L’occasione degli Stati Generali tenuti a Roma rappresenta un’occasione, speriamo non l’ennesima, per tracciare le priorità per il settore agricolo italiano. L’elenco dei temi proposti e legati alla necessità di rispondere all’emergenza economica, rischia però di essere il libro dei sogni che da anni rileggiamo al cambio di Governo se non viene tradotto in immediate misure di intervento. "Progettiamo il rilancio" come è stato definito dalla Ministra Bellanova il Piano di sviluppo per l’agricoltura del nostro Paese, prevede interventi sulla competitività aziendale, come il potenziamento delle imprese e delle filiere; interventi di valorizzazione e sviluppo dei mercati, come la promozione internazionale; obiettivi di tutela e rassicurazione della domanda, come la lotta tracciabilità e trasparenza sull’origine dei cibi e la sostenibilità integrale e sicurezza nei controlli e, non certo da ultima, la tutela del suolo, l’acqua e le foreste e contro il dissesto.

Si tratta, quindi, di coniugare la sostenibilità economica e sociale con quella ambientale. In questa ottica si inseriscono temi trasversali come ricerca, innovazione, qualità e legalità, anche del lavoro, in agricoltura. Per raggiungere questi obiettivi così sfidanti è necessario ricorrere a piene mani ai Fondi Europei che, per il nostro Paese, rappresentano spesso più un problema che un’opportunità, abituati come siamo storicamente a non riuscire a sfruttare la disponibilità di spesa ed a rischiare di dover restituire i fondi ai nostri competitor comunitari. Ogni proclama di obiettivi deve quindi passare per una immediata riforma delle modalità di gestione ed erogazione dei Fondi Europei. Lo sanno molto bene gli imprenditori agricoli che impazziscono per ogni pratica lottando contro la burocrazia. Semplificare i Fondi Europei è un imperativo categorico sui cui misurare la credibilità.

Davide.gaeta@univr.it