Martedì 23 Luglio 2024

Dietro front sui tassi. Inizia la fase dei tagli

Le banche centrali europee stanno tagliando i tassi d'interesse per contrastare l'inflazione e la stagnazione economica. La Bce potrebbe effettuare ulteriori ribassi nel 2025. La de-globalizzazione e le nuove tecnologie influenzeranno l'economia. La riduzione del bilancio della Bce potrebbe limitare l'accesso al credito. I governi dovranno investire in transizione energetica e sanità. Si consiglia di investire in obbligazioni di buona qualità per ottenere rendimenti superiori all'inflazione.

IL CAMBIO di rotta delle banche centrali europee sancito prima dalla Banca nazionale svizzera e dalla svedese Riksbank con i tagli dei tassi d’interesse effettuati qualche mese fa adesso vede protagonista la Bce, in attesa che si muova anche l’americana Fed. Del resto, con l’inflazione che da mesi è vicina al target e l’economia in stagnazione da un anno, spiega Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer, UBS WM Italy, UBS Europe SE, Succursale Italia, l’attesa è che dopo il primo taglio di un quarto di punto seguano da parte dell’Eurotower altri due o tre ribassi entro la fine dell’anno. E le riduzioni dovrebbero continuare nel 2025 per portare il tasso di riferimento al 2,5% entro l’estate.

Secondo il report elaborato da UBS Europe SE, Succursale Italia, la de-globalizzazione in corso, a colpi di dazi e rilocalizzazione di attività produttive, potrebbe portare a un rincaro dei prezzi di certi prodotti industriali. D’altra parte, le nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale, potrebbero avere implicazioni deflattive nel medio termine. Inoltre, occorre ricordare che i tassi sono uno dei fattori della politica monetaria, ma un altro elemento altrettanto importante è la variazione della massa monetaria. Da questo punto di vista, la Bce continuerà a ridurre il proprio bilancio, già calato di oltre 2 mila miliardi di euro. Ciò significa che le obbligazioni in scadenza detenute dalla banca centrale (in larga misura titoli di Stato) non verranno sostituite e, quindi, la liquidità in circolazione continuerà a diminuire, rendendo meno agevole il ricorso al credito per imprese e famiglie.

A sovrapporsi a questo quadro già complesso, sono le copiose risorse che i governi dovranno investire nella transizione energetica, nella difesa e nei sistemi sanitari a fronte dell’invecchiamento della popolazione. Questo potrebbe portare alla necessità di tassi bassi o addirittura a un’altra fase di repressione finanziaria, vale a dire di rendimenti dei titoli di Stato tenuti al di sotto dell’inflazione per sostenere le finanze pubbliche. Ma di fronte a questo scenario come decidere le strategie di investimento? "Continuiamo a suggerire – conclude Ramenghi – di bloccare i rendimenti a medio-lungo termine su obbligazioni di buona qualità per garantirsi ritorni superiori all’inflazione attesa anche nei prossimi anni".

A. Pe.