Barista (foto d'archivio)
Barista (foto d'archivio)

Roma, 19 giugno 2020 - A marzo si sono registrati 239 mila contratti di lavoro in meno, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con il crollo di quelli a termine. Il dato emerge dalla Nota congiunta sulle tendenze dell'occupazione pubblicata da Istat, ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal, relativa al primo trimestre dell'anno. 

Al 31 marzo 2020, in confronto allo stesso periodo del 2019, il calo dei contratti a tempo determinato attivati è stato di 44 mila unità, e ben di 195 mila quelli a termine. Duramente colpito anche il comparto dell'alloggio e ristorazione, con 99 mila posizioni in meno rispetto al 31 marzo, e che paga in modo particolare le mancate attivazioni relative al lavoro a tempo determinato. Mentre l'industria registra -63 mila posizioni, il settore dell'agricolo è in controtendenza visto che le attivazioni di nuovi rapporti di lavoro alle dipendenze hanno superato le cessazioni: il saldo è di oltre 10 mila posizioni in più.

Il comparto delle costruzioni vede un calo di -21 mila posizioni. Le attività professionali di noleggio e servizi alle imprese hanno una contrazione di 20 mila posizioni, dovuti proprio ai provvedimenti normativi. 

Positivo il settore sanitario soprattutto grazie alle nuove attivazioni che hanno continuato a compensare le cessazioni. Molto bene  servizi alle famiglie che, con la sospensione delle attività scolastiche e formative, hanno registrato fino al 31 marzo una crescita costante.

Marzo quindi paga dall'emergenza sanitaria Covid e il lockdown. Il trimestre mostra "un progressivo sensibile rallentamento" della dinamica delle posizioni lavorative, emerso a ridosso del primo provvedimento del 23 febbraio con le prime disposizioni di contrasto alla diffusione del Covid (seguite dal Dpcm del 9 marzo e dai successivi), "ulteriormente aggravato" lungo tutto il mese di marzo, si legge nella nota.

Su base annua le posizioni lavorative alle dipendenze scendono da +392 mila al primo gennaio 2020 a +189 mila al 31 marzo, spiega la nota. La variazione tendenziale ancora positiva negli ultimi giorni di marzo 2020, che tiene conto dei flussi di attivazioni e cessazioni accaduti in tutto l'arco dell'anno, "è in realtà frutto dell'aumento tendenziale acquisito prima dell'arrivo dell'emergenza sanitaria", si sottolinea. 

Quindi, dopo "una sostanziale stabilità" delle posizioni lavorative dipendenti nei primi due mesi dell'anno 2020, se ne registra "la progressiva perdita" a inizio marzo "fino a circa 220 mila posizioni in meno in confronto alla dinamica dei flussi dei primi tre mesi del 2019".