In alto a destra, Alessandro Ramazza, presidente dell’associazione delle Agenzie per il Lavoro
In alto a destra, Alessandro Ramazza, presidente dell’associazione delle Agenzie per il Lavoro

di Claudia Marin

In un anno ricevono milioni di candidature. Nel 2019 oltre 800mila persone hanno avuto un contratto di lavoro dipendente rivolgendosi ai loro uffici. Sono le Agenzie per il Lavoro, attori capaci di intercettare in anticipo gli andamenti per settori di attività e per profili professionali. Alessandro Ramazza è il presidente di Assolavoro, l’associazione delle Agenzie per il Lavoro.

Presidente, qual è lo scenario del mercato del lavoro al tempo della ‘convivenza’ con il Coronavirus che emerge dal vostro Osservatorio privilegiato?

"Ci sono settori che hanno ripreso e altri, come il farmaceutico, il parafarmaceutico o il digitale, che hanno avuto addirittura slanci inattesi, ma la situazione complessiva resta preoccupante. Teniamo conto che il governo, prorogando ammortizzatori e blocco dei licenziamenti, ha in qualche modo anestetizzato gli effetti più pesanti. E tuttavia si tratta di provvedimenti che possono valere solo per un tempo limitato. Occorre guardare più lontano, verso un orizzonte più lungo".

Quali priorità dovrebbero essere indicate nell’agenda del governo?

"La prima questione riguarda la prospettiva. La tattica non basta più, è tempo di strategie. I sussidi sono utili, a volte indispensabili per garantire la sopravvivenza, ora, però, ci vuole un piano robusto che punti su tre perni fondamentali. Il primo è l’istruzione e la formazione. Come ha recentemente sottolineato anche Mario Draghi, solo puntando fortemente sui giovani possiamo guardare con fiducia al futuro. Non si tratta di uno slogan, ma di un obiettivo perseguibile con iniziative concrete. Una su tutte: basta formazione non finalizzata. Chi prende fondi pubblici per fare formazione deve dimostrare che poi una percentuale rilevante degli allievi ha trovato un lavoro. Altrimenti non partecipa ad altri bandi".

Quali sono gli altri due perni?

"Uno riguarda il digitale inteso in senso lato. Se ne parla tanto, ma resta che su 11mila aree industriali solo 3mila hanno la fibra ottica. E poi manca un approccio sistemico: ci sono diverse eccellenze distribuite a macchia di leopardo sul territorio, ma non un piano complessivo. Le competenze non possono che passare per percorsi che hanno a che fare con il digitale, che si tratti di aggiornamento professionale dell’addetto alla verniciatura dei mobili o dell’ingegnere aerospaziale. E questo richiama, da un’altra prospettiva, il tema della formazione e delle politiche attive".

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha insistito sul ruolo centrale delle Agenzie per il Lavoro nelle politiche attive. A che punto siamo?

"Il presidente di Confindustria ha messo in evidenza, con toni e contenuti condivisibili, quali sono le questioni da affrontare, comprese le politiche attive. Il governo, su questo fronte, dice di voler riformare gli ammortizzatori, ma viene da chiedersi come intende farlo, se non ascolta imprese, sindacati e Agenzie per il Lavoro".

Voi che cosa proponete?

"Noi abbiamo un sistema rodato che favorisce l’impiego e il reimpiego delle persone attraverso percorsi di ‘accompagnamento’, garanzia di reddito anche per alcune fasi di non lavoro, e soprattutto formazione finalizzata. L’auspicio è che vi sia un percorso di leale collaborazione tra istituzioni centrali e regionali e che più in generale si esca dai formalismi per guardare al mondo del lavoro con lenti adatte. Metà dei contratti di lavoro a tempo indeterminato non durano oltre tre anni. È evidente che la difesa del ‘posto’ non salva più nessuno, ma vanno invece rese le persone capaci di avere un grado di occupabilità più alto, così da poter trovare, ove occorra oppure ove il singolo lo ricerchi, un nuovo lavoro, magari con maggiori soddisfazioni. Su questo le Agenzie lavorano da sempre e in un anno formano oltre 270mila persone. La metà poi accede a un lavoro".

Ma il governo non vi ha chiamati per questa missione?

"Non specificamente. Quando siamo stati convocati in audizione su altri temi abbiamo ribadito la disponibilità del sistema delle Agenzie per il Lavoro ad avere un ruolo attivo. Siamo una risorsa per il sistema Paese e possiamo fare la nostra parte per affrontare il tema delle transizioni da un posto di lavoro a un altro, oltre che per favorire il migliore incrocio tra domanda e offerta di lavoro. In tutti i Paesi europei questo è riconosciuto sostanzialmente da tutti. In Italia ci sono alcuni esponenti del governo che sembrano mantenere un atteggiamento aprioristicamente contrario".