Crescita economica, produzioni responsabili, istituzioni solide, lotta alla povertà: sono alcuni dei 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030 che l’innovazione digitale nella finanza può avvicinare. Inclusivo, tracciabile, trasparente: il fintech è un abilitatore di investimenti per lo sviluppo sostenibile a livello ambientale, sociale e governance (Esg), integrabile al sistema consolidato. È quanto emerso nel forum «Finanza sostenibile e fintech: progresso e innovazione», organizzato da Ubi Banca (nella foto l’ad Victor Massiah)e Fintastico, con partecipazioni da Ibm, Luxottica, Grifal, Banor SIM, Pramerica, ESGe, Eurizon.

Sono 1.210 nel mondo le startup fintech e insurtech che hanno ricevuto almeno un round di finanziamento per un milione di euro totale, tra 2011 e 2014. Big data (93%), Intelligenza artificiale (27%), blockchain (19%) e criptovalute (15%) le tecnologie più utilizzate. In Italia 149 start up hanno raccolto 468 milioni, la Lombardia è il vivaio con oltre il 20%. «Valutazione del rischio, accessibilità al credito, profilazione del cliente, capacità predittiva sugli investimenti, raccolta dati delle aziende: tutte potenzialità fintech applicabili nell’Esg – spiega Marco Giorgino, Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano -. Le startup self-standing raccolgono un terzo dei finanziamenti rispetto a quelle che prevedono collaborazioni. Sono le banche a dover unire cultura digitale e finanziaria».

Gli istituti sono sempre più attori sociali: in 130, per 47mila miliardi di dollari attivi in 49 paesi, hanno aderito all’UN Environment programmer finance initiative, fondato su 6 principi guida del credito sostenibile. Inoltre, con una raccolta mondiale di 120 miliardi, le masse in gestione Esg sono aumentate del 56% nel 2019. «Finanza è negoziare l’incertezza sul tempo e il digitale, che è il mondo della domanda, lo accorcia – osserva Paolo Sironi, Fintech thought leader di Ibm -. Il sistema delle revenues si basa invece sull’offerta, e in un mondo di prodotti-commodity la vera competizione è quella delle big-tech. Le banche diventano così contenitori di servizi di consulenza e riposizionando investimenti sostenibili sul tempo lungo del pianeta, comunicano valore in ottica human-centricity».

Un aiuto arriva da startup come Esgeo di Fabrizio Fiocchi, che raccoglie i dati Esg non finanziari delle aziende, trasformandoli in report trasparenti e tracciabili per una corretta valutazione Esg da parte di agenzie di rating, investitori e istituzioni finanziarie.

Mdotm di Tommaso Migliore sviluppa invece strategie di investimento azionario su algoritmi di intelligenza artificiale, aiutando banche e compagnie di gestione del risparmio a prendere decisioni. Del team fanno parte 20 ricercatori e nel 2018 ha ottenuto un aumento di capitale di 2 milioni di euro.Fintech Innovation Lab di Londra, Fintech District e Magic Wand a Milano, Plug & Play nella Silicon Valley sono gli hub, incubatori e programmi di accelerazione con cui Ubi Banca svolge open innovation.

«Oggi la sostenibilità non è più un tema ‘buonista’ ma un’evoluzione strategica, con i criteri Esg integrati nelle politiche creditizie – osserva Rossella Leidi, vicedirettore generale Ubi -. È in atto un circolo virtuoso fra politica, istituzioni, opinione pubblica, competitor e investitori. La contaminazione può generare nuovi modelli di business e il sistema finanziario può fare molto per indirizzare i capitali nella direzione giusta».