Una manifestazione di protesta dopo la chiusura di una fabbrica
Una manifestazione di protesta dopo la chiusura di una fabbrica
di Claudia Marin A meno di colpi di scena in extremis, il primo luglio si riaprirà la possibilità di licenziare per le imprese dell’industria, dell’edilizia e per i grandi gruppi dei servizi. Il pressing dei sindacati non servirà a far fare macchina indietro al governo e, principalmente, a Mario Draghi. I sindacati insistono per la proroga del blocco fino a fine ottobre, se non fino a tutto il 2021, e sono pronti a scendere in piazza sabato prossimo in una giornata di mobilitazione a Torino, Firenze e Bari. Ma il premier, per intervenire con un decreto legge ponte, chiede l’accordo di tutti. Ma,...

di Claudia Marin

A meno di colpi di scena in extremis, il primo luglio si riaprirà la possibilità di licenziare per le imprese dell’industria, dell’edilizia e per i grandi gruppi dei servizi. Il pressing dei sindacati non servirà a far fare macchina indietro al governo e, principalmente, a Mario Draghi. I sindacati insistono per la proroga del blocco fino a fine ottobre, se non fino a tutto il 2021, e sono pronti a scendere in piazza sabato prossimo in una giornata di mobilitazione a Torino, Firenze e Bari. Ma il premier, per intervenire con un decreto legge ponte, chiede l’accordo di tutti. Ma, se Pd, Leu e grillini sono disponibili al rinvio, meno decisi appaiono Lega, Forza Italia e Italia Viva. A ripetere che i margini non ci sono, del resto, è lo stesso Matteo Salvini, che avvisa: "La mediazione di Draghi secondo me è perfetta. Ci sono alcuni settori come l’industria e l’edilizia che hanno bisogno di correre e che non devono licenziare, ma assumere. E semmai, da rivedere, c’è il reddito di cittadinanza, un disincentivo al lavoro".

D’altra parte, proprio su questo strumento i Ministri del Lavoro e dell’Istruzione, Andrea Orlando e Patrizio Bianchi, stanno mettendo a punto una correzione che mira a legare il sussidio, oltre che alla disponibilità-obbligo di accettare un’offerta di impiego, anche al dovere di accettare un percorso di istruzione per gli adulti che hanno un titolo di studio basso, per aumentarne l’occupabilità: pena la decadenza o la revoca del beneficio. Ma torniamo al dossier licenziamenti. La scadenza del 30 giugno, che interessa l’industria, le costruzioni e le grandi imprese dei servizi, preoccupa i vertici di Cgil, Cisl e Uil per l’impatto negativo che potrebbe avere sul mercato del lavoro, dopo quasi un milione di posti persi nell’ultimo anno.

Da qui la mobilitazione organizzata dai leader Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. Slogan dell’iniziativa "Ripartiamo, insieme". "Mi auguro che il governo ci ascolti e riapra la discussione", avvisa Landini. "Il Governo è ancora nelle condizioni di correggere il decreto Sostegni bis o di adottare un provvedimento finalizzato a scongiurare l’uscita dal blocco dei licenziamenti", sostiene Sbarra. Le associazioni imprenditoriali, invece, intendono riprendersi la libertà di ristrutturare, ricorrendo anche a licenziamenti e ammortizzatori sociali ordinari. Con l’aggiunta, però, di un corollario relativo proprio ai rischi di esplosione di una bomba sociale. Si moltiplicano le previsioni di un impatto più limitato rispetto a quello ipotizzato qualche settimana fa.

L’Ufficio parlamentare di Bilancio indica in 70 mila i possibili esuberi dal primo luglio. Stessa previsione per uno studio di Legacoop e Prometeia. Il termine a fine giugno del blocco dei licenziamenti per i fruitori di CigoCigs non dovrebbe presentare criticità peculiari vista l’attività economica in questi comparti; così come il termine a fine ottobre del blocco dei licenziamenti per i fruitori di Cig in deroga e Fis, se accompagnato dalla ripresa estiva.