Calo demografico (Dire)
Calo demografico (Dire)

Roma, 20 giugno 2019 - L'Istat ha pubblicato il consueto Rapporto annuale che fotografa lo stato del Paese. Il quadro generale indica che siamo sempre di meno e sempre più anziani.

RECESSIONE DEMOGRAFICA - La diminuzione della popolazione femminile tra 15 e 49 anni osservata tra il 2008 e il 2017 - circa 900 mila donne in meno - spiega circa i tre quarti del calo di nascite che si è verificato nello stesso periodo. Il 45% delle donne tra i 18 e 49 anni, il dato e' del 2016, non ha ancora avuto figli. La diminuzione degli sposati "si ripercuote sul crollo delle nascite all'interno del matrimonio (317 mila nel 2017, 147 mila in meno rispetto al 2008)". Infatti il legame "tra nuzialità e natalità è ancora forte nel Paese: sette figli su 10 nascono infatti all'interno del matrimonio. Altra componente rilevata dall'Istituto di statistica, riguardo la recessione demografica, riguarda il ritardo con il quale i giovani escono dalla casa dei genitori. Si tratta di un rinvio legato alla crisi e alle condizioni economiche, i giovani per mancanza di lavoro non possono dar corso al loro progetto di vita. anche perché, complice l'assenza di un lavoro stabile, sono pochi i giovani che lasciano la famiglia di origine e decidono di sposarsi facendo figli. I numeri del declino demografico: 439mila bambini iscritti all'anagrafe lo scorso anno, ben 140mila in meno rispetto al 2008, a fronte di un aumento dei decessi (633mila nel 2018, circa 50mila in piu' di 11 anni fa).

"MAMMONI" - Nel 2018 i giovani residenti in Italia di età compresa tra i 20 e i 34 anni erano 9 milioni e 630 mila, pari al 16% del totale della popolazione (anche loro in diminuzione di oltre 1 milione e 230mila unita' rispetto al 2008). Ebbene, piu' della meta' (5,5 milioni), celibi e nubili, vive con almeno un genitore. Nel secondo dopoguerra si lasciava la famiglia intorno ai 25 anni. Per la generazione degli anni Settanta il distacco avveniva verso i 28.

MATRIMONI E DIVORZI - Non ci si sposa piu', prosperano le libere unioni, crescono separazioni e divorzi. Lo stato civile della popolazione residente in Italia cambia negli anni grazie al forte calo della primo-nuzialità, all'aumento della longevità e alla crescita dell'instabilità coniugale. Ma la novità è che tra le donne anziane le coniugate superano le vedove. Ciò accade grazie ai guadagni di sopravvivenza, specialmente degli uomini, che possono arrivare a età piu' elevate, facendo compagnie alle loro partner. Le libere unioni sono piu' che quadruplicate negli ultimi 20 anni, passando da 291mila del 1996-97 a circa un milione e 325mila del 2016-17. Boom anche delle famiglie 'more uxorio', passate da 196mila a circa 512mila. E mentre le separazioni hanno un trend in crescita, lieve ma costante negli anni, il divorzio ha registrato un aumento consistente a partire dal 2015, con 82mila casi, ben il 57,5% rispetto al 2014, toccando quota 99mila nel 2016 e rallentando (92mila) l'anno dopo.

"GRANDI ANZIANI" - Le donne continuano a vivere piu' degli uomini (85,2 anni in media rispetto agli 80,8) ma il divario si sta assottigliando nel tempo. Gli uomini, pero', godono in media di buona salute per 59,7 anni, le donne per 57,8: benchè più longeve, queste ultime vivono un maggior numero di anni in condizioni di salute via via più precarie. Sono maggiormente colpite da patologie croniche meno letali che insorgono più precocemente e diventano progressivamente invalidanti con l'avanzare dell'età. Sono quasi 15mila ultracentenati residenti in Italia, che detiene il record europeo assieme alla Francia. Al primo gennaio 2015, i super longevi erano oltre 19mila, massimo storico. Al 1° gennaio 2019 si stimano circa 2,2 milioni di individui di età pari o superiore agli 85 anni, il 3,6% del totale della popolazione residente (15,6% della popolazione di 65 anni e oltre).

