Il presidente dell'Argentina, Mauricio Macri (Ansa)
Il presidente dell'Argentina, Mauricio Macri (Ansa)

Milano, 12 agosto 2019 - In una giornata poco mossa per i listini europei, tiene banco la pesantissima crisi della Borsa argentina. La dura sconfitta del presidente Mauricio Macri nelle primarie in vista delle elezioni del prossimo 27 ottobre ha fatto letteralmente tracollare Buenos Aires: lo S&P Merval Index è arrivato a perdere il 48% in quello che è il secondo maggiore calo a livello mondiale negli ultimi 70 anni. L'indice ha poi chiuso in calo del 37,93%. Solo la borsa dello Sri Lanka, riporta l'agenzia Bloomberg, ha fatto peggio nel giugno 1989 arrivando a perdere il 60%. Crollato anche il cambio peso contro dollaro, che ha chiuso a 57,30 con un calo del 18,76%. Così la Banca centrale argentina è intervenuta alzando i tassi di interesse al 74%, con un aumento di oltre 10 punti percentuali rispetto a venderdì scorso.

Borsa Italiana oggi

Seduta incolore per le Borse europee. Il Ftse Mib ha chiuso in calo dello 0,3%, quando il Dax30 a Francoforte ha perso lo 0,12% e il Cac40 a Parigi lo 0,33%. Il tentativo di rimbalzo in avvio di contrattazioni è stata una fiammata di breve durata e già prima della metà mattina gli indici del Vecchio Continente hanno invertito la rotta per poi restare deboli per quasi tutta la prima seduta della settimana.

Restano alte le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, con il presidente degli Usa, Donald Trump, che venerdì scorso ha dichiarato che il suo Paese non è ancora pronto a una intesa con Pechino. Ma la vera novità della giornata è che i mercati hanno iniziato a guardare con preoccupazione alle proteste a Hong Kong, che oggi hanno portato alla cancellazione di tutti i voli dalla regione amministrativa speciale della Cina.

Alle tensioni in Asia si sono aggiunti forti segnali di incertezza dall'Argentina. Della situazione hanno risentito alcuni titoli italiani molto esposti nell'area, in particolare Tenaris, Saipem e Salini-Impregilo.

Spread

Intanto, lo spread tra BTp e il decennale tedesco ha chiuso a 234, dopo essere salito in area 240 punti base. I bancari hanno mostrato un andamento volatile per poi chiudere per lo piu' in terreno negativo. In controtendenza Campari e titoli considerati difensivi come Poste Italiane e Italgas. Sul fronte dei cambi, la moneta unica passa di mano a 1,1222 dollari (1,1186 in avvio e 1,1215 venerdi' sera), e 118,18 yen (118,08 e 118,30) con il biglietto verde a 105,31 yen (105,40 e 105,69). La divisa giapponese resta forte nei confronti delle principali valute grazie alla sua caratteristica 'difensiva'. Il contratto sul petrolio Wti consegna Settembre, infine, scende dello 0,2% a 54,38 dollari al barile.

Borse asiatiche

Contrastati i listini asiatici, sempre condizionati dalle tensione sui dazi Usa-Cina. Con Tokyo chiusa per festività, Shanghai guadagna lo 1,45%, mentre Hong Kong - dove in piazza infuriano gli scontri tra dimostranti e polizia - chiude in lieve negativo a -0,44%. Sulla piazza cinese, nell'occhio del ciclone le azioni della compagnia aerea Chatay Pacific, dopo che le autorità di Pechino hanno minacciato sanzioni, accusando alcuni piloti del vettore di sostenere le proteste a Hong Kong. 

Il Ceo di Goldman Sachs 

Il Ceo di Goldman Sachs, David Solomon, esclude che quanto sta succedendo attualmente possa essere paragonato all'agosto del 2007, prima dello scoppio della peggiore crisi dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso. Eppure l'economia potrebbe deragliare a causa di una guerra commerciale. In una intervista a Cnn, il banchiere ha dichiarato: "Non penso che in questo momento ci sia una imminente crisi economica ma le cose potrebbero cambiare". Solomon ha tuttavia riconosciuto il rallentamento in corso dell'economia statunitense ma comunque "l'economia sottostante sta andando bene. Le probabilità di una recessione nel breve termine sono relativamente basse ma quanto succede sul fronte dei dazi va monitorato". Al momento, ha spiegato, "l'impatto reale dei dazi è stato contenuto ma bisognerà stare attenti. Queste sono cose che possono cambiare la fiducia e la fiducia può rallentare l'attività economica". Dicendo di non essere un amante dei dazi ma riconoscendo il bisogno di riequilibrare la relazione economica tra Usa e Cina, Solomon ha poi spiegato di "non vedere" un parallelismo tra la situazione attuale e quella del 2008.