Nazzareno Gregori, 66 anni, è il direttore generale di Credem, dove ha trascorso tutta la carriera
Nazzareno Gregori, 66 anni, è il direttore generale di Credem, dove ha trascorso tutta la carriera
La notizia è che Credem potrebbe essere vicina a un’eventuale acquisizione di Carige. Non per forza ma per denaro, parafrasando il titolo di un film di Billy Wilder. Nel senso che l’acquisizione è possibile ma non certa e Credem ci sta pensando. Lo ha detto il direttore generale della banca reggiana, Nazzareno Gregori, a margine della presentazione dei conti dell’istituto. "Su Carige non possiamo dare informazioni – ha spiegato – perché abbiamo firmato un accordo" di...

La notizia è che Credem potrebbe essere vicina a un’eventuale acquisizione di Carige. Non per forza ma per denaro, parafrasando il titolo di un film di Billy Wilder. Nel senso che l’acquisizione è possibile ma non certa e Credem ci sta pensando. Lo ha detto il direttore generale della banca reggiana, Nazzareno Gregori, a margine della presentazione dei conti dell’istituto. "Su Carige non possiamo dare informazioni – ha spiegato – perché abbiamo firmato un accordo" di riservatezza.

In pratica, Credem sta studiando la situazione, oggettivamente complessa, della banca genovese. Ma non smentisce la volontà di ingrandirsi attraverso altre acquisizioni, dopo quella di Caricento, che aumentino il peso specifico dell’istituto sul mercato. Gregori ha detto esplicitamente che Credem intende continuare la politica di espansione, ma che non vuole assolutamente infilarsi in "situazioni emergenziali". Intendendo come tali tutte le situazioni che non sarebbero in grado di generare valore per Credem una volta inglobate nella casa madre.

Potrebbe essere proprio il caso di Carige, passata attraverso vicissitudini continue negli ultimi anni. Ma la differenza la fanno sempre le condizioni di vendita, come insegna il caso Unicredit-Montepaschi. Con certi presupposti qualsiasi acquisizione può essere vantaggiosa, e Gregori ci ha tenuto a specificare che "un buon affare si fa sempre in due". Salvare gli asset di una banca in difficoltà può essere un buon affare se le passività non si trascinano dietro difficoltà inestricabili.

Il gruppo Credem, intanto, ha presentato conti semestrali sfavillanti: nel 2021 l’utile netto è salito a 136,4 milioni di euro, in crescita del 75,1% rispetto a giugno 2020, dopo aver spesato 23,9 milioni di contributi ai fondi per la gestione delle banche in difficoltà e 16,8 milioni di oneri di integrazione con la Cassa di risparmio di Cento. Il risultato operativo si è attestato a 210,6 milioni (+13,1%). I costi operativi sono saliti a 385 milioni (+10,7%). Il Cet1 del gruppo è al 15,99%, quello di Vigilanza a 14,38% rispetto a 7,56% minimo assegnato dalla Bce. Il Roe annualizzato si è attestato all’8,8% e il Rote al 10,2%. I prestiti alla clientela sono saliti a 29,8 miliardi, con una crescita dell’8,9%, "quasi tre volte maggiore rispetto al sistema" che è cresciuto del 3,2%, segnala la banca. Con questi conti si può anche pensare di ingrandirsi.

red. eco.