PASSO, da sempre, l’estate al lavoro e non è il vezzo di un imprenditore: come spiegava Sergio Marchionne, il resto del mondo non chiude perché ad agosto chiudevano i portoni della Fiat. Devono essersene accorti anche a Roma, se è vero che quest’anno la politica, invece di andare a Capalbio, si è esibita nella crisi più pazza del mondo. Una crisi che è sfociata in un grosso punto interrogativo per il Paese: il governo giallo-verde era nato con un intento, rispondere alle rivendicazioni di quanti avevano patito di più le ricadute di globalizzazione e dei vari Fiscal Compact della Merkel. Quell’esecutivo aveva iniziato a realizzare riforme se non altro coraggiose, come il decreto Dignità o quota 100. Oggi ci ritroviamo un altro governo, formato da quel Movimento 5 Stelle che ha la pretesa di continuare l’opera del cambiamento al fianco del Pd, che è stato ben fotografato da Gianluigi Paragone, quando lo ha definito il partito delle élite.

Questo esecutivo nasce con spread in discesa, applausi della Merkel e della presidentessa della Commissione Europea, Ursula Von Der Layen, con la nomina di Paolo Gentiloni (nella foto) commissario Ue e, dulcis in fundo, con un ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che non è un economista, ma un politico di estrazione Pd, nonché ‘euroentusiasta’. Mi pare una versione soft di quello che fu il governo Monti, con una sola, grande, differenza: l’economia globale è molto probabilmente sull’orlo di una nuova grande recessione.

I POLITICI che oggi hanno fatto una scommessa su questo esecutivo, corrono due grandi rischi: il primo è quello di spingere il Paese verso altri anni di lacrime e sangue, il secondo è quello di moltiplicare i voti di Salvini, che tanto temevano di affrontare al possibile voto autunnale. Si prendono una bella responsabilità, non vorrei essere nei loro panni