di Andrea Telara

Un good citizen, cioè un cittadino responsabile che si adopera anche per il bene della collettività. È la funzione che deve avere, in un Paese come l’Italia, l’industria nazionale dei fondi d’investimento e del risparmio gestito (o asset management), che oggi amministra il patrimonio finanziario di milioni di famiglie in tutta la Penisola, per un totale di oltre 2.300 miliardi di euro.

Questo ruolo sociale dell’asset management è stato sottolineato nelle scorse settimane nel corso di ‘R-Evolution, Il futuro ha un grande futuro’, il ciclo di conferenze online organizzato dalla rivista FocusRisparmio e da Assogestioni, l’associazione di categoria che riunisce le maggiori Sgr (società di gestione del risparmio) a livello nazionale. A dare il via questo appuntamento è stato il padrone di casa Tommaso Corcos (nella foto), presidente di Assogestioni, il quale ha snocciolato alcuni dati significativi.

"Gli italiani sono preoccupati di quanto sta succedendo ai bilanci familiari e risparmiano di più", ha detto Corcos, sottolineando dunque come il settore dell’asset management si sia mosso in controtendenza rispetto a molti altri comparti produttivi. Mentre la pandemia del Coronavirus sta mettendo a dura prova l’industria di tutta Europa e sta affossando il Pil, il patrimonio del risparmio gestito ha toccato nuovi record (almeno in Italia), raggiungendo a settembre i 2.312 miliardi di euro. Alla base di questo trend c’è una ragione ben precisa: di fronte alle incertezze sul futuro generate dall’attuale epidemia, i nostri connazionali sono portati a mettere da parte un po’ più soldi. Si tratta però di un fenomeno non solo italiano ma che coinvolge tutto il continente.

"In Europa il tasso di risparmio è passato dall’11% al 16% nel secondo trimestre e ha superato il 20% nel terzo", ha aggiunto Corcos. Ciò significa, tradotto in parole povere, che tra giugno e settembre un cittadino del Vecchio Continente ha accantonato in media ben un quinto del reddito, proprio in previsione di tempi di magra o di incertezza negli anni a venire. Si tratta di un dato di per sé positivo, se non fosse per un particolare tutt’altro che trascurabile: questa grande massa di risparmi rimane tuttavia parcheggiata su prodotti finanziari infruttuosi come i depositi bancari, senza entrare in circolo nell’economia e stimolare così la crescita. Basti pensare che, tra la fine del 2019 e il luglio del 2020, le giacenze delle famiglie sui conti correnti delle banche italiane sono aumentati di oltre 36 miliardi di euro, raggiungendo il livello di 1.136 miliardi.

Gli italiani sono dunque ancora delle ‘formichine’ che non spendono tutto quello che guadagnano e si creano un gruzzoletto contro le avversità, ma sono anche poco coraggiosi e lungimiranti visto che non fanno fruttare abbastanza il loro tesoretto. A sottolinearlo, durante le conferenze online organizzate da Assogestioni, è stato anche Saverio Perissinotto, amministratore delegato di Eurizon, seconda casa di asset management nazionale che fa capo al gruppo Intesa Sanpaolo. "Gli italiani sono sempre stati fantastici risparmiatori, ma non necessariamente ottimi allocatori" ha detto Perissinotto, evidenziando che per molti decenni le famiglie della Penisola sono rimaste affezionate ai generosi interessi garantiti dai titoli di Stato e non hanno sentito la necessità di costruirsi un portafoglio ben diversificato, composto da diversi strumenti finanziari: non soltanto le obbligazioni ma anche le azioni e soprattutto i fondi comuni d’investimento. Come riuscire a far cambiare idea ai nostri connazionali?

Il presidente di Assogestioni Corcos ha sottolineato l’importanza che hanno oggi figure come i consulenti finanziari (financial advisor) e i private banker, cioè quei professionisti che nelle banche gestiscono i patrimoni dei clienti di fascia medio-alta, quelli con a disposizione un patrimonio di una certa consistenza, superiore a 500mila euro. "I consulenti hanno svolto un grande lavoro di accompagnamento della clientela in un momento molto difficile", ha detto Corcos, sottolineando come i financial advisor, durante le difficili settimane del lockdown, abbiano saputo dialogare con gli investitori anche a distanza, con modalità innovative e utilizzando strumenti tecnologici avanzati. Proprio in quei giorni, molti consulenti e private banker hanno convinto i clienti non farsi prendere dal panico e a investire con razionalità e maturità. E’ finita dunque l’era delle rendite facili e del fai da te. Meglio attuare una sapiente programmazione finanziaria, affidandosi alla perizia di un esperto.