Autonomia differenziata, l’Italia a due velocità. Come cambiano Pil e reddito da Nord a Sud

Nel Nord-est il prodotto interno lordo procapite è quasi il doppio rispetto a quello del Mezzogiorno. Cresce il divario nella ricchezza, i poveri aumentano soprattutto nel Meridione

L'opposizione sventola il tricolore in Senato contro il ddl sull'automia differenziata (Ansa)

L'opposizione sventola il tricolore in Senato contro il ddl sull'automia differenziata (Ansa)

Il disegno di legge sull’autonomia differenziata, proposto dal ministro Calderoli, prevede l’autonomia di gestione da parte delle regioni (a statuto ordinario dunque tutte, escluse Val d’Aosta, Trentino, Friuli, Sardegna e Sicilia) su massimo 23 materie, fra cui sanità, istruzione, energia, trasporti, finanza pubblica e sistema tributario.

Ogni regione però, che applichi o meno l’autonomia, deve garantire dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep), cioè dei servizi che devono esser garantiti in modo uniforme su territorio nazionale, poiché riguardano diritti civili e sociali dei cittadini. Tuttavia i Lep sono ancora in corso di definizione.

Quanto è però diversificata la situazione delle singole regioni a oggi?

Secondo i dati Istat, il Pil in volume nel 2022, ad esempio, ha subito degli aumenti diversi, maggiori a Nord-est che altrove: qui è aumentato infatti del 4,3%, nel Centro del 4,2%, del 3,6% nel Mezzogiorno e del 3,1% nel Nord-ovest (+3,7% a livello nazionale).

A livello regionale più specifico, nell’arco 2020-2022 la crescita del Pil in volume più sostenuta si registra per la Provincia autonoma di Bolzano (+7,1% rispetto all’anno precedente), seguita da Valle d’Aosta (+6%), Toscana (+5,9%), Provincia autonoma di Trento (+5,4%), Liguria (+5,1%) e Puglia (+5%).

Incrementi superiori alla media nazionale si registrano anche in Veneto (+4,9%), Campania (+4,5%), Molise (+4,3%) e Friuli Venezia Giulia (+3,8%). La crescita del Pil più contenuta è quella dell’Abruzzo (+0,9% rispetto al 2021), seguito da Umbria (+1,3%), Piemonte e Sicilia (+2,7% per entrambe).

Invece, incrementi inferiori alla media nazionale si registrano in Lombardia (+2,9%), Calabria e Basilicata (+3,2% per entrambe) ed Emilia Romagna (+3,4%). Il Lazio mostra una crescita del Pil pari a quella media nazionale (+3,7%), mentre in Sardegna e Marche l’incremento è leggermente inferiore (+3,5%).

Per il pil pro-capite il Nord-ovest mantiene il primo posto nella graduatoria, con un valore in termini nominali di 40,9mila euro annui, mentre nel Mezzogiorno il livello risulta leggermente inferiore a 22mila euro annui.

Mentre, sempre al 2022, il reddito disponibile per abitante delle famiglie del Mezzogiorno (16,1mila euro annui) si confermava il più basso del Paese, aumentando la distanza con quello del Centro-nord (23,6mila euro annui).

Inoltre i dati Istat riportano l’incidenza della povertà assoluta che, nel 2022, è aumentata ovunque, ma ha penalizzato particolarmente le famiglie con stranieri nel Mezzogiorno e al Centro.

Un altro dato, che si ferma al 2021, è quello sull’incidenza dell’economia non osservata (leggi lavoro nero), che resta più elevata nel Mezzogiorno, con valori alti soprattutto in Calabria, Campania e Sicilia.

D’altra parte si registra un aumento complessivo, riguardante tutte le aree al 2022, rispetto all’occupazione. Incremento che c’è stato ovunque, un po’ più consistente a Nord-est grazie al settore delle costruzioni e servizi (settore che ha inciso anche nel Mezzogiorno e in parte nel Centro, ove però ha contribuito anche l’industria).

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