Sabato 22 Giugno 2024
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Economia

Che cos'è Index Gpt e come funziona

Una guida allo strumento di AI pensato per il mondo della consulenza finanziaria

Crediti iStock - Che cos'è Index Gpt e come funziona

Crediti iStock - Che cos'è Index Gpt e come funziona

Nel corso dei primi mesi del 2023 si è parlato molto di intelligenza artificiale e di come questa possa arrivare a modificare profondamente il mondo che conosciamo. Grazie a questo strumento, infatti, è possibile generare in pochi secondi dei contenuti, siano essi testuali o grafici, molto simili alla realtà e a ciò che potrebbe essere creato o fatto da un essere umano. Il dibattito che ne è scaturito deriva principalmente dalla diffusione su larga scala di uno strumento molto potente di intelligenza artificiale, ovvero Chat GPT4, che consente anche nella sua versione gratuita di creare da zero dei contenuti verosimilmente reali. Sulla spinta della diffusione massiva di questo strumento, molte altre aziende attive nel mondo digital hanno iniziato a sviluppare delle leve operative sempre più dettagliate che basano il loro funzionamento proprio sull’intelligenza artificiale. Un esempio è Index GPT che, seguendo un funzionamento simile a quello di Chat GPT, prevede un utilizzo verticale nel mondo della consulenza finanziaria.

Cos’è Index GPT

Iniziamo subito col dire che Index GPT è, attualmente, uno strumento in fase di progettazione e, dunque, ancora ben poco si conosce in merito alle sue caratteristiche tecniche e strutturali. Quel che è noto è che a svilupparlo è l’azienda JP Morgan e che l’intero sistema conta su un software di cloud computing che utilizza l’intelligenza artificiale. Il suo scopo principale è quello di analizzare e selezionare i titoli del mercato finanziario basandosi sulle esigenze specifiche del cliente che, dunque, potrà ricevere un panel di offerta strettamente legato alle proprie esigenze e disponibilità economiche.

Un processo fortemente semplificato e che, soprattutto, facilita il ruolo degli intermediari finanziari e agevola la decisione dei clienti finali. Si tratta, come evidente, di uno strumento che potrebbe cambiare radicalmente il mercato della consulenza finanziaria che conosciamo e che segna anche un netto cambio di rotta da parte della sua casa produttrice: la Jp Morgan, infatti, solo un anno fa aveva deciso di vietare l’utilizzo di Chat GPT ai suoi 2.500 dipendenti. Quanto ai tempi di uscita e messa a disposizione del nuovo strumento finanziario ancora non vi è certezza, ma per mantenere il diritto all’utilizzo del marchio l’azienda dovrà lanciare sul mercato il prodotto entro tre anni dall’approvazione del marchio che, generalmente, richiede circa un anno. Jp Morgan, inoltre, deve guardarsi dalla concorrenza, visto che anche altre realtà economiche lavorano a delle chatbot per i consulenti finanziari basate sempre sul meccanismo che è alla base di Chat GPT4.

Tra queste c’è Morgan Stanley che, stando a quanto trapelato, avrebbe già testato su circa 300 consulenti finanziari un chatbot in grado di rispondere in maniera istantanea alle loro domande. Queste sono frutto di una ricerca online che è stata già fortemente controllata da Morgan Stanley nelle sue fonti e, dunque, il margine di errore è nettamente ridotto: nel momento in cui un consulente finanziario espone una domanda, il sistema non consulta l’intero contenuto di Internet (che potrebbe contenere errori), ma si limita a circa 100mila ricerche che l’azienda ha vagliato per questo utilizzo. Le risposte fornite, inoltre, vengono ulteriormente sottoposte a controllo da parte di un team di persone che le analizza. Un’altra operazione simile a quella di Jp Morgan e Morgan Stanley è seguita anche da Goldman Sachs che sarebbe in fase di test su un’altro strumento di intelligenza artificiale in grado di rispondere alle domande dei consulenti finanziari.

Il meccanismo alla base di Index GPT

Come più volte ripetuto in precedenza, il meccanismo di funzionamento di Index GPT dovrebbe seguire la strada già tracciata da Chat GPT, ma con un focus specifico sulla consulenza finanziaria. Entrando più nello specifico, Chat GPT, ovvero Generative Pretrained Transformer, si sostanzia in un chatbot che è stato sviluppato da OpenAI. Quest’ultima è un’organizzazione no profit che studia l'implementazione dell’intelligenza artificiale che, per permettere il funzionamento del chatbot, ha sviluppato degli algoritmi molto avanzati che godono della caratteristica dell’apprendimento automatico. Ne deriva che più l’algoritmo viene utilizzato, più apprende nozioni e si migliora, proprio come avviene con l’apprendimento umano.

In questo modo il sistema è in grado di offrire delle risposte sempre più dettagliate, precise e corrette. Alla base del chatbot c’è la tecnologia NLP, cioè del Natural Language Processing, che corrisponde ad una branca dell’intelligenza artificiale incentrata principalmente sull’interazione tra computer e linguaggio umano. L’unione di questa tecnologia e degli algoritmi di machine learning permette a sistemi come quello di Chat GPT4 di comprendere i modelli e le sfumature del linguaggio umano e, di conseguenza, di produrre delle risposte pertinenti e coerenti.

I limiti attuali dell’intelligenza artificiale

Malgrado negli ultimi anni siano stati compiuti degli evidenti passi in avanti in tema di intelligenza artificiale, questa presenta ancora oggi dei limiti. ll principale ha a che fare con il fatto che il chatbot è in grado di fornire delle risposte basate su una grandissima quantità di testi presenti online, ma non ha la capacità di interpretare né i testi stessi né tantomeno il mondo reale. Il risultato è che non vi è nessuna analisi del contesto, così come delle sfumature del linguaggio umano e, dunque, le risposte fornite alle domande degli utenti sono spesso imprecise o irrilevanti. C’è poi un altro evidente limite, ovvero che le conoscenze, o per meglio dire i dati, a disposizione del sistema per fornire domande sono tutti, al momento, antecedenti alla fine dell’anno 2021 (periodo dell’ultimo aggiornamento). In ultimo, non certo per importanza, c’è il limite delle cosiddette domande a risposta aperta: in questi il chatbot tende ad offrire delle risposte astratte e molto poche precise. Il criterio alla base è infatti quello per cui più si forniscono degli input dettagliati, maggiore sarà la possibilità di ottenere delle risposte corrette e in linea con la richiesta effettuata.

Gli ostacoli dell’intelligenza artificiale

Trattandosi di uno strumento nuovo e perlopiù poco conosciuta alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale, Chat GPT4, così come altri programmi che offrono servizi simili, può scontrarsi con la realtà di essere un generatore di fake news e contenuti falsi. In questi mesi, infatti, non poche sono state le immagini finte di leader politici e personalità di spicco della società alle prese con situazioni imbarazzanti, dal Papa con il piumino a Donald Trump arrestato dall’Fbi. Proprio quest’aspetto di distorsione della realtà ha fatto sì che ci si stia interrogando su come permettere a questo utilissimo strumento di essere correttamente interpretato ed utilizzato dai cittadini.