Domenica 21 Aprile 2024

ErreDue, sostenibilità e business vanno a braccetto

NEL 1985, A LIVORNO tre ragazzi svilupparono uno dei primi calcolatori per l’automazione elettronica. Una delle applicazioni più innovative riguardava...

ErreDue, sostenibilità e business vanno a braccetto

ErreDue, sostenibilità e business vanno a braccetto

NEL 1985, A LIVORNO tre ragazzi svilupparono uno dei primi calcolatori per l’automazione elettronica. Una delle applicazioni più innovative riguardava il mondo dell’idrogeno. Quando nessuno parlava di sostenibilità, questi ragazzi capirono l’importanza delle energie rinnovabili e le grandi prospettive di questo business. Un altro ragazzo si è unito a loro e insieme hanno progettato una nuova tecnologia per produrre energia con l’idrogeno.

È questo il biglietto da visita della società ErreDue di Livorno presieduta da Enrico D’Angelo, 75 anni con una bella voce da lirico, grande passione per la cucina e una bella ’testa’.

"Pensi che quando diventò obbligatorio indossare il casco per andare sul motorino, io non trovavo la misura" dice D’Angelo sorridendo e mostrando subito il carattere ironico tipico del livornese doc.

Di recente ErreDue ha consegnato a Snam un elettrolizzatore da 500 kW per la produzione di idrogeno verde.

"È il primo di una serie di impianti che abbiamo dato a Snam per la transizione energetica. Andrà in un’importante azienda italiana per la decarbonizzazione industriale. Poi sarà trasferito in un altro stabilimento nel settore del vetro sempre per la decarbonizzazione. Siam soddisfatti di supportare Snam in questa importante iniziativa e fornire assistenza tecnica per garantire il successo delle sperimentazioni e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Questo generatore sarà utilizzato da Snam per condurre sperimentazioni e test per abilitare l’utilizzo di idrogeno in differenti applicazioni industriali e di mobilità, dando la possibilità agli utilizzatori finali di verificare la compatibilità con l’idrogeno di materiali e processi. Con la visibilità che ci ha dato la Borsa siamo in grado di competere e le grandi aziende tipo Eni e Snam ci guardano con interesse".

ErreDue si è quotata in Borsa, un passo decisivo. Cosa è cambiato?

"Il 6 dicembre 2022 ci siamo quotati in Borsa, siamo stati la prima azienda livornese a farlo. E forse, ancora oggi, siamo l’unica. E’ stato importante perché ci ha dato molta visibilità. Eravamo conosciuti in un mercato ristretto, di nicchia, quello dell’idrogeno che era soprattutto metallurgia e pochi altri settori, invece la transizione energetica si apre ed ha numeri impressionanti".

Da un punto di vista logistico, come siete organizzati?

"L’anno scorso abbiamo comprato un immobile al Picchianti, l’area industriale di Livorno, che ospitava attività di stampa, e ora stiamo aspettando - entro dieci giorni - le autorizzazioni del Comune perché abbiamo presentato un piano di ristrutturazione che prevede un bell’ampliamento. Ci faremo grandi impianti, macchine da un Megawatt in su, con l’officina meccanica. Abbiamo sei immobili dislocati sul territorio. Il problema è che a Livorno non ci sono grandi aree a vocazione industriale quindi appena ci sono state strutture disponibili io le ho acquistate".

ErreDue dà lavoro a 22 persone, soci dipendenti, in gran parte periti e ingegneri. Da voi la ricerca è importante?

"Direi fondamentale. Nel 2014 ho inserito uno spin-off universitario fatto da quattro professori e l’Università di Pisa. Noi rilevammo le quote dell’Università e portammo questa esperienza dentro all’azienda, da qui è nato questo nuovo spirito di ricerca che, per l’industria è importante. Investire in ricerca per noi è sempre stato un must".

Il vostro ciclo produttivo è completo, producete voi tutte le parti dell’impianto?

"Proveniamo da esperienze diverse, prima facevamo macchine utensili e quindi meccanica, poi impianti elettronici quindi elettronica, poi software e dal 2014 anche la chimica. Avendo tutte queste esperienze all’interno siamo un’azienda verticalmente integrata. Noi ci costruiamo tutto. Siamo padroni della nostra tecnologia e del nostro know-out, non disperdiamo all’esterno le conoscenze e siamo sicuri dell’affidabilità dei nostri prodotti e della loro qualità".

Presidente, la prossima sfida?

"La speranza che gli stati capiscano che l’unica maniera per salvare il mondo è cambiare mentalità".

In che senso?

"Non si devono fare più i bilanci solo di sostenibilità finanziaria, servono anche quelli di sostenibilità ambientale. Per far questo gli Stati devono favorire la produzione di energie rinnovabili e la strada è quella dell’idrogeno. Un gas che può servire sia per fare l’energia elettrica che per produrre calore. Bruciare idrogeno vuol dire produrre vapore acqueo mentre qualsiasi altro combustibile si traduce in anidride carbonica, ossido di carbonio, prodotti solforati, polveri sottili che inquinano con pesanti ricadute sul cambiamento climatico e la salute delle persone".

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