Mercoledì 22 Maggio 2024

Giovannini (ASviS) al governo: sul Green Deal basta con i ritardi

SOLO ACCELERANDO sugli investimenti verdi e trasformando la nostra politica economica in funzione di uno scenario a emissioni zero si...

Giovannini (ASviS) al governo: sul Green Deal basta con i ritardi

Giovannini (ASviS) al governo: sul Green Deal basta con i ritardi

SOLO ACCELERANDO sugli investimenti verdi e trasformando la nostra politica economica in funzione di uno scenario a emissioni zero si riducono i costi, si genera crescita, si mantengono i conti pubblici in ordine e si contribuisce a contrastare la crisi del clima, rispettando gli impegni presi dall’Italia. Questo è il responso del rapporto di primavera dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, appena presentato. "Ritardare la transizione energetica a partire dal 2030, invece, aumenta i costi nel breve, nel medio e nel lungo termine, rallentando l’economia, senza contare l’aumento del rischio di eventi climatici disastrosi", spiega il direttore scientifico dell’ASviS Enrico Giovannini (nella foto), che è stato ministro delle Infrastrutture nel governo Draghi e del Lavoro nel governo Letta e oggi insegna Statistica economica all’università di Tor Vergata. Giovannini propone al governo di porre la transizione energetica e la sostenibilità al centro del prossimo Piano Fiscale di Medio Termine. "Non è più possibile pensare una politica economica al di fuori della sostenibilità", commenta.

Lo studio di ASviS conferma attraverso l’analisi di diversi scenari che la transizione energetica comporterà profondi cambiamenti strutturali nell’economia, ma ritardare o rallentare la transizione avrebbe enormi costi economici e sociali. Al contrario, accelerare la transizione può generare una nuova ondata di innovazione, aumentando l’efficienza dei sistemi produttivi e producendo risultati migliori per le persone e per il pianeta. In pratica, dall’analisi dell’ASviS emerge che non basta continuare nella traiettoria attuale, presa come scenario di base: porterebbe ad un rallentamento della crescita e all’aumento delle temperature mondiali di almeno 1,9°C rispetto ai livelli pre-industriali. Nemmeno lo scenario che punta solo alla neutralità carbonica entro il 2050 darebbe i migliori risultati. Lo scenario migliore possibile sarebbe quello che oltre alla neutralitá carbonica punta all’innovazione verde (scenario "net zero transformation"), con politiche strutturali ben progettate sul lato dell’offerta, che possono non solo attenuare gli effetti depressivi sul breve periodo della transizione, ma soprattutto far sì che la transizione energetica si trasformi in un aumento del benessere collettivo. "Una maggiore spesa green stimolerebbe la domanda aggregata con uno shock keynesiano nel breve termine, aumentando la produttività a lungo termine. In questo scenario il Pil globale raggiungerebbe un livello più alto dell’1,9% e quello italiano del 2.2% rispetto allo scenario di base", spiega Giovannini.

Ipotizzando poi che gli investimenti green siano analoghi a quelli in ricerca e sviluppo, aumentando così il tasso d’innovazione verde, si contribuirebbe all’aumento della produttività e questo stimolerebbe un’ulteriore output dello 0,5% del Pil mondiale. "In uno scenario di trasformazione green il debito pubblico scenderebbe con maggiore forza e velocità rispetto allo scenario di base e le entrate fiscali aggiuntive potrebbero essere reinvestite in misure di redistribuzione, che contribuirebbero a raggiungere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Il tasso di disoccupazione si ridurrebbe di 0,4 punti percentuali", prevede Giovannini. "Da evitare a tutti i costi, invece, una transizione tardiva, ossia in atto a partire dal 2030. Sarebbe troppo tardi non solo in termini climatici, ma anche di costi per l’economia. Il Pil reale calerebbe rispetto a quello dello scenario di base di quasi il 3%, a causa dell’inflazione che incide sui redditi reali e di un tasso di disoccupazione più alto. Il costo per azzerare le emissioni sarebbe concentrato in due sole decadi, diventando più oneroso nel complesso, e comunque non riuscirebbe a contenere la temperatura entro gli 1,7°C", sottolinea Giovannini. L’inazione si profila infine come scenario peggiore: porterebbe a superare i 2,3°C di surriscaldamento rispetto ai livelli pre-industriali e alla catastrofe climatica, con un crollo del Pil mondiale e italiano (ridotto del 30% rispetto allo scenario di base) e una disoccupazione al 17,4%, ossia 9 punti percentuali in più rispetto allo scenario di base. Il rapporto delinea anche "Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050. Le scelte da compiere ora per uno sviluppo sostenibile": in due capitoli s’illustrano i timidi progressi e le incertezze del percorso italiano verso lo sviluppo sostenibile, analizzando la legislazione e il quadro di investimenti da ottobre 2023 ad oggi, compresa la legge di bilancio e la revisione del Pnrr. "Il quadro non è positivo. Al di là dei singoli interventi attuati attraverso provvedimenti approvati nel corso del 2023, la Legge di bilancio per il 2024 contribuisce limitatamente all’attuazione dell’Agenda 2030. Colpisce, in particolare, l’assenza di una strategia per una crescita sostenibile di medio-lungo termine e una visione sistemica capace di collegare la legge di bilancio con le altre linee di intervento pubblico. È necessario che si faccia di più", esorta Giovannini.

ASviS, in particolare, chiede di adottare un approccio sistemico per disegnare e attuare le politiche pubbliche; definire un piano fiscale a medio-termine che ponga al centro la sostenibilità e integri lo scenario Net-Zero Transformation presentato nel rapporto; varare una legge sul clima che sancisca la neutralità climatica dell’Italia entro il 2050; definire un Piano nazionale integrato energia-clima all’altezza del pacchetto Fit-for-55; attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e investire nella messa in sicurezza del territorio; rafforzare le politiche per lo sviluppo sostenibile in prospettiva territoriale e minimizzare i rischi di aumento delle disuguaglianze derivanti dall’autonomia differenziata.

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