Lunedì 22 Luglio 2024

Ancona scommette sulle crociere. Sì al nuovo terminal

DALL’ANNO DEI MALINTESI e dell’attendismo a quello delle certezze e dello sviluppo. Il porto di Ancona, capofila dell’Autorità di Sistema...

DALL’ANNO DEI MALINTESI e dell’attendismo a quello delle certezze e dello sviluppo. Il porto di Ancona, capofila dell’Autorità di Sistema del Medio Adriatico si appresta a chiudere un 2023 in chiaroscuro, ma con ottime prospettive davanti. L’anno appena iniziato dovrebbe essere quello giusto per una serie di punti fermi, a partire dalla creazione e dall’implementazione del nuovo Piano Regolatore del porto (quello che vecchio e tuttora in vigore è datato 1988). Il 2024 è l’anno giusto dopo che l’Autorità portuale ha redatto e inviato il Documento di programmazione strategica (Dpss) al Ministero dei Trasporti per la vidimazione finale: "Cerchiamo di affrontare il futuro con una visione d’insieme del sistema portuale - spiega il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Vincenzo Garofalo (nella foto a destra) -. Alla base c’è il Documento di programmazione strategica del sistema portuale che abbiamo condiviso in un percorso durato più di un anno con le istituzioni e il cluster marittimo perché questo è l’atto che pensa e disegna le infrastrutture e gli scali del futuro. Un lavoro proficuo, presentato nella Conferenza dei presidenti Adsp, l’ultimo passaggio prima di arrivare all’approvazione finale da parte del Mit. Da qui via ai nuovi piani regolatori portuali e i grandi progetti che interessano Ancona, a partire dalla realizzazione della ’Penisola’, dove spostare il traffico traghetti e su cui lavoriamo con il supporto professionale di Cdp". Dentro il Dpss ci sono tutte le opere considerate appunto “strategiche“ dall’Authority e dalle istituzioni, dalla “Penisola“ innanzitutto, diventata un mantra a tutti i livelli istituzionali. Nonostante il passo spedito dell’opera – un ‘braccio’ per collegare la nuova darsena alla diga di sovraflutto dove spostare tutto il porto commerciale, merci e passeggeri – per ora siamo solo all’inizio del lungo percorso che porterà alla sua realizzazione in tempi ancora difficili da definire. Per la ‘filiera’ istituzionale di destra e per l’Autorità portuale è diventata una conditio sine qua non, ma tra il dire e il fare c’è davvero di mezzo il mare e non solo quello. L’area dove dovrebbe innescarsi la “Penisola“ (un progetto presentato a inizio terzo millennio e poi rimasto nei cassetti dell’Ap a prendere la polvere fino all’anno scorso), tra la banchina 27 e la 28, nei pressi della foce del canale di Fosso Conocchio che divide i cantieri della nautica da diporto di lusso, è una foresta di sabbia e arbusti. In ordine di tempo la priorità dello scalo dorico è proprio quella, chiudere una volta per tutte l’appalto della Banchina Marche (o “lunga“) dopo anni di contenziosi, ritardi e burocrazia. Poi toccherà ai fondali, ai dragaggi e soltanto una volta risolti questi problemi, una volta per tutte, si potrà procedere oltre.

Questione di priorità e lo scalo anconetano ne prevede diverse: "Il nuovo terminal crociere al molo Clementino - aggiunge Garofalo - , per un settore in crescita che punta sempre più sullo scalo. A seguire l’ampliamento dello stabilimento Fincantieri, con cui abbiamo siglato un accordo di programma per un investimento complessivo di 80 milioni, all’elettrificazione delle banchine, la nuova biglietteria passeggeri, il potenziamento e l’ammodernamento delle banchine commerciali e della darsena Marche oltre alla valorizzazione delle eccellenze mondiali della cantieristica". I malintesi sono legati al Molo Clementino, da realizzare all’ingresso dello scalo con vista sulla Cattedrale di San Ciriaco, con l’obiettivo di diventare l’hub crocieristico della Msc. Un piano studiato dalla vecchia Ap assieme alla precedente amministrazione comunale di centrosinistra che oggi sarebbe già attivo e di mezzo non ci fosse stato il Covid. Dove sta il malinteso? Il nuovo sindaco, Daniele Silvetti (che ha tenuto la delega dell’ambiente per sé), in campagna elettorale ha sollevato dubbi sulla banchina Grandi Navi per questioni ambientali. Nei primi sei mesi della sua sindacatura avrebbe potuto bocciare il piano, seguendo la volontà delle organizzazioni ambientaliste, annullando la variante del 2019 che la rendeva ‘adatta’ anche per le navi da crociera (e non più solo per uso militare), ma soprattutto inserendo dei vincoli in sede di Dpss entro la scadenza di settembre. Nulla di tutto ciò è successo e adesso quindi il molo Clementino entra di diritto nella lista delle priorità anche dell’attuale Authority. I fronti si sono spaccati su questo tema, con Silvetti appoggiato dalla sinistra ambientalista, ma soltanto da una parte esigua della politica di centrodestra e soprattutto osteggiato dal grosso dell’imprenditoria mercantile anconetana. Risultato: tanto rumore per nulla. L’opera si farà e l’arma per convincere gli scettici in mano all’Autorità portuale è l’elettrificazione delle banchine.

Nel 2024 via ai lavori per l’applicazione dei collegamenti elettrici delle navi su tutte le banchine passeggeri dello scalo visto che da anni l’inquinamento fuori dai parametri per la salute pubblica, come ben evidenziato dal PIA (Progetto inquinamento atmosferico), è legato esclusivamente ai traghetti. I tecnici dell’Autorità portuale dorica stanno lavorando da tempo la soluzione più adatta per elettrificare l’hub crocieristico, compito certo più complicato rispetto a tutto il resto, ma la procedura è in fase avanzata. Il 2024, infine, sarà l’anno della trasformazione dell’area ex Bunge da sito abbandonato a volàno di sviluppo e quello dello spostamento di un paio di attracchi di traghetti dal Porto Antico alle banchine ex silos.