"SOVRAISTRUITI" -  L'aumento del livello di istruzione degli occupati, in un contesto che ha visto solo negli ultimi anni una ripresa del lavoro qualificato, ha comportato un progressivo aumento della quota di laureati occupati in un lavoro che richiede un titolo di studio inferiore. Nel 2018 i laureati "sovraistruiti" sono circa 1,8 milioni, in aumento nel quinquennio 2013-2018 dal 32,2 al 34,1%. E' quanto emerge dal Rapporto annuale 2019 dell'Istat che sottolinea che un'offerta di lavoro qualificato non adeguatamente assorbita dal mercato genera fenomeni di mismatch tra domanda e offerta.

RISCHIO CALO DEL PIL - C'è il rischio che il Prodotto interno lordo torni a calare. L'Istituto ha infatti presentato una nuova stima, secondo cui "la probabilità di contrazione del Pil nel secondo trimestre è relativamente elevata". I primi tre mesi dell'anno si erano invece chiusi con un +0,1%. Guardando al 2018 l' Istat mette in evenienza come l'Italia abbia "proseguito il percorso di riequilibrio dei conti pubblici", ma i progressi fatti "non sono stati sufficienti ad arrestare la dinamica del debito", in salita.

FORBICE NORD SUD - Continua ad aumentare il divario territoriale: nel 2018 il Centro-nord ha superato il numero di occupati rispetto al 2008 (384 mila, +2,3%) mentre nel Mezzogiorno il saldo è ancora ampiamente negativo (-260 mila; -4,0%). Non solo, nel Centro-nord vi sono 195 mila dipendenti a tempo indeterminato in più rispetto al 2008 (+1,8%) mentre nel Mezzogiorno ve ne sono 273 mila in meno (-7,0%). Nel 2018, infine, meno della metà degli occupati nel Mezzogiorno può contare su un lavoro stabile e a tempo pieno (48,8%, in calo di 5,5 punti percentuali), contro il 54% del Centro-nord (-2,6 punti percentuali).

RECORD TURISMO - Le attività economiche connesse al turismo generano il 6% del valore aggiunto dell'economia: una quota simile al comparto delle costruzioni. Nel 2018, l'Italia ha raggiunto il record storico di oltre 428 milioni di presenze (+1,8% rispetto al 2017).

STRANIERI - Si stima che i cittadini stranieri residenti, al 1° gennaio 2019, siano 5 milioni 234 mila, l'8,7% della popolazione totale. I paesi di provenienza sono principalmente Romania, Nigeria, Brasile, Marocco, Albania, Pakistan, Bangladesh, Cina e Senegal, che coprono quasi la metà delle immigrazioni complessive. 

OCCUPAZIONE - Nell'ultimo decennio in Italia le donne occupate sono aumentate di circa mezzo milione (+5,4%). Di contro per gli uomini il recupero di occupazione negli ultimi cinque anni (+532 mila unita', corrispondenti al 4,1% in piu') non e' stato sufficiente a colmare la perdita di 900 mila occupati subita durante gli anni della crisi che ha colpito il Paese. La dinamica positiva dell'occupazione femminile si e' accompagnata a una riduzione della stabilità e delle ore lavorate: delle 492 mila occupate in piu' tra il 2013 e il 2018, il 40,4% svolge un lavoro part-time involontario. Benchè il tasso di occupazione femminile sia cresciuto di tre punti percentuali tra il 2013 e il 2018, l'aumento è stato piu' contenuto (+1,5 punti) per le donne tra 25 e 49 anni, la fascia di età nella quale si registra la maggiore concentrazione di madri con figli minori. L'indicatore e' invece diminuito per quante hanno figli tra 0 e 2 anni.

STILI DI VITA - In diminuzione la quota di fumatori, i comportamenti a rischio nel consumo di alcol e la sedentarietà. Nel 2018 risale al 41,4% la quota di persone molto soddisfatte per la propria vita, pur senza recuperare il valore del 2010 (43,4%). Aumenta sensibilmente la presenza delle donne nei luoghi decisionali e politici, ma rimane comunque minoritaria.