti, perché non ci interessano fondi che forniscono grandi capitali per poi andarsene dopo 5-6 anni una volta remunerato l’investimento. Per questo ritengo che il connubio tra azienda di marca e modello cooperativo sia la migliore garanzia per la tutela e la promozione del Made in Italy, perché assicura che la marca rimanga saldamente ancorata al suo territorio e alla sua comunità di riferimento".

Come valorizzate questa doppia vocazione?

"Investendo a tutti i livelli per valorizzare la nostra filiera. Gli esempi sono diversi. Abbiamo approvato l’anno scorso un Piano di investimenti da 86,6 milioni di euro. L’obiettivo è quello di traghettare l’azienda verso la transizione digitale ed ecologica, migliorando efficienza, sostenibilità e produttività dei nostri stabilimenti".

La vostra è però anche una vocazione orientata all’innovazione, giusto?

"Decisamente sì. Penso ai progetti di innovazione digitale e tecnologica in agricoltura, a partire da quello più recente: la più grande rete di monitoraggio agronomico in Italia realizzata con xFarm, che coinvolge 200 aziende agricole di nostri soci frutticoltori romagnoli per oltre 700 ettari dove abbiamo installato 600 dispositivi come stazioni meteo, sensori di umidità del suolo o bagnatura foglie fornendo all’agricoltore, tramite app su smartphone, informazioni dettagliate a supporto delle sue decisioni".