Giovedì 16 Maggio 2024

Adesso il software ascolta le piante e limita gli sprechi in agricoltura

È POSSIBILE COMPRENDERE la voce delle piante? A quanto pare, sì. L’intuizione potrebbe essere molto utile in chiave di sostenibilità....

È POSSIBILE COMPRENDERE la voce delle piante? A quanto pare, sì. L’intuizione potrebbe essere molto utile in chiave di sostenibilità. L’agricoltura è infatti è ad un bivio. Da un lato è fondamentale per sfamare gli abitanti del pianeta, dall’altro deve cambiare per riuscire a dare risposte ai problemi dell’ambiente e della fame. "Per produrre un chilo di carne bovina sono necessari circa 15mila litri di acqua e per la coltivazione di una tonnellata di riso servono circa 1500 metri cubi di acqua. Bastano questi numeri per rendersi conto di quanta acqua dolce consumiamo solo per sfamarci", dice Matteo Beccatelli (nella foto in basso), chimico, ceo e co-founder di Plantvoice, startup che, sfruttando l’innovazione, può dare risposte a molti problemi. Stando ai dati della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il 70% del consumo idrico mondiale dell’uomo è destinato all’agricoltura. Questo utilizzo intensivo inizia però a essere problematico, in quanto le risorse idriche si stanno riducendo a causa del cambiamento climatico e della conseguente siccità. Viene allora naturale chiedersi come si potrà sfamare, nei prossimi decenni, una popolazione mondiale che invece continua a crescere e che nel 2050 arriverà a 10 miliardi di persone. una delle possibilità risposte è nella ricerca, l’altra nella tecnologia. Plantvoice è una Società Benefit con sede a Bolzano che ha ideato una tecnologia innovativa che permette di analizzare la linfa delle piante in tempo reale e valutarne lo stato di stress, consentendo così alle aziende agricole di migliorare la produttività e la qualità delle coltivazioni, uniti ad un risparmio economico diretto di circa il 13%, in termini di riduzione dell’irrigazione, di fertilizzanti e di fitofarmaci.

A co-fondare la società sono due fratelli, Matteo Beccatelli, chimico, inventore specializzato nella realizzazione di tecnologie brevettate, con esperienza in diversi progetti di ricerca e sviluppo tra l’Italia e gli Stati Uniti nell’ambito della sensoristica, e Tommaso Beccatelli, tecnico elettronico, imprenditore agricolo, ed esperto di tecnologie di additive manufacturing. L’azienda ha la titolarità di un brevetto per cui ha ricevuto un rapporto di ricerca positivo sia a livello nazionale che internazionale tramite il Patent Cooperation Treaty, confermando l’originalità e l’innovazione della tecnologia. Plantvoice è una tecnologia sensoristica as-a-service avanzata che si traduce in un dispositivo fitocompatibile non invasivo, che viene introdotto direttamente nel fusto del vegetale, permettendo di avviare un monitoraggio in tempo reale dei dati fisiologici interni della pianta, cioè della linfa. La rilevazione viene fatta adottando un approccio a “pianta sentinella“, che si realizza sensorizzando una pianta rappresentativa dell’appezzamento agronomico omogeneo in cui è inserita, della dimensione media di metà ettaro. Una volta captati i dati, il sensore li invia in cloud a un software di intelligenza artificiale che li analizza utilizzando algoritmi personalizzati per fornire informazioni dettagliate, per esempio su un eventuale insufficiente apporto d’acqua o su un attacco di batteri e funghi. Informazioni che aiutano le aziende agricole a prendere decisioni tempestive per preservare la salute e la resa qualitativa delle coltivazioni e ad ottimizzare l’uso dell’acqua.

A differenza delle altre principali tecnologie agricole, come ad esempio i sensori meteorologici, di suolo, di irraggiamento e di temperatura, o anche le immagini satellitari e i droni, che forniscono agli agricoltori dati esterni alla pianta relativi all’ambiente che la circonda, la tecnologia Plantvoice raccoglie direttamente i dati interni dalla pianta, quasi come fosse una scansione, un elettrocardiogramma della pianta, attinenti alla sua fisiologia, consentendo una rilevazione rapida delle anomalie nello stato di salute, minimizzando la latenza rispetto alle tecnologie concorrenti. Inoltre, grazie alla sua interfaccia consente l’integrazione con altre applicazioni software in modo tale che i produttori agricoli possano utilizzare i dati raccolti anche in altre applicazioni e strumenti, evitando una frammentazione, poco funzionale, di tutte le risorse 4.0, ora presenti nell’ambito agricolo. Una di queste integrazioni è quella con ESGMax, la soluzione che semplifica la raccolta e l’analisi dei dati sulla sostenibilità, lungo tutta la filiera aziendale. Grazie alla partnership strategica avviata con Startup Bakery, startup studio italiano che la ha co-fondata insieme al ceo, Massimo Ferri, Plantvoice è in grado di raccogliere e analizzare in maniera automatizzata tutti i dati rilevati dai sensori ai fini della redazione del report di sostenibilità. Plantvoice ha scelto inoltre di creare una tecnologia che sia essa stessa sostenibile: i biosensori sono infatti realizzati con materiali biocompatibili e compostabili e possono resistere all’interno della pianta per un’intera stagione vegetativa, consentendone quindi un utilizzo prolungato.

La realizzazione avviene con tecniche di additive manufacturing, quindi poco energivore. "Plantvoice nasce dall’osservazione dei due principali problemi in agricoltura: il consumo idrico, che a livello mondiale dipende per gran parte dall’agricoltura, e lo sfruttamento del suolo - conclude il ceo -. Quando abbiamo ideato la nostra tecnologia avevamo in mente di risolvere proprio questi problemi. E lo abbiamo fatto ideando uno strumento che non invade la natura e non la modifica, ma grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale fornisce informazioni utili alle aziende agricole per gestire al meglio tutte le risorse".

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