di Andrea Telara

Si chiamano Non Performing Loan (Npl) e sono i crediti deteriorati o in sofferenza che spesso le banche vantano verso debitori in difficoltà, ovvero che non riescono a onorare i propri impegni. A differenza che in passato, oggi la gestione degli npl rappresenta un’attività ben strutturata, attorno alla quale si è sviluppato un business molto articolato. Lo sa bene Banca Ifis, istituto quotato in Borsa che ha circa 1.800 dipendenti ed è specializzato principalmente in due tipi di attività. Il primo è rappresentato dai servizi e dalle soluzioni di credito alle imprese, in particolare quelle piccole e medie. Il secondo importante ramo di attività di Banca Ifis è proprio l’acquisizione e la gestione di Npl, cioè di portafogli di crediti deteriorati.

Oggi molti istituti bancari hanno infatti la necessità di alleggerire i propri bilanci dal peso degli npl e per questo li cedono a operatori specializzati, che sanno gestirli meglio e recuperarli, dopo averli acquisiti ovviamente a valori inferiori rispetto a quelli del credito originario. Tali cessioni possono avvenire tramite transazioni dirette oppure con operazioni di cartolarizzazione: in altre parole, i prestiti ceduti sono "impacchettati" e trasformati in titoli negoziabili sul mercato. In questa "filiera" si inserisce l’attività di alcuni player come Banca Ifis che, da inizio anno, ha acquistato 11 portafogli di npl per circa 1,3 miliardi di euro di valore nominale.

L’istituto ha concluso, solo nel mese di luglio, due importanti operazioni di acquisto di crediti in sofferenza da UniCredit. Nel dettaglio, con la prima operazione la banca ha rilevato dalla controparte 335 milioni di euro di Npl. Con l’ultimo deal, Banca Ifis ha acquisito invece altri 840 milioni in valore nominale (in cordata con Gaia Spv, un veicolo di cartolarizzazione gestito da Guber Banca e finanziato dalla stessa Guber con la britannica Barclays Bank). Nello specifico, dell’intero portafoglio di crediti deteriorati ceduti, Banca Ifis ha rilevato un valore nominale complessivo di circa 486 milioni di euro rappresentato da non performing loan vantati verso più di 8.200 debitori, mentre Gaia ha rilevato la restante porzione, per un valore nominale complessivo di 354 milioni di euro. Queste operazioni sono coerenti con la strategia di Banca Ifis che vuole essere la controparte di riferimento per l’acquisto di portafogli di Npl nelle diverse fasi del ciclo economico, con la capacità di eseguire transazioni di importo molto rilevante direttamente o in partnership con altri primari operatori del mercato.

La banca sta attualmente partecipando a 15 processi di cessione per un controvalore nominale attorno a 1,9 miliardi. Gli acquisti di npl realizzati in questi mesi, secondo la view della banca, offriranno un buon contributo alla redditività del gruppo nei prossimi due anni, grazie a un’attività di recupero che viene definita dall’istituto veneto "proattiva e diversificata". Banca Ifis fa sapere che i prezzi di acquisto sono in linea con le aspettative e il possibile slittamento delle tempistiche di recupero, legato a un acuirsi della crisi economica, "dovrebbe essere mitigato dal fatto che Banca Ifis è in grado di offrire ai propri debitori piani di rientro sostenibili con durata media di circa 7 anni". "Anche in questo periodo abbiamo continuato ad investire nel mercato dei non performing loan partecipando attivamente ai processi di cessione di crediti npl e rafforzando l’attività di recupero stragiudiziale al fine di minimizzare l’impatto di dilazione derivante dalla temporanea chiusura dei tribunali", spiega Luciano Colombini (nella foto), amministratore delegato di Banca Ifis che aggiunge: "il contesto di mercato non è semplice ma, grazie alla diversificazione del portafoglio proprietario e all’esperienza maturata, stiamo registrando performance di recupero più che soddisfacenti".