Lunedì 15 Aprile 2024

Fuga verso un posto migliore. Il 67% vuole lavorare meno

LAVORARE meno, lavorare tutti. Un ingiallito slogan sindacale del secolo scorso è diventato oggi un mantra per gli italiani. Lo...

Fuga verso un posto migliore. Il 67% vuole lavorare meno

Fuga verso un posto migliore. Il 67% vuole lavorare meno

LAVORARE meno, lavorare tutti. Un ingiallito slogan sindacale del secolo scorso è diventato oggi un mantra per gli italiani. Lo conferma il Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, che descrive come "nuovo paradosso italiano" la voglia di lavorare meno e il mercato del lavoro dinamico. I dati indicano che il 67,7% degli occupati vorrebbe ridurre il tempo dedicato al lavoro: lo desidera il 65,5% dei giovani, il 66,9% degli adulti e il 69,6% degli over 50. Già oggi il 30,5% degli occupati (il 34,7% tra i giovani) dichiara di impegnarsi nel lavoro lo stretto necessario, rifiutando gli straordinari, le chiamate o le mail fuori dall‘orario di lavoro ed eseguendo solo quel che gli compete per mansione. Per il 52,1% degli occupati il lavoro influenza meno la vita privata rispetto al passato, perché si dedica ad attività e ha valori che reputa più importanti. Condivide tale condizione il 54,2% dei giovani, il 50,1% degli adulti e il 52,6% degli anziani. Quasi il 28% ha rinunciato a un lavoro migliore di quello attuale perché la sede era troppo distante dalla propria abitazione.

"Il lavoro non è più l’attività di vita per eccellenza intorno alla quale tutto il resto deve strutturarsi. È il segnale di una transizione socio-culturale decisiva in atto, esito di una molteplicità di fattori tra i quali, anche, retribuzioni che per la grande maggioranza dei lavoratori non sostengono desideri e ambizioni", si legge nel rapporto. Lo studio registra, in un momento di dinamicità del mercato, più che una fuga dal lavoro in generale, una corsa alla ricerca di posti migliori. Tra i lavoratori con meno di 60 anni che si dimettono, il 67% entro tre mesi si ricolloca in un altro impiego. Tra le donne con figli, invece, molte lasciano e basta, espulse da un mercato del lavoro dove essere madri ha ancora un costo professionale.

Il Rapporto sottolinea il dinamismo del mercato del lavoro italiano, che vede un livello record di occupazione e un aumento della stabilità, e certifica che l’81,8% degli occupati sa cos’è il welfare aziendale (il 32,7% in modo preciso e il 49,1% a grandi linee), mentre nel 2018 era il 60,2%. In questo contesto il welfare aziendale, secondo il Rapporto, "può diventare uno degli strumenti migliori per trattenere o attrarre i lavoratori". Tra coloro che ne beneficiano, l’84,3% lo vorrebbe potenziato, mentre l’83,8% dei lavoratori che non ne beneficia vorrebbe fosse introdotto nella propria azienda. Inoltre, il 79,5% degli occupati apprezzerebbe un aumento retributivo sotto forma di una o più prestazioni di welfare. I lavoratori guardano anche alla sua evoluzione e l‘89,2% degli occupati vorrebbe la personalizzazione del welfare aziendale, con offerte modulate sulle singole esigenze di ciascuno. Il 72,4% vorrebbe un consulente che li supportasse nell‘affrontare problemi con la sanità, la previdenza e la scuola dei figli, mentre il 79,3% vorrebbe che i servizi di welfare aziendale fossero accessibili e gestibili tramite app su smartphone. Sono tutti dati che confermano come il welfare aziendale non sia più un oggetto misterioso per i lavoratori e che dimostrano un alto apprezzamento trasversale.

"Conoscenza e apprezzamento sono segnali incoraggianti, sintomi di un fenomeno in costante diffusione e ormai consolidato, soprattutto come conseguenza di esigenze socio-politiche negli ultimi anni – commenta Alberto Perfumo (nella foto), fondatore e ad di Eudaimon – Ciò che emerge dal Rapporto è la necessità di un salto culturale del welfare aziendale, che poi è la riscoperta della sua identità, per cogliere le sfide del momento e per rispondere efficacemente ai bisogni di aziende e lavoratori".

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