di Elena Comelli Schiarita nella trattativa fra Cdp e Atlantia per Autostrade, da cui è imminente l’uscita della famiglia Benetton, sulla base di una valutazione di Aspi di 11 miliardi. Il punto di arrivo, come era stato concordato in luglio, prevede che Edizione, attraverso la sua controllata (al 30%) Atlantia, si sganci da Aspi, titolare della concessione su Autostrade, e questa trovi una nuova sistemazione, con l’ingresso con una quota...

di Elena Comelli

Schiarita nella trattativa fra Cdp e Atlantia per Autostrade, da cui è imminente l’uscita della famiglia Benetton, sulla base di una valutazione di Aspi di 11 miliardi. Il punto di arrivo, come era stato concordato in luglio, prevede che Edizione, attraverso la sua controllata (al 30%) Atlantia, si sganci da Aspi, titolare della concessione su Autostrade, e questa trovi una nuova sistemazione, con l’ingresso con una quota importante di Cdp. Il percorso che si profila è in due tappe, con lo scorporo del 70% di Aspi da Atlantia e la creazione di una nuova società quotata, che potrebbe lanciare un aumento di capitale da 6 miliardi per far entrare Cdp e altri investitori. Con i soldi raccolti, la newco potrebbe abbattere il debito e ricomprarsi il 18% di Aspi che sarebbe rimasto in mano ad Atlantia. La soluzione sarà esaminata oggi in un cda straordinario di Atlantia, che ieri ha messo a segno in Borsa un balzo a due cifre (+16%). Sempre oggi, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri riferirà sul dossier in Parlamento.

Questa potrebbe essere una soluzione meno invisa ai fondi che partecipano in Aspi al 12% (Allianz e Silk Road). Alcuni investitori esteri che si ritrovano nella partita (come il fondo Tci, che ha investito su Atlantia) hanno chiesto l’intervento della Commissione europea, denunciando l’attivismo del governo sul dossier e la scelta di abbattere il maxi indennizzo in caso di revoca con un tratto di penna del Milleproroghe, fattore che ha reso la società non più bancabile. Anche il faro europeo, dunque, è da tenere presente nello sviluppo della vicenda.

Quella che invece è più remota, ma che comunque i Benetton vogliono tenere come schema di riserva, è la vendita da parte di Atlantia dell′88% di Autostrade sul mercato. Il risultato sarebbe lo stesso perché i Benetton comunque venderebbero la quota di controllo, ma quello a cui punta l’esecutivo è l’ingresso della mano pubblica a prezzo di sconto. Certo la Cassa potrebbe partecipare all’asta, ma comprare l′88% di Autostrade (al netto del fatto che il suo valore deve essere ancora fissato) sarebbe un salasso e un azzardo. In ogni caso Atlantia, al cda di oggi, farà probabilmente passare il doppio binario, mantenendo vive le due vie d’uscita.