L'impatto Coronavirus sui consumi
L'impatto Coronavirus sui consumi

Roma, 4 aprile 2020 - Liquidità, liquidità, liquidità. Veloce, automatica e garantita dallo Stato. È questa la chiave per salvare l’economia del Paese e assicurare la futura riapertura. È netto Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, nell’indicare la priorità del sistema produttivo e dei servizi. "Già prima dell’emergenza Covid-19 – spiega – per quasi un’impresa su due l’accesso al credito era difficile, direi col contagocce. Oggi la situazione è così grave da mettere la liquidità come assoluta priorità per la sopravvivenza di aziende, professionisti e lavoratori autonomi paralizzati dal lockdown".

Qual è lo strumento per raggiungere questo risultato?
"Serve una batteria di strumenti, bisogna assicurare un nuovo accesso al credito veloce e ’automatico’, cioè totalmente assistito da garanzia dello Stato e commisurato ai fatturati del 2019. Così si potrebbe superare la fase di emergenza e preservare la continuità aziendale fino alla ’riapertura’ del Paese".

Il governo ha preannunciato misure che vanno in questa direzione.
"Il governo sta mettendo a punto un importante intervento per l’attivazione di garanzie alle imprese. Occorre potenziare e valorizzare ruolo e azione di tutti i soggetti in campo: Cdp, Fondo centrale di garanzia, consorzi fidi. Serve un ponte creditizio per fare fronte all’emergenza liquidità".

Un ponte per tutte le imprese e i lavoratori autonomi?
"Sì. È un ponte che serve alle imprese micro e piccole, così come a quelle medie e grandi. Per ricostruire servirà l’impegno comune di tutte le energie imprenditoriali del nostro Paese".

Quali sono i vostri conti e le vostre previsioni?
"Le stime del nostro Ufficio studi, per quanto prudenziali, sono drammatiche, col rischio di perdere, nel 2020, oltre 50 miliardi di consumi se l’emergenza dovesse proseguire oltre l’estate".

Quali i settori più colpiti?
"Ci sono intere filiere che in questi due mesi hanno azzerato i fatturati: gran parte del mondo del commercio, il turismo e l’ospitalità – inclusi tour operator e agenzie di viaggio – che tra marzo e maggio perderà circa 90 milioni di presenze. E la ristorazione e i pubblici esercizi che, in caso di lockdown fino a metà maggio, rischiano di perdere quasi 21 miliardi. Senza dimenticare il sistema dei trasporti e dell’automotive e il comparto culturale e ricreativo".

Il commercio è un asse strategico per fronteggiare l’emergenza, a partire dall’alimentare...
"Tutto il commercio sta facendo la sua parte. Da un lato, ci sono le imprese della distribuzione alimentare, dei trasporti e della logistica che, tra mille difficoltà, continuano ad assicurare la spesa alle famiglie e ad erogare servizi essenziali. Dall’altro, ci sono tantissime imprese che, nel rispetto delle regole sanitarie, hanno dovuto chiudere l’attività: negozi di abbigliamento, bar, ristoranti e altre tipologie. Una straordinaria rete imprenditoriale che, una volta superata l’emergenza, rischia di non avere più le energie per riaprire. Ecco perché è vitale che venga assicurata la liquidità alle imprese paralizzate dall’emergenza".