di Paola Benedetta Manca

Appena riconfermato alla guida del Consorzio di Tutela della Finocchiona Igp, il presidente Alessandro Iacomoni (nella foto in basso) racconta l’evoluzione di un prodotto che sta emergendo come uno dei più interessanti nel panorama dei mercati internazionali. Una crescita progressiva, certificata dai numeri, che parte dall’ottenimento della certificazione e passa da strategie di internazionalizzazione e promozione sul territorio, per arrivare a un riconoscimento su scala globale come realtà dalla forte connotazione territoriale.

Dal 2015, anno della certificazione, i trend di vendita sono in aumento. Quali sono gli ingredienti di questo successo?

"I nostri consorziati investono in qualità, quindi nella produzione certificata della Finocchiona Igp. I dati dal 2015 hanno registrato una costante crescita positiva, segno evidente che la Finocchiona Igp trova, ogni anno, un numero maggiore di estimatori. Le nostre aziende, con il loro impegno, consentono a questa denominazione di farsi apprezzare in tutto il mondo, diventando ambasciatrici della toscanità".

Ci anticipa i dati sul secondo semestre 2020?

"A partire dall’estate, con la ripresa dei consumi e le misure meno restrittive, la nostra denominazione ha recuperato terreno, inanellando una serie di dati positivi, arrivando a segnare, a ottobre, il maggior volume di produzione all’insacco mai registrato prima, con poco più di 207.000 kg di impasto elaborato per diventare Finocchiona Igp. Di fatto abbiamo registrato incrementi rispetto all’anno precedente a luglio (+6,5%), agosto (+9,6%) e ottobre (+3,8), mentre settembre ha registrato una leggera flessione (-1,8%). Nella seconda parte dell’anno, fino al 30 novembre, i dati ci fanno ben sperare una chiusura a livelli comunque importanti, anche se inferiori al 2019, l’anno con il maggior volume produttivo mai registrato. Attendiamo di vedere i risultati finali, augurandoci che il periodo natalizio porti ulteriori incrementi produttivi per i soci che non smetteremo mai di ringraziare per l’impegno e la resilienza in questo anno così difficile".

Negli ultimi anni siete diventati più forti anche nel settore dell’export?

"L’Italia, nel 2019, rappresenta il 71,6% del mercato totale, seguita da Germania (18,10%), Svezia (1,92%) e Belgio (1,51%). Se l’intera Unione Europea, che assorbe il 26,8% dei consumi, si conferma un mercato di sbocco solido, l’ambito extra-Ue si dimostra sempre più performante, con i consumi passati da quota 0,8% nel 2018 a 1,6% nel 2019. Segno evidente che la qualità della Finocchiona Igp viene sempre più apprezzata. Il Giappone è tra i maggiori importatori extra-Ue e rappresenta un mercato in forte espansione, soprattutto a partire dagli ultimi tre anni. Basti pensare che è il secondo Paese extra-Ue per export in volume, dopo il Canada, con oltre 8.500 Kg di prodotto esportati nel 2019".

La produzione di Finocchiona Igp bio è tra le possibili tendenze per il futuro?

"Recentemente abbiamo assistito all’aumento della richiesta di prodotto biologico. Nel 2019 sono stati, infatti, oltre 50.000 i kg di Finocchiona Igp biologica, pari al 3,5% del prodotto, immessi sul mercato. I consumatori rivolgono notevole interesse agli insaccati bio, così come alcuni lungimiranti consorziati. L’introduzione di questa tipologia di produzione da parte di alcuni, è diventato un interesse di tutto il Consorzio".

Parliamo dei prossimi eventi, come ‘Cibus 21’, parteciperete?

"Siamo fiduciosi nella prossima riapertura di un evento importante come Cibus, per noi una vetrina internazionale preziosa. La Finocchiona Igp sta crescendo e manifestazioni come questa ci consentono di promuovere su scala internazionale un salume fortemente legato alla Toscana, portando in tutto il mondo il nostro prodotto e il suo gusto inconfondibile".