di Claudia Marin "Le crisi storicamente sono potenti agenti di cambiamento e l’Italia deve premere sull’acceleratore per uscire dalla crisi senza precedenti provocata dalla pandemia. Occorre tenere in vita le attività economiche ma al tempo stesso progettare e programmare il futuro del Paese che con la seconda ondata è scivolato di nuovo nella depressione economica". Il presidente della Cna, Daniele Vaccarino, sottolinea che gli effetti del Covid "non devono farci dimenticare che il nostro Paese non cresce da 20 anni a causa di ostacoli strutturali che vanno rimossi. E per rimuoverli abbiamo una finestra di tempo molto stretta". Qual è la valutazione della Cna sulla manovra? "Ci sono elementi positivi come la conferma di misure di sostegno al tessuto economico, anche se con risorse spesso insufficienti rispetto alla tragica situazione di molte imprese. Manca ancora un chiaro orientamento per il rilancio dell’Italia. Abbiamo bisogno di semplificare e sburocratizzare per non perdere il treno della ripresa. Dal Decreto Cura Italia a oggi sono state varate in pratica sei manovre, con quasi 900 articoli di legge, circa 600 capitoli di spesa e...

di Claudia Marin

"Le crisi storicamente sono potenti agenti di cambiamento e l’Italia deve premere sull’acceleratore per uscire dalla crisi senza precedenti provocata dalla pandemia. Occorre tenere in vita le attività economiche ma al tempo stesso progettare e programmare il futuro del Paese che con la seconda ondata è scivolato di nuovo nella depressione economica". Il presidente della Cna, Daniele Vaccarino, sottolinea che gli effetti del Covid "non devono farci dimenticare che il nostro Paese non cresce da 20 anni a causa di ostacoli strutturali che vanno rimossi. E per rimuoverli abbiamo una finestra di tempo molto stretta".

Qual è la valutazione della Cna sulla manovra?

"Ci sono elementi positivi come la conferma di misure di sostegno al tessuto economico, anche se con risorse spesso insufficienti rispetto alla tragica situazione di molte imprese. Manca ancora un chiaro orientamento per il rilancio dell’Italia. Abbiamo bisogno di semplificare e sburocratizzare per non perdere il treno della ripresa. Dal Decreto Cura Italia a oggi sono state varate in pratica sei manovre, con quasi 900 articoli di legge, circa 600 capitoli di spesa e di questi quasi 200 con stanziamenti inferiori ai 10 milioni. Scontiamo una rigidità della spesa che non ha eguali al mondo e una burocrazia elefantiaca che rallenta ogni processo".

Nella legge di Bilancio c’è anche un taglio alle tasse da 2,5 miliardi.

"Ridurre il peso del fisco in particolare sulle imprese è fondamentale. Le risorse, però, sono poco più che simboliche e soprattutto c’è bisogno di una riforma organica che continua a essere rinviata. Anni di misure spot hanno prodotto la disarticolazione del sistema fiscale. A proposito di un fisco equo, registro con rammarico che la legge di Bilancio conferma le detrazioni a favore dei lavoratori dipendenti ma continua a escludere la platea del lavoro autonomo".

Per fronteggiare gli effetti drammatici della seconda ondata del Covid sull’economia, avete chiesto di abbandonare i codici Ateco nell’operazione Ristori. Perché?

"Occorre un cambiamento radicale di meccanismi concepiti per il lockdown nazionale e per un periodo limitato. Con l’Italia che oscilla tra il giallo e il rosso non ha più senso la distinzione tra chi è chiuso per ordinanza e chi per mancanza di domanda. Abbiamo bisogno di far riferimento alla flessione del fatturato su un periodo congruo e con modalità di erogazione dei contributi tempestive. E’ in gioco la sopravvivenza di migliaia di imprese".

Per il 9 dicembre è stato proclamato lo sciopero del pubblico impiego: una mossa quantomeno azzardata.

"Sono semplicemente sbalordito. Se sciopera chi ha lo stipendio garantito non sorprendiamoci se poi troviamo le piazze piene di chi ha la propria attività chiusa. Il sistema delle imprese, in particolare le piccole, sta mostrando una straordinaria capacità di resistenza. Gli imprenditori e i loro collaboratori stanno compiendo enormi sacrifici con grande senso di responsabilità. Al Paese non serve uno sciopero incomprensibile ma una pubblica amministrazione che lavori e sia moderna ed efficiente".

Un altro capitolo incerto è quello che riguarda il Superbonus 110%. Chiedete la proroga da subito almeno fino al 2023.

"Cna è tra i grandi sponsor della prima ora di questa misura. E’ uno strumento che combinato con il Recovery Fund ci consente di centrare due obiettivi: rivitalizzare l’intera filiera delle costruzioni ed accelerare sul raggiungimento dei target per la transizione energetica. Ci sono alcune complessità delle procedure da eliminare, servirà un attento monitoraggio per verificare eventuali criticità, ma è una misura che può rafforzare il nostro potenziale di crescita. Per questo va prorogata da subito almeno fino al 2023, e l’ideale sarebbe far coincidere il Superbonus con il Recovery Fund che ha un orizzonte al 2026, insieme a un reale coinvolgimento dei Comuni".

Quale deve essere il ruolo degli enti locali rispetto al Superbonus?

"L’iniziativa diffusa dei privati sarà preziosa ma deve far parte di interventi strategici e piani di salvaguardia territoriale. I comuni devono diventare soggetti attivi per riqualificare e ammodernare le nostre città. Possono svolgere un’azione di stimolo premiando gli interventi dei cittadini con opere di riqualificazione urbana: dall’illuminazione intelligente alla fibra ottica".

A proposito di Recovery Fund, la strada non è in discesa.

"Non credo che i rigurgiti di azzardo sovranista mettano in discussione la svolta compiuta dall’Europa con il Next Generation EU e la sospensione del patto di stabilità. Tuttavia è necessario un quadro regolamentare coerente. Flessibilità e semplificazione normativa devono essere la stella polare non solo dell’Italia ma dell’Europa. Ci sono alcune regole comunitarie sul credito assolutamente incompatibili con il contesto attuale".

A che cosa si riferisce?

"Le disposizioni già in vigore sul rispetto di standard rigorosi nella valutazione del merito creditizio e le nuove regole sul default che scatteranno il primo gennaio sono una miscela esplosiva. Regole pensate per prevenire difficoltà del sistema bancario ma che hanno un forte impatto negativo sul flusso di credito a famiglie e imprese".

Che cosa proponete?

"Chiediamo al governo di intervenire presso le istituzioni europee per sospendere il cosiddetto calendar provisioning e cancellare le norme sul default. A partire dal 1° gennaio prossimo, infatti, il debitore in arretrato da oltre 90 giorni consecutivi, anche solo di 100 euro, verrebbe classificato in stato di default, con tutte le conseguenze negative del caso, specie per chi fa impresa. Siamo davanti a regole che sono l’espressione di quel formalismo rigido che in Europa ha provocato autentici disastri. Ma soprattutto appartengono a un’epoca spazzata via dalla pandemia".