di Nicoletta Magnoni Visionario o illuminato? Ai posteri la sentenza. Di sicuro, un’idea così originale non sorprende se a coltivarla è Xavier Niel, l’imprenditore multimilionario francese delle telecomunicazioni che, da anni, fa rumore per le sue scuole di futuro aperte ai giovani. Dopo avere inventato il provider Free, dopo avere lanciato il gestore Iliad che sta conquistando consistenti fette di mercato anche in Italia, e dopo avere fondato nel 2013 il campus 42 per programmatori informatici che oggi conta 30 filiali in 22 Paesi, ora l’eclettico Niel punta tutto sulla terra. A settembre, aprirà i battenti Hectar, un centro di formazione per agricoltori di domani, unico al mondo e non solo per le dimensioni. Seicento ettari di...

di Nicoletta Magnoni

Visionario o illuminato? Ai posteri la sentenza. Di sicuro, un’idea così originale non sorprende se a coltivarla è Xavier Niel, l’imprenditore multimilionario francese delle telecomunicazioni che, da anni, fa rumore per le sue scuole di futuro aperte ai giovani. Dopo avere inventato il provider Free, dopo avere lanciato il gestore Iliad che sta conquistando consistenti fette di mercato anche in Italia, e dopo avere fondato nel 2013 il campus 42 per programmatori informatici che oggi conta 30 filiali in 22 Paesi, ora l’eclettico Niel punta tutto sulla terra. A settembre, aprirà i battenti Hectar, un centro di formazione per agricoltori di domani, unico al mondo e non solo per le dimensioni. Seicento ettari di terra, fra boschi e campi di cereali, con fattorie, una latteria abbandonata negli anni Ottanta che ospiterà ventisette vacche normanne e, tanto per pensare in grande, un castello del XVIII secolo.

Questa cittadella agricola a cinquanta chilometri da Parigi accoglierà ogni anno duemila studenti, giovani e meno giovani che vogliono riconvertirsi professionalmente. Nessuna retta, tutto gratuito. Unico requisito richiesto, la motivazione. Già, perché qui non si imparerà a sfruttare il petrolio verde, secondo l’immagine coniata dall’ex presidente Giscard d’Estaing. No, fra i campi di Hectar si farà molto di più, si creerà un mondo nuovo davvero verde, sostenibile, bio. Niel ci crede.

Dopo l’hi-tech, il suo ritorno al futuro è un ritorno alla terra, alla tradizione che, come amava dire Mahler della sua musica, non è l’adorazione delle ceneri ma la salvaguardia del fuoco. Quel fuoco l’imprenditore francese lo sente dentro, tanto da investire oltre diciotto milioni di euro nella nuova scuola, insieme con la signora del vino, Audrey Bourolleau, ex consulente per l’agricoltura di Macron, acclamata donna dell’anno nel 2014 dalla Revue du Vin de France. Madame, con il suo 51 per cento, controlla S4H, la società creata per lanciare Hectar.

Ma al di là delle poltrone, Niel guarda il mondo che verrà e in questo pianeta minacciato dalla CO2 e dai cambiamenti climatici vede in una nuova idea di agricoltura le maggiori potenzialità. Del resto, ha detto, "i miei nonni erano agricoltori e allevatori, anche se questo non si trasmette nel dna". A far scoccare la scintilla verde è stato uno dei suoi due figli che, a sedici anni, ha smesso di mangiare carne. Il papà ha recepito il messaggio, tanto da figurare tra i sostenitori di un referendum per la causa animalista con la condanna degli allevamenti intensivi. Una strada a senso unico che lo ha portato alla scuola della terra. Chissà cosa penseranno le milleseicento anime che abitano nei dintorni di Hectar quando vedranno i duemila studenti imparare senza corsi e senza prof, nel nome dell’insegnamento partecipato e delle esperienze (letteralmente) sul campo, anche in stage presso agricoltori che hanno aderito a questa idea di contatto di ritorno con la natura.

Ma non tutti i coltivatori seminano con Niel. Anzi, c’è chi storce il naso, nonostante la Msa, l’associazione che li riunisce, abbia previsto che da qui a dieci anni oltre quattrocentomila di loro (circa la metà) lasceranno la zappa per la pensione. Il ricambio generazionale non è una molla sufficiente a convincerli perché la scuola di Niel è considerata ideologicamente orientata. E, forse, il nodo ancora più stretto da sciogliere è legato a un dibattito che in Francia fa discutere: di fronte alle sfide dell’ambiente e anche sociali, il modello economico delle fattorie giganti con grandi volumi di vendita entrerà in crisi. Gli agricoltori di domani lavoreranno su poche dozzine di ettari. Niel crede in questo futuro. Visionario o illuminato?