Coronavirus, due italiani su tre non fanno più acquisti (Ansa)
Coronavirus, due italiani su tre non fanno più acquisti (Ansa)

Roma, 7 giugno 2020 - Sono trascorsi 3 mesi, era il 9 marzo quando il presidente Conte annunciò il lockdown in tutto il territorio italiano, dopo che era stato già stato attuato nella sola Lombardia. Nessuno forse immaginava allora che la chiusura forzata sarebbe andata avanti per mesi. Le cose sono andate in maniera diversa. Anche in questa occasione è stato valido il concetto economico che dice che per chiudere una attività occorre un attimo ma a riaprirla chissà. Infatti anche se solo da qualche giorno è ammessa la libera circolazione su tutto il territorio nazionale, le attività fanno fatica a ripartire, e non solo quei settori maggiormente colpiti come il turismo o i trasporti, ma anche quelle imprese che in teoria avrebbero potuto ricominciare dal giorno della chiusura delle saracinesche, per esempio negozi, ristoranti, bar, ecc.

L’inizio della fase 3 è stato però accompagnato da regole rigide che il più delle volte scoraggiano le attività a ripartire e i consumatori a spendere. Se a questo si aggiunge la crisi economica per cui tra chi non ha più il potere di spesa di qualche mese fa e chi invece pur avendolo preferisce risparmiare, visto il timore di una possibile recrudescenza dell’epidemia in autunno come preannunciano alcuni virologi, la frittata è fatta. Tra negozi e ristoranti vuoti, nelle città si respira un clima pesante visto che la ripresa dei consumi non solo tarda a venire ma sembra quasi bloccata, come se il lockdown continuasse con lo stallo dei consumi.

Due sono i fattori che incidono maggiormente in questa partenza con il freno a mano tirato: le eccessive regole che le imprese devono rispettare, con il conseguente aggravio dei costi e le limitazioni dei consumatori che desiderano entrare in un negozio, la crisi economica che certo non agevola i consumi. Il connubio sta creando una miscela esplosiva.

Questi sono quindi gli effetti collaterali del lockdown che impatteranno per lungo tempo nell’economia italiana. Se a parlare sono i consumatori, il 68% ha dichiarato che in questi giorni non ha fatto acquisti non alimentari, anche se ne aveva bisogno, a questi si aggiunge un ulteriore 12% che pur avendo fatto compere ha ammesso che ne ha fatte molto meno di quanto avrebbe dovuto. Le ragioni ricadono quasi alla pari tra crisi economica e insofferenza alle regole. Infatti per il 49% il comportamento è stato influenzato dalla volontà a non spendere o a risparmiare mentre un ulteriore 47% dice di essere stato condizionato dalle eccessive regole da rispettare per entrare in un negozio. Se si analizza la propensione ad andare in ristoranti e pizzerie le cose non cambiano di molto.

Il 40% degli italiani ha sentito l’esigenza di trascorrere una serata a cena ma solo il 5% l’ha concretizzata in questi primi giorni della fase 3. Tra chi invece ha desistito ha prevalso anche in questo caso in egual misura la difficoltà economica ed il fastidio per le regole a cui sottoporsi. A metà giugno riapriranno i cinema ed i teatri ma la resistenza a sedersi in platea è molto elevata. Solo il 3% prende in considerazione di poter acquistare un biglietto, l’82% è già certo che non lo farà. La ripresa economica sarà dunque un obiettivo lontano da raggiungere.

Data di realizzazione del sondaggio: 5-6/06/2020. Committente: QUOTIDIANO NAZIONALE. Campione: Panel Omnibus rappresentativo della popolazione italiana. Tecnica di somministrazione delle interviste: Cawi. Consistenza numerica del campione Mille. Rispondenti (in%) 95%