Sundar Pichai, 49 anni, dal 2015 è l’amministratore delegato di Alphabet e Google
Sundar Pichai, 49 anni, dal 2015 è l’amministratore delegato di Alphabet e Google
Il Tribunale dell’Unione europea ha confermato la multa da 2,42 miliardi di euro che la Commissione europea aveva comminato a Google nel 2017 per abuso di posizione dominante, avendo favorito il suo sistema di comparazione dei prezzi rispetto a quelli della concorrenza. Il tribunale lussemburghese ha respinto il ricorso della società e ha concordato con l’esecutivo europeo nella sua analisi secondo cui Google ha violato la libera concorrenza dando al suo servizio comparativo un posto di rilievo nella pagina dei risultati di ricerca davanti a quelli dei concorrenti. "Favorendo il proprio servizio di comparazione prezzi...

Il Tribunale dell’Unione europea ha confermato la multa da 2,42 miliardi di euro che la Commissione europea aveva comminato a Google nel 2017 per abuso di posizione dominante, avendo favorito il suo sistema di comparazione dei prezzi rispetto a quelli della concorrenza. Il tribunale lussemburghese ha respinto il ricorso della società e ha concordato con l’esecutivo europeo nella sua analisi secondo cui Google ha violato la libera concorrenza dando al suo servizio comparativo un posto di rilievo nella pagina dei risultati di ricerca davanti a quelli dei concorrenti. "Favorendo il proprio servizio di comparazione prezzi sulle proprie pagine dei risultati attraverso una visualizzazione e un posizionamento migliori, e relegando i risultati dei servizi di comparazione dei concorrenti su quelle pagine", Google di fatto non ha rispettato la concorrenza, si legge nella sentenza. Il Tribunale ha inoltre osservato che "dopo aver misurato gli effetti attuali del comportamento sul traffico dei servizi di comparazione dalle pagine dei risultati generali di Google, la Commissione aveva una base sufficiente per dimostrare che tale traffico rappresentava gran parte del suo traffico totale".

Pertanto, "il potenziale risultato è stato la scomparsa dei servizi di comparazione dei prezzi, meno innovazione nei loro mercati e meno opzioni per i consumatori", che, secondo la sentenza, sono "caratteristiche dell’indebolimento della concorrenza". I giudici hanno inoltre respinto le argomentazioni di Google secondo cui avrebbe migliorato "la qualità del suo servizio di ricerca", contrastando cosi’ l’effetto imputato. La multa da 2,4 miliardi, quando verrà saldata, non spaventerà comunque molto il colosso Usa, che nel solo terzo trimestre di quest’anno con la holding Alphabet ha tatturato 65,1 miliardi di dollari.

In ogni caso, secondo la sentenza, "sebbene gli algoritmi per la classificazione dei risultati generici o i criteri per il posizionamento e la visualizzazione dei risultati dei prodotti Google specializzati possano, in quanto tali, rappresentare miglioramenti di servizi favorevoli alla concorrenza, ciò non giustifica la pratica in questione". I giudici hanno ritenuto che "Google non ha dimostrato miglioramenti di efficienza legati a questa pratica che ne contrastano gli effetti negativi sulla concorrenza". Un portavoce della società ha affermato che il giudizio di ieri "si riferisce a una serie di fatti molto specifici e già nel 2017 abbiamo apportato modifiche per ottemperare alla decisione della Commissione europea", ha spiegato. "Il nostro approccio ha funzionato con successo per più di tre anni, generando miliardi di clic per più di 700 servizi di shopping comparativo", insiste il portavoce di Google. Oltre a questa multa, Bruxelles ne ha inflitte in passato altre due a Google per abuso di posizione dominante. Una, di 1,49 miliardi di euro, per abuso di posizione dominante nella pubblicità su Internet attraverso il suo servizio AdSense per la ricerca e la terza, più alta, di 4,3 miliardi di euro, per aver utilizzato il suo sistema operativo Android sui dispositivi mobili per rafforzare la posizione del motore di ricerca.