Ursula von der Leyen, 62 anni, è la presidente della Commissione europea
Ursula von der Leyen, 62 anni, è la presidente della Commissione europea
di Elena Comelli Bruxelles ha alzato il velo sulla stretta normativa che intende imporre ai colossi della tecnologia, come Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft e un’altra dozzina di compagnie. Da un lato c’è la proposta di regolamento sui servizi digitali (Digital Services Act), dall’altra quella di regolamento sui mercati nel settore digitale (Digital Markets Act). A queste si aggiunge una proposta di direttiva per un alto livello di cybersicurezza comune. Tutto andrà a formare un vasto armamentario legale, destinato anche a segnare...

di Elena Comelli

Bruxelles ha alzato il velo sulla stretta normativa che intende imporre ai colossi della tecnologia, come Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft e un’altra dozzina di compagnie. Da un lato c’è la proposta di regolamento sui servizi digitali (Digital Services Act), dall’altra quella di regolamento sui mercati nel settore digitale (Digital Markets Act). A queste si aggiunge una proposta di direttiva per un alto livello di cybersicurezza comune. Tutto andrà a formare un vasto armamentario legale, destinato anche a segnare la dialettica con il governo Biden.

"Non diciamo che" le Big Tech "sono troppo grandi, ma diciamo che più le società sono grandi, più devono rispondere a obblighi e responsabilità", ha spiegato il Commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, presentando il nuovo pacchetto europeo con la titolare della Concorrenza, Margrethe Vestager. Le norme "non sono contro" qualcuno, "ma per i cittadini dell’Unione europea, le nostre imprese, la democrazia, l’innovazione, la concorrenza leale", ha aggiunto Breton. Il Dsa segna un cambiamento di approccio della Commissione: gli interventi ex post non sono in grado di contrastare il potere di mercato delle piattaforme. Occorre puntare su regole ex ante. Le nuove norme richiedono a tutti gli intermediari online di assumersi una maggiore responsabilità nella moderazione dei contenuti e di cooperare con le autorità per rimuovere rapidamente il materiale illegale, come contenuti di stampo terroristico, pedopornografico o di incitamento all’odio. Le piattaforme più grandi, con più di 45 milioni di utenti, dovranno dotarsi di mezzi per garantire un rapido intervento in caso di notifica. In parallelo Bruxelles ha lavorato sul New Competition Tool, che affida alla Commissione il potere di imporre rimedi in mercati con strutturali problemi di concorrenza senza identificare una specifica violazione, né aprire una procedura di infrazione.

Si conferma che le Big Tech potrebbero incorrere in multe molto salate in caso di violazione. L’esecutivo Ue propone infatti multe fino al 10% del fatturato per le grandi piattaforme colpevoli di violare deliberatamente la concorrenza e multe fino al 6% delle entrate globali per chi non rispetta gli obblighi di moderare e rimuovere contenuti illegali. Dal Dma emerge che le Big Tech che vengono multate tre volte in cinque anni saranno etichettate come recidive e l’Ue si muoverà per separare strutturalmente le loro attività europee: se una grande azienda digitale non corregge una pratica sleale che rafforza la sua posizione dominante sul mercato, l’Ue può imporre "qualsiasi rimedio comportamentale o strutturale proporzionato all’infrazione commessa e necessario per garantire la conformità" alle norme Ue.