Venerdì 12 Aprile 2024

Flessibilità e autonomia. È l’ora della ‘Me economy’

IL LATO UMANO del lavoro prima di tutto. Privilegiando l’equilibrio tra vita professionale e privata, flessibilità, autonomia e personalizzazione del...

Flessibilità e autonomia. È l’ora della ‘Me economy’

Flessibilità e autonomia. È l’ora della ‘Me economy’

IL LATO UMANO del lavoro prima di tutto. Privilegiando l’equilibrio tra vita professionale e privata, flessibilità, autonomia e personalizzazione del rapporto con l’azienda. L’onda della ’Me economy’ si è imposta sulle scelte di carriera degli italiani, specie i più giovani, diventando il nuovo standard dei rapporti di lavoro. È il principale trend individuato dalla ricerca ‘The age of adaptability’ di Manpowergroup, che rileva come i tre aspetti più importanti per i lavoratori siano la settimana di quattro giorni (per il 64%), poter scegliere inizio e fine dell’orario di lavoro (45%) e la possibilità di lavorare da casa (35%). Inoltre, il 60% dei lavoratori della Generazione Z (nati dopo la metà degli anni Novanta) si aspetta che i propri datori di lavoro forniscano percorsi di sviluppo di carriera personalizzati con un orientamento regolare, mentori qualificati e piani di progressione trasparenti e personalizzati in base agli obiettivi personali. Inoltre, la ricerca mostra come la Gen Z – di cui entro il 2030 farà parte il 58% dei lavoratori italiani – stia cambiando scelte e aspettative anche dei lavoratori di altre generazioni. Il 93% dei ‘senior’ afferma di essere stato in qualche modo influenzato dai colleghi ventenni su vari ambiti: il confine fra lavoro e vita privata (per il 78% degli intervistati), l’apertura verso nuove tecnologie (76%), il desiderio di successo professionale (76%), una paga equa per il lavoro corrisposto (75%) e il coinvolgimento dei datori di lavoro nelle questioni sociali (71%).

La convivenza di diverse generazioni sui luoghi di lavoro crea però anche problemi organizzativi, nell’ambito di un generale invecchiamento e restringimento della forza lavoro nelle economie sviluppate. Da un lato la perdita di conoscenze generazionali da parte dei baby boomer che vanno in pensione, dall’altro gli zoomer che cercano competenze aggiornate che combinino tecnica e aspetti interpersonali. In mezzo, i lavoratori a metà carriera che devono riqualificarsi per nuovi ruoli. Reskilling mirato e mentorship aiutano a colmare il divario di talenti tra le varie generazioni. I programmi di formazione trasversale possono consentire alla Gen Z e alle risorse più esperte di trasferire le conoscenze istituzionali.

Diventa inoltre sempre più importante e addirittura conveniente per le organizzazioni investire sui temi della diversity & inclusion: la ricerca rileva che le aziende con alti livelli di diversità hanno avuto il 39% in più di probabilità di superare quelle con una minore diversità interna e che i talenti migliori danno sempre maggiore priorità a lavorare in un ambiente inclusivo. Lo sviluppo tecnologico sarà un altro trend fondamentale: si apriranno opportunità per svolgere lavori più significativi, ma a condizione di avere le giuste competenze e preparazione. Per le aziende le sfide principali riguardanti l’impatto dell’IA sul lavoro saranno formare i lavoratori per sfruttare le potenzialità dell’IA e trovare lavoratori già qualificati.

"Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente – commenta Anna Gionfriddo (nella foto), ad di Manpowergroup Italia – Accanto alle innovazioni come l’IA, oggi assistiamo a una rinnovata importanza delle scelte individuali delle persone, del lato umano del lavoro. Questo significa nuove necessità a cui rispondere per attrarre e trattenere i talenti, come una maggiore flessibilità su orari e luoghi di lavoro e più attenzione ai bisogni individuali dei lavoratori".

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