di Elena Comelli Google, Apple e Dropbox sono finite nel mirino dell’Antitrust. Il faro acceso dal garante italiano della concorrenza sulle tre società, leader mondiali nei servizi di cloud computing, punta su due aspetti: da un lato quello degli utenti scarsamente informati dell’utilizzo dei loro dati a livello commerciale, dall’altro sulle clausole contrattuali che limitano i diritti degli utenti a vantaggio...

di Elena Comelli

Google, Apple e Dropbox sono finite nel mirino dell’Antitrust. Il faro acceso dal garante italiano della concorrenza sulle tre società, leader mondiali nei servizi di cloud computing, punta su due aspetti: da un lato quello degli utenti scarsamente informati dell’utilizzo dei loro dati a livello commerciale, dall’altro sulle clausole contrattuali che limitano i diritti degli utenti a vantaggio dei fornitori dei servizi. L’Antitrust ha dato notizia di avere avviato sei istruttorie nei loro confronti: ciascun operatore è "interessato sia da un procedimento per presunte pratiche commerciali scorrette eo violazioni della Direttiva sui diritti dei consumatori, sia da uno per presunte clausole vessatorie incluse nelle condizioni contrattuali". Le istruttorie per pratiche scorrette nei confronti di Google Drive e del servizio iCloud di Apple riguardano la mancata o inadeguata indicazione, in sede di presentazione del servizio, dell’attività di raccolta e utilizzo a fini commerciali dei dati forniti dall’utente e il possibile indebito condizionamento nei confronti dei consumatori che, per utilizzare il servizio di cloud storage, non sarebbero in condizione di esprimere all’operatore il consenso alla raccolta e all’utilizzo a fini commerciali delle informazioni che li riguardano.

Le stesse contestazioni vengono mosse anche a Dropbox, a cui si imputa, in aggiunta, di aver omesso di fornire in maniera chiara e immediatamente accessibile le informazioni sulle condizioni, sui termini e sulle procedure per recedere dal contratto e per esercitare il diritto di ripensamento.

I procedimenti per clausole vessatorie riguardano invece alcune condizioni contrattuali predisposte nei relativi modelli delle predette società, ad esempio l’ampia facoltà da parte dell’operatore di sospendere e interrompere il servizio e l’esonero di responsabilità anche in caso di perdita dei documenti conservati sullo spazio cloud dell’utente. Google, nel frattempo, è anche nel mirino dell’Antitrust americana, che si sta affrettando a costruire un caso, in vista delle prossime presidenziali.